Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16880 del 04/07/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 16880 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: ESPOSITO ALDO

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
FTONI ROLAND, n. il 06/07/1988;
FTONI BLERTMIR, n. il 27/08/1990;
avverso la sentenza n. 1082/2015 della Corte di appello di Perugia del
12/02/2016;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere dott. Aldo Esposito;
udite le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Giovanni Di
Leo, che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
udite le conclusioni dell’avv. Andrea Giordano per Ftoni Roland, dell’avv. Paolo
Pesciarelli per Ftoni Blertmir e dell’avv. Luca Gentili per entrambi gli imputati, che
hanno chiesto l’accoglimento dei ricorsi proposti dagli imputati.

Data Udienza: 04/07/2017

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RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 12/02/2016 la Corte di appello di Perugia ha confermato la
sentenza del G.I.P. del Tribunale di Terni del 24/03/2015, con la quale Ftoni Roland
e Ftoni Blertmir erano stati condannati alla pena di anni otto di reclusione ciascuno
in ordine al reato di cui agli artt. 110, 56, 577, commi primo e terzo, cod. pen.
(tentato omicidio premeditato in danno di Alban Nikollaj- in Terni il 07/07/2014)

2. Dalla ricostruzione della vicenda effettuata nella sentenza di primo grado emergeva che nella notte tra il 06/07/2014 e il 07/07/2014, lungo via del Castello via Tre Archi, Nikollaj Alban era stato attinto da due colpi di arma da fuoco al fianco
destro del torace, per cui era successivamente ricoverato per dieci giorni nel reparto di rianimazione di un presidio ospedaliero e sottoposto ad intervento chirurgico.
Le indagini si indirizzavano nei confronti dei fratelli Ftoni, perché Kola Alban, amico della vittima, aveva riferito come la sera prima, casualmente era passato nel
luogo dell’agguato ed aveva visto transitare il Nikollaj in direzione della sua autovettura in compagnia di Dodaj Everest; aveva riconosciuto, seppur travisato dal
passamontagna, il connazionale Ftoni Blertmir, che aveva sparato all’indirizzo
dell’amico, mentre al suo fianco, non armato, v’era Ftoni Roland. Inoltre, il Kola sosteneva di essere il vero obiettivo e che al suo posto era stato attinto il Nikollaj per
errore di persona.
Sebbene inizialmente àvesse reso dichiarazioni di tenore diverso, Kola Alban era
ritenuto attendibile, perché aveva riferito circostanze conoscibili solo da un soggetto
presente all’aggressione, quali il luogo della vicenda, la presenza del Dodaj e
dell’auto di Nikollaj Alban nonché la descrizione dell’arma.
Oltre alle dichiarazioni del Kola emergevano ulteriori elementi a carico degli imputati desumibili dalle immagini delle telecamere della zona, che mostravano
nell’arco di circa venti minuti un uomo impegnato nella consegna di un oggetto nero
ad altri due soggetti e, successivamente, lo stesso in possesso di un fucile; inoltre,
le fattezze dei Ftoni corrispondevano a quelle di due uomini e i due abitavano in
uno dei sei appartamenti dell’edificio, dove erano stati notati i predetti.
Peraltro, Stoica Gerogeta Marina, compagna di Ftoni Blertmir, riferiva che quella
sera aveva notato l’assenza dello stesso dal suo letto e che lo aveva visto rientrare
in compagniva del fratello; la donna ricordava l’agguato di mesi prima, a mezzo di
colpi d’arma da fuoco, nei confronti di Cacaj Ilir, cugino dei Ftoni; si accertava che
era stata utilizzata una pistola in possesso di Kola Alban, a conferma della presunta
indicazione di quest’ultimo come vero obiettivo dell’agguato.

nonché al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili.

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Dall’esame delle conversazioni intercettate poi si desumevano gli inviti degli interlocutori ai Ftoni di non ammettere nulla della vicenda criminosa, i tentativi di rimediare alle dichiarazioni della Stoica e l’invito del padre dei Ftoni a due emissari a
scopo conciliativo.

3. Nella sentenza di secondo grado si è evidenziato che il teste Kola Alban aveva
visto direttamente la scena del delitto ed indicato i Ftoni come autori del delitto, il

e collegati all’amico Nikollaj, come evincibile dalla circostanza che il Ftoni aveva da
poco testimoniato contro di lui al tentato omicidio di Cacaj Ilir. I due erano visti uscire dal portone di un palazzo a viso scoperto e, evidentemente, si sarebbero travisati il volto successivamente, in prossimità del luogo dell’agguato, non potendo
attirare l’attenzione.
La ricostruzione del fatto operata dal Kola era avvalorata dalle indicazioni dei testi Baku Denis e Kollezi Fatos.
In ordine all’aggravante della premeditazione, occorre rilevare che il Kola aveva
collegato la vicenda criminosa al ferimento del Nikollaj, avvenuto molto tempo prima; per vendicare tale episodio, occorreva procurarsi un’arma e approfittare di una
favorevole occasione.
Lo stretto legame tra gli episodi derivava anche dall’avvicinamento del padre del
Nikollaj da parte di un emissario dei fratelli Ftoni, per tentare di accomodare la contesa, occasione in cui il primo manifestava la propria disponibilità solo in caso di
completa guarigione del figlio. Dalle conversazioni intercettate emergeva che il Nikollaj transitava spesso presso l’abitazione degli Ftoni, situazione evidentemente
sfruttata dai due fratelli per progettare l’agguato. Un terzo uomo, peraltro, aveva
consegnato il fucile agli Ftoni e, logicamente, lo aveva occultato dopo la commissione del fatto, circostanza indicativa di un’iniziativa non estemporanea.

4. Ftoni Roland e Ftoni Blertmir, a mezzo del proprio difensore, mediante unico
atto, propongono ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello,
sulla base dei motivi di ricorso di seguito riportati.
4.1. Vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza della prova del fatto e, in particolare, alla valutazione della testimonianza di Kola Alban.
Si evidenzia che la sentenza impugnata si è limitata ad indicare circostanze ambigue ed un movente.
Gli elementi indicativi dell’assenza di responsabilità dei Ftoni evidenziati sono i
seguenti: a) l’inattendibilità del Kola, desumibile dalla dichiarazione della convivente della sua presenza a casa la notte del fatto e dalla ritrattazione dello stesso; b)
l’inesistenza di elementi in comune tra quelli notati dai testimoni e quelli emergenti

Blertmir autore degli spari e al suo fianco, armato, Roland, soggetti da lui conosciuti

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dalle riprese della telecamera; c) l’omessa spiegazione delle ragioni per ritenere il
sacco nero rinvenuto a casa dei Ftoni come quello utilizzato per la custodia
dell’arma o per dedurre che gli abiti fossero i medesimi di quelli adoperati dagli aggressori.
4.2. Violazione di legge in relazione all’art. 577 cod. pen., per insussistenza
dell’aggravante della premeditazione.
Si deduce che la predisposizione dell’attività preparatoria del delitto entro un

persistenza di un intento lesivo perseguito dai Ftoni.
4.3. Vizio di motivazione in riferimento all’art. 62 bis cod. pen., per
l’ingiustificato diniego delle attenuanti generiche.
Si sottolinea la necessità di valutare il contesto di vendette, in cui si svolgeva la
vicenda. Tale omissione determinava la sanzione non tanto di una condotta colpevole bensì di una cultura.
4.4. Nei motivi nuovi la difesa prospetta la violazione dell’art. 268, comma 7,
cod. proc. pen., per omessa trascrizione integrale delle intercettazioni telefoniche e
l’inutilizzabilità dei brogliacci.
Si sottolineano la diversità dell’abbigliamento descritto dal Kola rispetto ai rilievi
fotografici e il mancato rinvenimento di tracce di polvere da sparo sugli indumenti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

I ricorsi sono manifestamente infondati.

1. Il primo motivo di ricorso, con cui si contesta la validità degli elementi probatori acquisiti, è manifestamente infondato.
In linea generale va premesso che, secondo l’orientamento consolidato di questa
Corte, l’impugnazione di legittimità è proponibile soltanto se denuncia la violazione
di specifiche norme di legge, ovvero la mancanza, la contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento gravato, secondo i canoni della
logica e i principi di diritto, ma non anche quando attiene a censure che – benché
formalmente prospettanti una violazione di legge o un vizio di motivazione – mirano
in realtà a sollecitare una diversa ricostruzione dei fatti o una diversa valutazione
degli elementi esaminati dal giudice di merito (Sez. 6, n. 11194 del 08/03/2012,
Lupo, Rv. 252178; Sez. 5, n. 46124 del 08/10/2008, Pagliaro, Rv. 241997).
Alla Corte di cassazione spetta soltanto di verificare, in relazione alla peculiare
natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, la congruenza logica e l’adeguatezza della motivazione sul punto (Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013,

breve arco temporale, mediante modalità grossolane, induceva a dubitare della

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Tiana, Rv. 255460), senza alcun potere di revisionare le circostanze fattuali della
vicenda.
Nel caso di specie, il ricorso, benché formalmente diretto a denunciare l’illogicità
della motivazione dell’ordinanza impugnata in ordine alla ritenuta sussistenza degli
elementi a carico dell’indagato, si esaurisce in realtà in una contestazione, nel merito, della valutazione delle vicende fattuali e delle risultanze degli accertamenti che
la Corte di appello giudicava idonei a confermare la gravità del compendio probato-

Le censure – più che criticare la congruità e la consequenzialità logica delle argomentazioni del provvedimento gravato – si pongono in diretto confronto col materiale documentale, di cui il ricorrente propone una lettura alternativa e sollecita
un diverso apprezzamento in punto di fatto, secondo lo schema tipico di un gravame di merito, che esula completamente dalle funzioni dello scrutinio di legittimità.
In particolare, la difesa si limita principalmente a prospettare rilievi tendenti a
dimostrare la scarsa valenza di singoli temi affrontati nella sentenza impugnata e
non si confronta con la motivazione del provvedimento impugnato, che svolgeva
un’adeguata valutazione complessiva del quadro probatorio.
La Corte territoriale ha logicamente rappresentato le ragioni dell’attendibilità del
teste oculare Kola Alban, che si fondano principalmente sull’indicazione di dati della
vicenda conoscibili solo da una persona effettivamente presente sul posto.
Il quadro probatorio è stato completato con le risultanze delle telecamere della
zona, con le indicazioni della teste Stoica Gerogeta Marina, compagna di Ftoni Blertmir, circa l’assenza del compagno quella sera nel letto e il successivo rientro in casa in compagnia del fratello e con le risultanze delle intercettazioni, attestanti gli inviti rivolti agli Ftoni di non parlare di quanto accaduto la sera del fatto e gli approcci
del padre degli Ftoni coi familiari della vittima a scopo conciliativo.

2. Anche il secondo motivo di ricorso, con cui si chiede l’esclusione
dell’aggravante della premeditazione è manifestamente infondato.
Va premesso che elementi costitutivi della circostanza aggravante della premeditazione sono un apprezzabile intervallo temporale tra l’insorgenza del proposito
criminoso e l’attuazione di esso, tale da consentire una ponderata riflessione circa
l’opportunità del recesso (elemento di natura cronologica) e la ferma risoluzione
criminosa perdurante senza soluzioni di continuità nell’animo dell’agente fino alla
commissione del crimine (elemento di natura ideologica), dovendosi escludere la
suddetta aggravante solo quando l’occasionalità del momento di consumazione del
reato ap-paia preponderante, tale cioè da neutralizzare la sintomaticità della causale e della scelta del tempo, del luogo e dei mezzi di esecuzione del reato (Sez. 5, n.

rio a carico di Ftoni Roland e Ftoni Blertmir.

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42576 del 03/06/2015, Procacci, Rv. 265149; Sez. 5, n. 34016 del 09/04/2013, F.,
Rv. 256528).
Ciò posto, la Corte territoriale ha svolto un’accurata ricostruzione del movente
del delitto, delle rivalità tra i diversi gruppi etnici, degli elementi di ricollegabilità alla persona di Kola Alban dell’attentato a danno di Cacaj Ilir e delle attività preparatorie all’azione, circostanze tutte indicative di un’iniziativa criminosa non estemporanea.

legittimità, e, nel collegare espressamente la vicenda ad una vendetta tra gruppi rivali, implicitamente fa riferimento ad un delitto programmato a scopo di replica.

3. Il terzo motivo di ricorso, con cui si censura il diniego delle circostanze attenuanti generiche, è manifestamente infondato.
Va evidenziato che, nel concedere o negare le attenuanti generiche, il giudice di
merito è investito di un ampio potere discrezionale, che non è sottratto al controllo
di legittimità, dovendo il giudice medesimo dare conto delle precise ragioni e dei
criteri utilizzati per la concessione o il rifiuto di concessione, con l’indicazione degli
elementi reputati decisivi nella scelta compiuta, senza che sia, peraltro, necessario
valutare analiticamente tutte le circostanze rilevanti, in positivo o in negativo (Sez.
3, n. 28535 del 19/03/2014, Lule, Rv. 259899; Sez. 1, n. 12496 del 21/09/1999,
Guglielmi, Rv. 214570).
Tanto premesso, la Corte territoriale non ha concesso le circostanze attenuanti
generiche per la gravità del fatto, per l’utilizzazione di un’arma micidiale, per il grave danno permanente causato alla vittima e per l’intensità del dolo.
I ricorrenti si limitano a dolersi dell’omessa valutazione del nesso tra l’episodio
criminoso e la cultura di vendetta tipico dei gruppi contrapposti in questione.
Tale presunta carenza valutativa, tuttavia, è priva di rilievo.
L’appartenenza a gruppi o comunità connotati da peculiari valori e stili di vita,
che siano espressione di un orientamento culturale in contrasto coi beni fondamentali riconosciuti dall’ordinamento costituzionale (nella specie: l’atteggiamento vendicativo) non può certo costituire motivo idoneo alla concessione delle circostanze attenuanti generiche (v., per riferimenti, Sez. 1, n. 11591 del 28/10/2015, dep.
2016, Passalacqua, Rv. 266559).

4. Le censure prospettate coi motivi aggiunti risultano già esaminate nei ricorsi
oppure risultano inammissibili in quanto non collegate ai motivi principali.

5. Per tali ragioni, i ricorsi vanno dichiarati inammissibili con conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e – non ricorrendo ragioni

La difesa circoscrive la propria critica a censure in fatto, non deducibili in sede di

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di esonero – al versamento della somma di euro duemila ciascuno in favore della
Cassa delle ammende.

P. Q. M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma il 4 luglio 2017.

4

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Ald Espo . to

Francesco Maria Silvio Bonito

1.
OTE SUPREMA DI C ASSAZIONE
P lima Sezione Ppnate
Depositata in

Roma, h

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