Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16926 del 24/01/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 16926 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: FIORDALISI DOMENICO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CAMMARATA GIUSEPPE nato il 02/08/1977 a SAN CATALDO

avverso l’ordinanza del 10/03/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere DOMENICO FIORDALISI;
lette/sentite le conclusioni del PG

Data Udienza: 24/01/2018

Il Procuratore generale Felicetta Marinelli chiede il rigetto del ricorso

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Cammarata Giuseppe ricorre avverso l’ordinanza del Tribunale di
sorveglianza di Roma del 10/03/2017, con la quale è stato rigettato il suo reclamo
avverso il provvedimento del Magistrato di sorveglianza di Viterbo che, a sua volta,
aveva rigettato il reclamo avverso la determinazione del Dipartimento

detenuti in regime di 41 bis Ord. pen., durante il colloquio visivo mensile, è limitato
a dieci minuti il tempo di permanenza, senza vetro divisorio, dei minori di anni 12,
in compagnia del padre o nonno del detenuto. Il ricorrente deduce la violazione di
legge, in relazione alla normativa costituzionale (artt. 2, 29, 30 e 31 Cost.) e
sovranazionale (art. 8 CEDU).
Come correttamente argomenta il Procuratore generaWla propria richiesta di
rigetto del ricorso, la giurisprudenza di questa Corte, che il Collegio condivide (Sez.
1 n. 39966 del 11/06/2014 Rv. 260357), ritiene che a proposito del divieto di
assistere da parte di altri familiari adulti ai colloqui con minori degli anni 12, nel
caso di detenuti sottoposti al regime differenziato di cui all’art. 41 bis Ord. pen., il
detenuto è titolare di un interesse legittimo all’estensione delle condizioni valide
nel caso di colloqui di detenuti non sottoposti al sopra indicato regime
differenziato. Non viene leso quindi alcun diritto soggettivo del detenuto, dal
momento che le stesse condizioni non ostacolano l’effettuazione dell’incontro, le
comunicazioni verbali e le manifestazioni affettive, consentite anche mediante
contatto fisico diretto.
Pertanto è salvaguardata la stabilità del legame e la relazione parentale.
Il Collegio infatti ritiene (così come ha fatto il Tribunale di sorveglianza) che
la giurisprudenza di questa Corte (formatasi nel 2014 sulla pretesa di effettuare il
colloquio senza vetro divisorio) sia estensibile nelle argomentazioni al caso oggetto
di esame.
L’insussistenza di una posizione di diritto soggettivo del detenuto deriva
dall’insindacabilità delle determinazioni adottate dall’Amministrazione
Penitenziaria nell’esercizio dei poteri discrezionali, funzionali alla tutela delle
esigenze di sicurezza e ordine interno dell’istituto di pena, che assumono un rilievo
valutativo ancor più rilevante laddove le pretese azionate dal detenuto riguardino
soggetti sottoposti al regime detentivo speciale di cui all’art. 41 bis Ord. pen.
Per queste ragioni, il ricorso proposto da Cammarata Giuseppe deve essere
rigettato, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

2

dell’Amministrazione Penitenziaria, con la quale era stato stabilito che per i

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Giomenico Fiorda)(si

Francesco Bonito
(

\l –

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi

Roma , n 11 6 APR. 2018

Così deciso il 24/01/2018.

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