Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16575 del 16/11/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16575 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: SCARCELLA ALESSIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FARANDA CARMELA nato il 08/03/1956 a BRONTE

avverso la sentenza del 16/12/2016 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSIO SCARCELLA;

Data Udienza: 16/11/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza emessa in data 16.12.2016, la Corte d’appello di Catania confermava la sentenza del tribunale di Catania del 9.07.2014, appellata dalla FARANDA,
che lo aveva condannato alla pena di mesi 3 di arresto ed € 46.500 di ammenda,

sivo, perché ritenuta colpevole delle contravvenzioni urbanistiche, edilizie e paesaggistiche meglio descritte nei singoli capi di imputazione da a) ad f) della rubrica,
in relazione ai fatti commessi in epoca antecedente e prossima al 9.08.2010.

2. Ha proposto ricorso per cassazione l’imputata a mezzo del difensore di fiducia
iscritto all’Albo speciale ex art. 613 c.p.p., deducendo un unico motivo, di seguito
enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp.
att. cod. proc. pen.
In particolare si evoca con tale motivo, il vizio di cui all’art. 606, lett. e), cod. proc.
pen. sotto il profilo della mancanza della motivazione, in quanto si lamenta il fatto
che la Corte d’appello avrebbe dedicato una motivazione eccessivamente stereotipata, richiamando sostanzialmente “quattro righe” ricavate dal verbale di sequestro preventivo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è inammissibile.

4. Ed invero, dall’esame congiunto delle sentenze di primo grado e di appello (che,
com’è noto si integrano reciprocamente: Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013 – dep.
04/11/2013, Argentieri, Rv. 257595), risulta palese la genericità e manifesta infondatezza del motivo, atteso che la Corte d’appello, sebbene in maniera sintetica
ma con percorso argomentativo immune da vizi logici, indica nell’impugnata sentenza le ragioni per le quali ha ritenuto configurabile il reato per cui è intervenuta
condanna, con conseguente affermazione della responsabilità penale dell’imputata, accertata la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi del reato medesimo, ragioni che si intendono in questa sede integralmente richiamate per esigenze di economia motivazionale né essendo richiesto a questa Corte di procedere
ad una ricognizione e riproposizione delle argomentazioni in fatto sviluppate dalla
Corte territoriale a sostegno di quanto sopra, dovendo la Corte di Cassazione limitarsi a valutare la congruenza motivazionale e la logicità complessiva dell’apparato

oltre alla sanzione amministrativa accessoria della demolizione del manufatto abu-

argomentativo utilizzato dai giudici di merito e non certo sindacare gli argomenti
fattuali utilizzati dai predetti giudici.

5. In particolare, osserva il Collegio, il motivo, è anzitutto generico in quanto si
limita ad articolare censure puramente contestative in ordine all’apparenza motivazionale della sentenza impugnata senza tener conto delle ragioni esposte in

gicamente la richiesta assolutoria. Sul punto va ribadito che è inammissibile il
ricorso per cassazione fondato su motivi non specifici, ossia generici ed indeterminati, che ripropongono le stesse ragioni già esaminate e ritenute infondate e
ritenute infondate dal giudice del gravame o che risultano carenti della necessaria
correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione impugnata e quelle
poste a fondamento dell’impugnazione (Sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012 – dep.
16/05/2012, Pezzo, Rv. 253849).
Le stesse doglianze, peraltro, si appalesano manifestamente infondate, in quanto
è pacifico che l’ampliamento di un manufatto come quello realizzato, limitrofo
all’edifico principale, determinava (per come reso evidente dalle stesse dimensioni
e dalla consistenza) un aumento volumetrico, smentendosi così la tesi difensiva in
quanto finalizzata ad ampliare lo spazio disponibile per l’attività di allevatrice esercitata dall’imputata. Quanto, poi, alle attenuanti generiche, la motivazione in ordine al diniego è coerente con le ragioni ad essa sottesa, non trattandosi di opere
finalizzate al risanamento del deposito. In ogni caso, e conclusivamente, deve ribadirsi sul punto che in tema di attenuanti generiche, posto che la ragion d’essere
della relativa previsione normativa è quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in
considerazione di peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto
del soggetto che di esso si è reso responsabile, ne deriva che la meritevolezza di
detto adeguamento non può mai essere data per scontata o per presunta, sì da
dar luogo all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di giustificarne sotto ogni possibile profilo, l’affermata insussistenza. Al contrario, è la
suindicata meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi l’esistenza, di apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli elementi che
sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del trattamento sanzionatorio;
trattamento la cui esclusione risulta, per converso, adeguatamente motivata alla
sola condizione che il giudice, a fronte di specifica richiesta dell’ imputato volta
all’ottenimento delle attenuanti in questione, indichi delle plausibili ragioni a sostegno del rigetto di detta richiesta, senza che ciò comporti tuttavia la stretta

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sentenza che, seppur sinteticamente espresse, confutavano adeguatamente e lo-

necessità della contestazione o della invalidazione degli elementi sui quali la richiesta stessa si fonda (Sez. 1, n. 11361 del 19/10/1992 – dep. 25/11/1992, Gennuso, Rv. 192381).

6. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricor-

rente al pagamento delle spese processuali, nonché, in mancanza di elementi atti

samento della somma, ritenuta adeguata, di Euro 3.000,00 in favore della Cassa
delle ammende.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa
delle ammende.
Così deciso in Roma, nella sede della S.C. di Cassazione, il 16 novembre 2017

ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al ver-

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