Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16862 del 21/02/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 16862 Anno 2018
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: MOGINI STEFANO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
SIGISMONDI GIAMPIERO nato il 22/12/1955 a L’AQUILA;

avverso l’ordinanza del 11/12/2017 del TRIB. LIBERTA’ di L’AQUILA.

Sentita la relazione svolta dal Consigliere STEFANO MOGINI;

sentite le conclusioni del PG MARIELLA DE MASELLIS per l’inammissibilita’ del
ricorso.

Uditi il difensori avv.to CECCHINI Attilio Maria che insiste per l’accoglimento dei
motivi di ricorso e avv.to COLAGRANDE Angelo che si riporta alla memoria già
depositata e insiste per l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 21/02/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Sigismondi Giampiero ricorre per mezzo dei propri difensori di fiducia avverso l’ordinanza
del Tribunale di L’Aquila in data 11/12/2017 che ha rigettato la richiesta di riesame da lui
proposta nei confronti dell’ordinanza del 17/11/2017 con la quale il G.i.p. del medesimo
Tribunale gli aveva applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari per il delitto di
concussione a lui ascritto nella provvisoria imputazione.
Sigismondi è imputato di avere, quale responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di

una variante in corso d’opera relativa a lavori edilizi, che per l’approvazione di tale variante
occorreva “chiudere non un occhio ma due” dietro corresponsione da parte dei committenti di
2000 euro. Sentiti come persone informate sui fatti, il Signor Speranza e la Signora Zugaro
riferivano di essere stati informati dall’Ing. D’Elia della pretesa del Sigismondi e di aver deciso
di non cedervi. L’indomani, tuttavia, la Signora Zugaro ritrattava la propria dichiarazione e
affermava di aver corrisposto all’indagato 2.000 euro.

2. Il ricorrente censura l’ordinanza impugnata deducendo violazione di legge e manifesta
illogicità della motivazione per avere il tribunale del riesame utilizzato ai fini del presente giudizio
cautelare la testimonianza di Zugaro Rita, in spregio della sua condizione di indagata di reato
connesso (false informazioni al pubblico ministero di cui all’art. 371 bis cod. pen. con riferimento
alle dichiarazioni da lei rese al p.m. con le quali aveva in un primo momento negato la dazione
della tangente al Sigismondi). A tal proposito non può infatti essere ritenuto idoneo riscontro il
narrato dell’Ing. D’Elia, che si riferisce esclusivamente alla richiesta di denaro da parte del
Sigismondi, tecnico comunale incaricato dell’istruttoria della variante in corso d’opera relativa ai
lavori edilizi eseguiti dai coniugi Speranza-Zugaro, ma non all’effettiva dazione del denaro
richiesto dal pubblico ufficiale. Del resto, la sospensione – ex art. 371 bis, comma 2, cod. pen. del procedimento penale cui risulta sottoposta la Zugaro, fa sì che la sua condizione di indagata
permanga, con conseguente permanenza della sopra descritta inutilizzabilità delle dichiarazioni
rese dalla Zugaro.

2.1. Con memoria integrativa depositata in data 31/1/2018 il ricorrente ha ulteriormente
illustrato l’originario motivo di ricorso e dedotto la mancanza di motivazione del provvedimento
impugnato, pur a fronte di specifiche doglianze proposte con la richiesta di riesame, in punto di
credibilità intrinseca della chiamata in reità della Zugaro, con conseguente violazione degli artt.
273, comma 1 bis e 192 cod. proc. pen..
Il ricorrente ha quindi ulteriormente dedotto violazione di legge e vizi di motivazione in
ordine all’affermata sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza del reato a lui contestato, in
quanto il Tribunale ha a tal proposito valorizzato le dichiarazioni dell’Ing. D’Elia, che lo stesso
Tribunale ha derubricato a semplice “intuizione”, tali dichiarazioni dovendosi quindi configurare
1

Barisciano, detto all’Ing. Simone D’Elia, incaricato dai coniugi Speranza-Zugaro di presentare

come meri apprezzamenti personali sottoposti al divieto di utilizzazione di cui all’art. 194 cod.
proc. pen.. La valutazione di gravità indiziaria operata dal Tribunale risulta pertanto sprovvista
di qualunque fondamento, per essere basata unicamente sulle dichiarazioni del D’Elia e della
Zugaro, tutte inutilizzabili.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è inammissibile, poiché aspecifico e manifestamente infondato.

non consentita valutazione delle dichiarazioni rese dal D’Elia, ritenute da entrambi i giudici di
merito, con motivazione del tutto congrua e immune da vizi logici e giuridici, non semplici
“intuizioni” ma una precisa richiesta di 2.000 Euro da parte del Sigismondi.
Il Tribunale del riesame giustifica pertanto con completo e congruo percorso argomentativo
le ragioni per le quali le dichiarazioni dei coniugi Speranza-Zugaro – ed in particolare quelle della
Zugaro – debbano ritenersi riscontrate da quelle del D’Elia, ai sensi degli artt. 273, comma 1 bis
e 192, commi 3 e 4 cod. proc. pen., quanto all’attività costrittiva posta in essere dal pubblico
ufficiale mediante la prospettazione di un danno ingiusto (la variante richiesta dai coniugi doveva
in vero essere accolta, come dimostrato da C.T. disposta dal p.m. e non contestato dal
ricorrente), risultando quelle dichiarazioni, nel quadro indiziario descritto (p. 2), nel loro
complesso pienamente utilizzabili e del tutto attendibili.
All’inammissibilità del ricorso conseguono a carico del ricorrente le pronunce di cui all’art.
616 cod proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro duemila in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in data 21 febbraio 2018.

Esso non si confronta con l’ordinanza impugnata e sollecita a questa Corte una diversa e

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