Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16737 del 01/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 16737 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: DE MARZO GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FRACASSI ANGIOLO nato il 07/05/1947 a AREZZO

avverso la sentenza del 19/11/2015 della CORTE APPELLO di FIRENZE
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE DE MARZO
Udito il Procuratore Generale, in persona del Dott. FERDINANDO LIGNOLA
che ha concluso per l’inammissibilità
Uditi i difensori
L’avv. Fava deposita conclusioni scritte e per la liquidazione delle spese si
rimette alla Corte
L’avv. Coradeschi deposita conclusioni scritte e per la liquidazione delle spese si
rimette alla Corte

Data Udienza: 01/02/2018

Ritenuto in fatto
1. Con sentenza del 19/11/2015 la Corte d’appello di Firenze, in parziale riforma
della decisione di primo grado, ha qualificato il reato di cui al capo B), come
tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni (artt. 56 e 393 cod. pen.),
confermando per il resto l’affermazione di responsabilità di Angiolo Fracassi, in
relazione al reato di bancarotta fraudolenta distrattiva (capo A), che gli era stato
contestato nella qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione della soc.
coop. a r.l. La Perla, la cui insolvenza era stata accertata in data 19/01/2012.

versamenti effettuati da alcuni soci della cooperativa (capo A) e di avere
richiesto ai soci Marco Bosi, Massimo Piomboni, Enzo Otelli e Paolo Razzoli, i
quali avevano già provveduto a versare le somme occorrenti per l’acquisto degli
immobili realizzati dalla cooperativa, il versamento di ulteriori euro 35.000,00
ciascuno, rappresentando che, in caso contrario, non avrebbe proceduto alla
manifestazione della volontà negoziale, in sede di conclusione degli atti pubblici
(capo B).
2. Nell’interesse del Fracassi è stato proposto ricorso per cassazione, affidato ai
seguenti motivi.
2.1. Con il primo motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge,
rilevando, in particolare, che illogiche erano le argomentazioni addotte dalla
Corte d’appello per disattendere la tesi difensiva, secondo la quale gli importi di
cui al capo A) erano stati utilizzati per pagare, al nero, le somme promesse ai
proprietari dei terreni acquistati per edificare il complesso immobiliare S.
‘Firmina.
Infatti, secondo il ricorrente: a) la documentazione prodotta rivelava che gli
impegni a corrispondere tali somme erano stati assunti all’epoca della cessione
dei terreni al Comune; b) che contraddittoriamente la Corte territoriale, dopo
avere riconosciuto che i versamenti aggiunti erano logicamente destinati a
gravare sui soci, in proporzione al valore dell’immobile loro assegnato, aveva
osservato che il peso “avrebbe dovuto far carico in parti uguali a tutti gli
assegnatari”; c) che non vi era nulla di illecito nel fatto che il legale di uno dei
creditori richiedesse il pagamento delle somme concordate.
2.2. Con il secondo motivo si lamenta erronea applicazione degli artt. 124 e 393
cod. pen., rilevando che, per effetto della operata riqualificazione del reato di cui
al capo B), la Corte avrebbe dovuto porsi il problema della tempestività delle
querele, che, rispetto ad un reato consumato in data 29/07/2009, erano state
presentate tra il febbraio e il luglio dell’anno seguente.

1

In particolare, al Fracassi era attribuito di avere distratto somme rivenienti dai

2.3. Con il terzo motivo, si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge,
sempre in relazione all’affermazione di responsabilità per il reato di cui al capo B,
alla luce della non configurabilità dell’elemento oggettivo e di quello psicologico.
Rileva il ricorrente che egli si era limitato a dare attuazione, per un verso, alla
volontà espressa dall’assemblea della cooperativa con la delibera del 24/04/2009
e, per altro verso, alla delega conferitagli dal consiglio di amministrazione del
giorno 08/06/2009.
2.4. Con il quarto motivo si lamentano vizi motivazionali, in relazione alla

provvisionale.
3. Sono state depositate memorie nell’interesse della soc. coop. Perla in
liquidazione coatta amministrativa e del Piomboni.
Considerato in diritto
1. Il primo motivo di ricorso è, nel suo complesso, infondato.
Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, premesso che la
responsabilità per il delitto di bancarotta per distrazione richiede l’accertamento
della previa disponibilità, da parte dell’imputato, dei beni non rinvenuti in seno
all’impresa (Sez. 5, n. 7588 del 26/01/2011, Buttitta, Rv. 249715) – ciò che,
nella specie, non è posto in discussione -, va ribadito che la prova della
distrazione o dell’occultamento dei beni della società dichiarata fallita può essere
desunta dalla mancata dimostrazione, ad opera dell’amministratore, della
destinazione dei beni suddetti (Sez. 5, n. 22894 del 17/04/2013, Zanettin, Rv.
255385), in quanto le condotte descritte all’art. 216, comma primo, n. 1 I. fall.,
hanno (anche) diretto riferimento alla condotta infedele o sleale del fallito nel
contesto della garanzia che su di lui grava in vista della conservazione delle
ragioni creditorie. È in funzione di siffatta garanzia che si spiega l’onere
dimostrativo posto a carico del fallito, nel caso di mancato rinvenimento di
cespiti da parte della procedura. Trattasi, invero, di sollecitazione al diretto
interessato della dimostrazione della concreta destinazione dei beni o del loro
ricavato, risposta che (presumibilmente) soltanto egli, che è (oltre che il
responsabile) l’artefice della gestione, può rendere (Sez. 5, n. 7588 del 2011
cit., in motivazione).
In altra prospettiva, deve rilevarsi che il mancato rinvenimento di beni già nella
disponibilità dell’imprenditore, individuale o collettivo, fallito rende, in linea
generale, ragionevole la conclusione della loro sottrazione alla garanzia dei
creditori, a meno che l’imputato non riesca a documentare l’esistenza di un
ragionevole dubbio in grado di erodere il fondamento logico della stessa.
Ciò posto, in linea generale, si osserva che le considerazioni difensive, in punto
sii fatto, sono prive di conducenza.

mancata indicazione dei criteri utilizzati per determinare l’ammontare della

Invero: a) non trova risposta alcuna il fatto che, in relazione alla
documentazione prodotta dalla difesa, datata tra il 2003 e il 2006, i versamenti
effettuati dai soci e mai transitati nei conti della cooperativa siano stati effettuati
dal 1997, mentre l’acquisizione dei terreni da parte del Comune di Arezzo
sarebbe avvenuta a partire dagli anni 2000 — 2001; b) la deduzione del
ricorrente è priva di qualunque specificità, quanto ai proprietari coinvolti nella
procedura espropriativa (quale che ne sia stato l’esito, autoritativo o volontario),
nei confronti dei quali si sarebbe impegnato a pagare somme aggiuntive, quanto

‘delle lettere prodotte dal ricorrente, che sarebbero state inviate da uno dei
proprietari si invochi il rispetto di una scrittura privata, della quale il Fracassi non
conserva alcuna traccia), quanto ai criteri di riparto di tale spesa ulteriore tra i
diversi soci.
2.

Il secondo motivo investe, come detto, la tempestività delle querele

presentate in relazione al reato di cui al capo B).
La questione va esaminata con carattere di priorità, alla luce della prevalenza del
proscioglimento per mancanza di querela rispetto alla declaratoria di estinzione
del reato per prescrizione (Sez. 4, n. 3601 del 01/04/1985, Censi, Rv. 168768;
Sez. 5, n. 14769 del 10/03/1989, Fossati, Rv. 182419).
La doglianza è fondata dal momento che la condotta contestata al Fracassi risale
al 29/07/2009, quando a ciascuno dei quattro soci sopra indicati venne rivolta
dall’imputato la richiesta di somme aggiuntive e quando ciascuno di loro, così
come peraltro emerge dalle querele, ebbe modo di avere conoscenza certa, sulla
base di elementi seri, del fatto-reato nella sua dimensione oggettiva e soggettiva
‘(Sez. 5, n. 46485 del 20/06/2014, Lezzi, Rv. 261018).
Ne discende che le querele presentate tra il febbraio e il luglio dell’anno
successivo risultano evidentemente intempestive e che, in conseguenza, la
sentenza va annullata senza rinvio, limitatamente al reato di cui al capo B),
perché l’azione penale non poteva essere esercitata, con eliminazione della
relativa pena applicata in continuazione di due mesi di reclusione e revoca delle
corrispondenti statuizioni civili.
3. L’accoglimento del secondo motivo comporta l’assorbimento del terzo, che
concerne la sussistenza dell’elemento oggettivo e soggettivo del reato di cui al
capo B), e del quarto, dal momento che la provvisionale è stata riconosciuta
soltanto in favore delle parti civili costituitesi con riguardo al medesimo reato
appena ricordato.
4. Il ricorrente va, infine, condannato alla rifusione delle spese sostenute nel
giudizio dalla parte civile, società cooperativa edilizia La Perla in liquidazione

alla tipologia e al contenuto degli accordi raggiunti (ed è significativo che in una

coatta amministrativa, che, in relazione all’attività svolta, vengono liquidate in
complessivi euro 2.000,00, oltre accessori come per legge.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al delitto di cui agii
artt. 56 – 393 cod. pen., perché l’azione penale non poteva essere esercitata per
tardività della querela ed elimina la relativa pena, calcolata in continuazione, pari
a mesi due di reclusione; revoca le statuizioni civili nei confronti di Marco Bosi,
Massimo Piomboni, Enzo Otelli e Paolo Razzoli; rigetta nel resto il ricorso e

‘cooperativa edilizia La Perla in liquidazione coatta amministrativa, che liquida in
complessivi euro 2.000,00, oltre accessori come per legge.
Così deciso il 01/02/2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore

Maurizio Fumo

pe De M

s2.‘t
D positato in Cancelleria
Roma, lì

ukerug.

condanna il ricorrente al rimborso delle spese sostenute dalla parte civile società

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