Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16610 del 07/12/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16610 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: ANDREAZZA GASTONE

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
JARMOUNI MOHAMMED nato il 21/04/1991

avverso la sentenza del 21/04/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GASTONE ANDREAZZA;

Data Udienza: 07/12/2017

Ritenuto:

— che la Corte d’Appello di Firenze, con sentenza del 21/04/2017, in parziale riforma della
sentenza del G.u.p. del Tribunale di Grosseto, ha confermato la condanna di Jarmouni
Moham‘d per i reati di cui gli artt. 73, comma 1, del d.P.R. n. 309 del 1990 perché in più
occasioni vendeva a diversi soggetti dosi di sostanza stupefacente (capo a), 648 cod. pen.
perché, al fine di procurarsi un profitto, acquistava o comunque riceveva una scheda di
memoria esterna per telefono cellulare provento di furto (capo b) ed una bicicletta da donna di

pen. perché, sottoposto a rilievi fotodattiloscopici presso la Questura di Grosseto in data
08/11/2016, dichiarava di chiamarsi Mmohammed Jarnooni e successivamente, sottoposto
nuovamente a rilievi fotodattiloscopici, dichiarava di chiamarsi Jarmouni Mohammed;
– – che avverso detta sentenza ha proposto, a mezzo dell’Avv. Massimo Parenti, un primo
ricorso l’imputato lamentando, con un unico motivo, l’erronea interpretazione dell’art. 73,
comma 1, del d.P.R. n. 309 del 1990 contestato al capo a) per avere la Corte d’Appello omesso
di qualificare la condotta in esame come ipotesi di lieve entità ex art. 73, comma 5, stesso
d.P.R. a causa del collegamento dell’imputato con ambienti criminali più vasti, dell’entità dei
guadagni derivati dall’attività di spaccio, della diversa natura delle sostanze stupefacenti
spacciate nonché della circostanza che il Jarmouni non è un tossicodipendente, elementi in
realtà di per sé non ostativi al riconoscimento dell’ipotesi di lieve entità non essendo inoltre
provato in alcun modo il collegamento con ambienti criminali;
– – che il motivo è inammissibile giacché la Corte d’Appello ha effettuato in termini logici una
valutazione complessiva delle circostanze dei fatti da cui ha logicamente e coerentemente
desunto l’esistenza di un’attività di spaccio consistente in ragione della durata di circa sette
mesi ed avente ad oggetto sostanze di diversa natura e dunque ostativa, in coerenza con i
principi più volte affermati da questa Corte, al riconoscimento dell’ipotesi di minore offensività
prevista dal comma 5 dell’art. 73;
– – che l’imputato ha proposto, a mezzo dell’Avv. Riccardo Balatri, un secondo ricorso chiedendo
con un primo motivo la sospensione del procedimento in attesa della decisione della Corte
Costituzionale, investita, con ordinanza della Sesta sezione penale della Corte di Cassazione n.
1418/17 del 13/12/2016, della questione relativa al contrasto dell’art. 73 del d.P.R. n. 309 del
1990 con gli artt. 3, 25, 27 Cost.;
– – che con un secondo motivo lamenta mancanza di motivazione in punto di qualificazione dei
fatti nell’ipotesi attenuata di cui al quinto comma dell’art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990;
– – che il primo motivo è inammissibile essendo stata nel frattempo dichiarata inammissibile con
ordinanza n.184 della Corte Costituzionale del 06/06/2017 la questione di legittimità
costituzionale dell’art. 73 comma 1 del d.P.R. n. 309 del 1990 cui si è riferito il ricorrente;
— che il secondo motivo, oltrettutto di per sé generico, è inammissibile per le medesime
ragioni appena sopra illustrate;

colore rosso, proventi del delitto di furto aggravato (capo c), ed infine di cui all’art. 495 cod.

- – che i ricorsi, conseguentemente, vanno dichiarato inammissibili;
– – che, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., alla declaratoria di inammissibilità – non
potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (Corte Cost. 7-13 giugno
2000, n. 186) – segue l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in
favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 3.000,00

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deliberato in Roma, nella camera di consiglio del 7 dicembre 2017

Il Presidente
Al

avallo

P.Q.M.

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