Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16848 del 20/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 16848 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: TRONCI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BEN MOHAMED ALI nato il 07/05/1992 in Palestina
BEN HALIMA ABDELHAMID nato il 25/07/1991 in Marocco
avverso la sentenza del 29/03/2017 della CORTE di APPELLO di GENOVA

udita, in pubblica udienza del 20/03/2018, la relazione svolta dal Consigliere ANDREA
TRONCI;
sentite le conclusioni del PG, in persona del Sostituto Procuratore PAOLO CANEVELLI, che ha
chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
sentito il difensore

RITENUTO IN FATTO

1.

Il comune difensore di fiducia di Mohamed Ali BEN e di Halinna Abdelhannid

BEN ricorre per cassazione, a mezzo di un unico atto, avverso la sentenza
indicata in epigrafe, con cui la Corte d’appello di Genova, in parziale riforma della
pronuncia di primo grado emessa dal g.i.p. del Tribunale di Imperia e per quanto

Data Udienza: 20/03/2018

qui d’interesse, ha ridotto le pene inflitte ai due imputati alla misura di mesi otto
di reclusione ed C 2.000,00 di multa, quanto a Mohamed Ali BEN (alias Kerem
HAMRONY) e di anni uno, mesi due di reclusione ed C 3.000,00 di multa, quanto
a Halima Abdelhamid BEN, così confermandone la declaratoria di colpevolezza in
ordine ai plurimi episodi di violazione dell’art. 73 co. 5 D.P.R. 309/90, tutti
aggravati ai sensi dell’art. 80 co. 1

lett. g)

dell’anzidetto decreto, loro

rispettivamente ascritti.
Due i motivi di doglianza formalizzati dal ricorrente difensore: l’uno avente

ad oggetto la contestata sussistenza dell’aggravante di cui si è appena detto, che
si assume ricorrere “solo nel caso in cui tra il fatto di spaccio di sostanza
stupefacente e la prossimità dell’edificio scolastico sussista un nesso funzionale”,
laddove le cessioni di sostanza stupefacente del tipo hashish di cui trattasi “sono
avvenute al termine delle lezioni scolastiche e ad una significativa distanza
dall’ingresso dell’istituto scolastico”; l’altro concernente la mancata pronuncia
della Corte distrettuale in ordine alla specifica censura a suo tempo formalizzata
in sede di appello, relativa alla mancata concessione del beneficio di cui all’art.
163 cod. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Il ricorso proposto non sfugge ad una doverosa e preliminare valutazione

d’inammissibilità.

2.

Manifestamente infondato e, insieme, non consentito è il primo profilo di

censura, che – come detto – investe la sussistenza della circostanza aggravante
di cui all’art. 80 co. 1 lett. g) d.p.r. 309/90, avente ad oggetto l’offerta o la
cessione di droga – fra l’altro – “all’interno o in prossimità di scuole di ogni
ordine o grado”.
2.1 La logica premessa che presiede alla corretta applicazione dell’aggravante
in questione è che essa risponde alla finalità di apprestare una più forte e
penetrante tutela delle comunità che sono frequentate da soggetti che risultano
potenzialmente più esposti al drammatico e devastante fenomeno della
diffusione delle sostanze stupefacenti, così come indiscutibilmente è per le
comunità scolastiche, in questo caso in ragione della giovane età di coloro che le
frequentano, maggiormente aggredibili dal pericolo droga per via della
personalità ancora in formazione e per la suggestione di cui conseguentemente
possono più facilmente essere vittima: del che costituisce probante conferma la
constatazione che il dato normativa sanziona, con l’aggravamento della pena,
non già la semplice detenzione, bensi l’offerta e la cessione della sostanza.

2.

Tanto premesso, non si richiede affatto che le condotte testé indicate siano
necessariamente poste in essere nei confronti degli appartenenti alle categorie
protette, giacché questi ultimi non sono i soli che frequentano i luoghi elencati
dalla norma incriminatrice e, d’altro canto, per ciò che attiene ai minori, che
rappresentano la quasi totalità degli utenti delle comunità scolastiche, tanto
l’aver determinato o l’essersi avvalso di uno di essi ai fini della commissione del
reato, quanto l’aver consegnato droga a persona minore di età o che comunque
sia alla stessa destinata, costituisce oggetto di specifica e distinta aggravante.

carattere oggettivo che è proprio della circostanza medesima, è semplicemente
che l’offerta o la cessione avvengano — lo si ripete – “all’interno o in prossimità di
scuole di ogni ordine o grado” (cfr. Sez. 4, sent. n. 21884 del 06.04.207, Rv.
270003; adde anche Sez. 6, sent. n. 27458 del 14.02.2017, Rv. 270160).
2.2 I fatti per cui è processo s’inquadrano appieno in seno al paradigma
tratteggiato dalla lettera g) del succitato art. 80 D.P.R. 309/90, atteso che la
sentenza impugnata è esplicita nell’affermare che “i fatti sono documentati ed
anche ammessi dagli imputati come avvenuti nelle vicinanze della scuola
Colombo”, significando altresì essere il dato riconoscibile e comprovato “per il via
vai di studenti”.
A fronte di tanto risulta perciò senza meno integrato il “nesso funzionale”
tra l’attività di spaccio posta in essere dai due imputati e la “prossimità
dell’edificio scolastico”, che il ricorso correttamente enuncia come necessario.
Mentre la pretesa, “significativa distanza dall’ingresso dell’istituto scolastico”, che
avrebbe visto la commissione dei fatti in questione, costituisce dato fattuale che
inopinatamente il ricorrente introduce in sede di legittimità e che, peraltro, si
risolve nella sua mera e generica enunciazione.
3.

Quanto alla seconda ed ultima doglianza, in tema di omessa motivazione

circa il denegato riconoscimento dell’invocato beneficio della sospensione
condizionale della pena, rileva il Collegio come il corretto apprezzamento della
censura debba doverosamente muovere dalla constatazione che l’originario
motivo d’appello si risolve nel richiamo a sintetiche formule stereotipate, così
esponendosi ad un palese rilievo di genericità, se possibile ancor più marcato alla
luce della specifica ed argomentata motivazione sul punto svolta dal primo
giudice e, nondimeno, del tutto ignorata dall’unitario atto d’impugnazione
formalizzato nell’interesse degli imputati.
Per l’effetto, stante l’inammissibilità, a monte, della censura, nessun
obbligo di motivazione può essere ravvisato in capo al giudice di secondo grado,
al di là dell’implicito — ma non questo meno chiaro — significato della complessiva
3

Ciò che si richiede, dunque, in linea con il chiaro dettato normativo e con il

struttura argomentativa posta a base della impugnata sentenza, che vale a
colorare in senso indubbiamente negativo la personalità dei soggetti agenti, ai
fini della valutazione prognostica richiesta dall’art. 163 cod. pen.
4.

All’anticipata declaratoria seguono le statuizioni di legge previste dall’art.

616 cod. proc. pen., nella misura di giustizia di seguito indicata.

P.Q.M.

processuali e ciascuno al versamento della somma di C 2.000,00 in favore della
cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 20 marzo 2018
Il Consigl re est.

Il Pres ente

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese

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