Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16988 del 14/12/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16988 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DI PIETRO SALVATORE nato il 06/01/1965 a VITTORIA
avverso la sentenza del 24/11/2016 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EMILIA ANNA GIORDANO;

Data Udienza: 14/12/2017

FATTO E DIRITTO

1. È impugnata la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di appello di Catania ha
rideterminato in mesi dieci di reclusione ed euro duemila di multa la pena inflitta a Salvatore Di
Pietro per il reato previsto dall’articolo 73, comma 5, d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309.

2. L’imputato denuncia vizio di violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla
dedotta destinazione allo spaccio dello stupefacente detenuto, alla determinazione della pena base ed
alla mancata applicazione delle circostanze di cui all’art. 62 bis cod. pen..

da questa Corte apprezzando la rilevanza del dato quantitativo e le modalità del fatto come elementi
indiziari della destinazione della droga anche alla cessione a terzi ( cfr. Sez. 6, n. 11025

del

06/03/2013, De Rosa, Rv. 255726) valorizzando, oltre al quantitativo di droga detenuto anche la
disponibilità di materiale atto al confezionamento e di un bilancino di precisione e la mancata
documentazione del solo dedotto stato di tossicodipendenza.

4.AI cospetto di tale motivazione, che non è manifestamente illogica e che valorizza una serie di
convergenti indizi, il ricorrente oppone una sua diversa ricostruzione che introduce censure di merito
non consentite nel giudizio di legittimità e riproducenti quelle sollevate dinanzi alla Corte di merito
che le ha puntualmente disattese alla stregua della enunciata illustrazione degli elementi di fatto
relativi alla quantità dei singoli stupefacenti, del principio attivo in esse contenute e della
individuazione della dosi medi singole ricavabili.

5. Analoga sorte va riservata ai motivi che attaccano la determinazione della pena e la mancata
applicazione delle circostanze innominate, in presenza di adeguata e congrua motivazione sulla
gravità del fatto ed il negativo giudizio sulla personalità del ricorrente posto a fondamento della
sentenza impugnata.

6.All’inammissibilità dell’impugnazione segue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende, che si considera conforme a
giustizia fissare in euro 3.000,00 (tremila), considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso
sia stato presentato senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità ( cfr.
art. 616 cod. proc. pen. e sentenza Corte costituzionale del 13 giugno 2000, n. 186).

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
al versamento della somma di 3.000,00 euro alla cassa delle ammende.
Così deciso il g. 14 dicembre 2017

3.1 motivi di ricorso sono manifestamente infondati, in quanto la sentenza impugnata,
richiamando la motivazione della sentenza di primo grado, ha fatto buon governo dei principi dettati

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