Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16771 del 16/01/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 16771 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
CENA3 EMIRJON nato il 28/12/1991
MUJOLLARI ARMAND nato il 08/07/1988 a ELBASAN( ALBANIA)
SALIA3 DENIS nato il 17/03/1983

avverso l’ordinanza del 03/10/2017 del TRIB. LIBERTA di TORINO
sentita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI;
lette/sentite le conclusioni del PG SIMONE PERELLI
Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore

Data Udienza: 16/01/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott. Perelli Simone, ha concluso
chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza, emessa in data 3/10/2017, il Tribunale di Torino, in funzione di Giudice del
Riesame, confermava l’ordinanza del GIP del locale tribunale, emessa in data 26/04/2017 ed
eseguita in data 19/09/2017, con cui era stata applicata la misura della custodia in carcere nei

e ricettazione, commessi in Torino e provincia, nel mese di giugno 2016.
2. Cenaj e Saliaj, tramite difensore di fiducia, hanno proposto ricorso per cassazione, avverso
tale provvedimento, allegando vizi di legittimità, per violazione di legge, in relazione ad
un’erronea applicazione e interpretazione degli art. 297, c. 3 , e 303, c. 1, lett. a), codice di
rito, e contraddittorietà della motivazione, ex art. 606, comma 1, lett. b) ed e). I ricorrenti
avevano richiesto la declaratoria della perdita di efficacia della misura di custodia cautelare,
per decorso dei termini massimi di custodia cautelare, previsti dall’art. 303, con riferimento
all’istituto della retrodatazione, di cui all’art. 297, c. 3, c.p.p.. In data 28/06/2016, Cenaj e
Saliaj erano stati arrestati, per reati di furto in abitazione pluriaggravati, commessi nella
Provincia di Alessandria; tale arresto era stato convalidato, con ordinanza del GIP presso il
Tribunale di Torino, in data 1/07/2016, con dichiarazione contestuale dell’incompetenza
territoriale a favore del Tribunale di Alessandria; il GIP, presso quest’ultimo tribunale, in data
6/07/2017, aveva reiterato la misura, ex art. 27 c.p.p.; gli imputati erano stati sottoposti ad
analoga misura, con ordinanza del GIP di Torino del 26/04/2017, eseguita in data 19/09/2017.
Il Giudice del Riesame aveva rigettato tale richiesta, sulla scorta di una pretesa mancanza dei
presupposti necessari, per l’applicazione dell’istituto della retrodatazione. Secondo gli
orientamenti giurisprudenziali prevalenti, osserva parte ricorrente, in caso di provvedimenti
custodiali, per fatti diversi, legati fra loro da continuazione o connessione teleologica i ovvero da
concorso formale, la retrodatazione della decorrenza dei termini di custodia cautelare risale al
primo provvedimento restrittivo, a prescindere dalla sussistenza o meno degli elementi
necessari a giustificazione delle anzidette misure. Occorre, per di più, tener conto
dell’intervento della Consulta, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art.
297, c. 3 , cod. proc. pen., nella parte in cui tale disposizione non si applica, anche a fatti
diversi non connessi, allorchè al momento dell’emissione della precedente ordinanza siano
desumibili dagli atti elementi per emettere la nuova ordinanza. Ad avviso dei ricorrenti,
l’identità del disegno criminoso, tra i fatti anteriori, rispetto alla prima ordinanza, e i reati
contestati con quest’ultimo provvedimento, sarebbero dimostrati dall’identità del

modus

operandi, caratterizzato, in tutti i reati, dall’utilizzo di una vettura Alfa Romeo 147, di colore
nero, e dall’ascrivibilità ai medesimi autori dei vari illeciti, nonostante la perpetrazione dei fatti
criminosi in luoghi differenti.

confronti di Cenaj Emirjon, Mujollari Armand e Saliaj Denis, per reati di furto aggravato, rapina

L’imputato Mujollari Armand, tramite difensore di fiducia, ha proposto, anch’egli, ricorso per
cassazione, deducendo l’inosservanza della disciplina di cui all’art. 274, lett. c), cod. proc.
pen., in relazione alla concretezza e all’attualità delle esigenze cautelari. Il ricorrente, al
momento dell’esecuzione della misura carceraria, si trovava agli arresti domiciliari, con
possibilità di allontanarsi dall’abitazione, per recarsi al lavoro. I giudici- rileva la difesa del
prevenuto -non hanno considerato l’assenza di violazioni delle prescrizioni, da parte
dell’esponente. Il ricorrente deduce, altresì, l’omessa motivazione e la mancata applicazione
della disciplina, di cui all’art. 297, c. 3, ex art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen., essendo

2016. Secondo il ricorrente, è dirimente, tra l’altro, l’arresto avvenuto in data 28/06/2016, su
disposizione del PM di Alessandria, e ricorrono, in ogni caso, tutti gli elementi necessari, per
l’applicazione dell’istituto della retrodatazione, con conseguente necessità di declaratoria del
superamento dei termini massimi di custodia cautelare. Da ultimo, il ricorrente deduce
l’omessa motivazione e l’inosservanza della disciplina di cui all’art. 275, cod. proc. pen., ex art.
606, c. 1, lett. b) ed e), in relazione alla richiesta subordinata di concessione degli arresti
domiciliari, presso l’abitazione della sorella, del tutto estranea ai fatti di causa. Al riguardo, non
sarebbe sufficiente l’affermazione, compiuta dai giudici della cautela, circa l’inidoneità della
misura in oggetto, in via del tutto apodittica.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’art. 297, c. n.3, cod. proc. pen., prevede che, in caso di una pluralità di ordinanze,
applicative della medesima misura, per uno stesso fatto ovvero per fatti diversi, anteriori alla
data di emissione della prima ordinanza, legati fra loro da una connessione qualificata, i
termini massimi di custodia cautelare decorrano dalla data t. in cui è stata eseguita o notificata
la prima ordinanza, e che il computo dei termini sia commisurato al reato più grave.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 408 del 3 novembre 2005, ha statuito l’illegittimità
di tale comma, nella parte in cui non prevede che l’istituto della retrodatazione si applichi,
altresì, a fatti diversi, non connessi, quando risulti che gli elementi per emettere la nuova
ordinanza erano già desumibili al momento dell’emissione della prima ordinanza.
Poste tali premesse, di ordine generale, si osserva che, nell’odierna fattispecie, manca il
presupposto basilare, per l’applicazione dell’istituto della retrodatazione, non essendo stata
prodotta l’ordinanza, emessa dal GIP, presso il tribunale di Alessandria.
Come già rilevato, nel provvedimento impugnato, dal tribunale, non è sufficiente l’allegazione
del mero fatto storico, costituito dall’arresto dei prevenuti, in data 28/06/2016, stante la
mancanza del provvedimento, dato imprescindibile, per la valutazione della sussistenza o
meno dei presupposti, per l’applicazione dell’istituto della retrodatazione.
2. Sgomberato il campo da siffatta problematica, trattata in entrambi i ricorsi, va osservato,
con riferimento al ricorso presentato da Mujollari Armand, che la concretezza e l’attualità del

emerso che tutti i soggetti erano stati sottoposti ad indagine, quanto meno dal mese di marzo

pericolo, richiesti dall’art. 274, lett. c), cod. proc. pen., per l’applicazione della misura
cautelare sono congruamente motivate dal giudice della cautela, mediante il riferimento
all’elevato numero di reati, contestati al prevenuto, indicativo, anche per la varietà della
tipologia degli illeciti, di un’indubbia propensione a delinquere, a fronte della quale non risulta
decisivo il reperimento di un’attività lavorativa, presso una ditta intestata ad un familiare.
Quanto poi alla scelta della misura, da applicarsi nei confronti del Mujollari, a fronte della
pericolosità sociale, desunta dai trascorsi dell’imputato, il tribunale, nel provvedimento
impugnato, ha correttamente motivato, facendo riferimento ad una presumibile inidoneità degli

concessi in occasione del precedente arresto, dovendosi considerare, per un verso, la pluralità
dei procedimenti penali pendenti, costituente un indice di un pericolo di fuga e, sotto altro
profilo, la compartecipazione degli imputati in attività di ideazione e programmazione di attività
delittuose, incluse la rivendita di beni, la detenzione ed il porto in luogo pubblico di armi, il
concorso in attività di furto commesse da altri, oltre , per il Mujollari, al favoreggiamento e allo
sfruttamento della prostituzione, ossia attività, tutte, reiterabili presso l’abitazione.
3. Alla luce delle argomentazioni esposte, si devono dichiarare inammissibili i ricorsi, in
quanto manifestamente infondati, con contestuale condanna di ciascuno dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali e di una somma, che si ritiene equo determinare in C
2.000,00, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di C 2.000,00 a favore della Cassa delle Ammende. Manda alla
cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 disp. att. c.p.p..
Così deciso il 16/01/2018

Il Consigliere estensore

,c),À
aterina Mazzitelli

4)1(xtja),’
Depositato in Cancelleria
Roma, lì

_ALLAP

arresti domiciliari, sia pure congiuntamente all’adozione di braccialetto elettronico, già peraltro

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