Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1652 del 28/11/2012


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 1652 Anno 2013
Presidente: BARDOVAGNI PAOLO
Relatore: CAPOZZI RAFFAELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO
PRESSO CORTE D’APPELLO DI BARI
nei confronti di:
1) MINCUZZI FRANCESCO N. IL 22/07/1980 * C/
avverso l’ordinanza n. 99/2011 CORTE APPELLO di BARI, del
01/09/2011
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELE CAPOZZI; „
lette/setttite le conclusioni del PG Dott.
6-0(-0 ,
Dt.ta

Data Udienza: 28/11/2012

N.16795/12-RUOLO N.17 C.C.N.P.(1983)

RITENUTO IN FATTO

1.Con ordinanza del 1 settembre 2011, la Corte d’appello di Bari, quale giudice
dell’esecuzione, ha accolto l’istanza con la quale MINCUZZI Francesco aveva
chiesto l’annullamento dell’ordine di esecuzione del 10 maggio 2011 emesso nei
suoi confronti dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Bari, nella parte
in cui il P.G. aveva chiesto la revoca dell’indulto, di cui alla legge n. 241 del
d’appello di Bari il 17 settembre 2007; un altro emesso dal Tribunale di Lucera il
3 aprile 2009 ed un terzo emesso in via provvisoria dalla Procura presso il
Tribunale di Bari il 20 maggio 2008.
2.La Corte territoriale ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per far
luogo a detta revoca, in quanto il MINCUZZI non aveva commesso entro cinque
anni dall’entrata in vigore della legge n. 241 del 2006 (1 agosto 2006) un delitto
non colposo per il quale avesse riportato condanna a pena detentiva non
inferiore ad anni 2, atteso che il nuovo reato, per il quale aveva conseguito
condanna definitiva alla pena di anni 3 e mesi 4 di reclusione, sebbene
contestato con condotta perdurante e quindi fino alla sentenza di primo grado,
intervenuta il 1 aprile 2008, era da ritenere essere stato da lui commesso fino
all’applicazione nei suoi confronti della custodia cautelare in carcere, avvenuta il
20 maggio 2006.
3.Avverso detta ordinanza della Corte d’appello di Bari propone ricorso per
cassazione il P.G. di Bari, eccependo erronea applicazione di legge, in quanto la
sentenza del G.U.P. di Bari del 1 aprile 2008, modificata solo con riferimento alla
pena dalla Corte d’appello di Bari, aveva ritenuto MINCUZZI Francesco colpevole
del delitto di cui all’art. 416 bis cod. pen. con condotta perdurante, si che la
cessazione della permanenza di tale ultimo delitto doveva ritenersi coincidente
con la sentenza di primo grado, l’unica a poter costituire una cesura temporale
della condotta al medesimo ascritta, in mancanza di qualsiasi suo atto di
desistenza volontaria dal sodalizio criminoso di appartenenza.
4.MINCUZZI Francesco, con memoria pervenuta il 13 novembre 2012, ha chiesto
dichiararsi tardivo il ricorso del P.G. di Bari, siccome proposto il 24 settembre
2012 e quindi oltre il 15° giorno dalla comunicazione del provvedimento
impugnato, avvenuta il 2 settembre 2012, avendo egli espressamente rinunciato
alla sospensione feriale dei termini.
1

2006, a lui concesso con tre distinti provvedimenti, di cui uno emesso dalla Corte

Ha altresì chiesto il rigetto del ricorso del P.G., in quanto il reato di
partecipazione ad associazione di stampo mafioso gli era stato contestato con
condotta “dal 2003 fino alla data odierna”, si che la permanenza del reato in
esame era da intendere riferita non fino alla data di emissione della sentenza di
condanna di primo grado (1 aprile 2008), ma fino al 16 aprile 2006, data in cui,
per detto reato, era stata emessa nei suoi confronti ordinanza di custodia in
carcere.
Non si era trattato quindi di una contestazione aperta, da ritenere sussistente
reato contestatogli dal P.M. fino alla data in cui era stata emessa l’ordinanza di
custodia cautelare in carcere (16 aprile 2006).
D’altra parte anche dal contesto della sentenza emessa nei suoi confronti dal
G.I.P. di Bari in data 1 aprile 2008 emergeva che la sua adesione al clan
camorristico Capriati era da ritenere cessata tutt’al più dal marzo 2005, allorché
egli aveva inviato lettere minatorie al clan anzidetto, con le quali lamentava
l’interruzione di ogni sostegno economico in suo favore da parte dei sodali.
CONSIDERATP IN DIRITTO

1.11 ricorso proposto dal P.G. di Bari, da ritenere tempestivo, non valendo anche
nei suoi confronti la rinuncia ai termini di sospensione feriale fatta dal
ricorrente, è fondato.
2.Posto che il delitto di partecipazione ad associazione criminosa di stampo
mafioso è per sua natura un reato permanente, dall’esame degli atti risulta che il
reato anzidetto, per il quale il MINCUZZI ha subito condanna con sentenza del
G.U.P. di Bari del 1 aprile 2008, gli è stato contestato a consumazione in atto,
senza cioè un’indicazione precisa della data di cessazione della condotta illecita,
si da potersi fondatamente ritenere che il termine fino al quale il delitto anzidetto
deve considerarsi a lui contestato sia quello della sentenza di primo grado (cfr.
Cass. n. 23695 del 22/3/2012, PM in proc. Foti, Rv. 253187).
Nonostante l’ambigua formulazione del capo d’imputazione, secondo cui la
partecipazione del MINCUZZI al sodalizio mafioso di appartenenza gli è stata
contestata “con permanenza dal 2003 fino alla data odierna” e quindi fino
all’emissione nei suoi confronti della custodia cautelare in carcere (16 aprile
2006), appaiono fondate le argomentazioni svolte dal P.G. per ritenere che la
contestazione del reato sia da riferire anche ad un periodo successivo alla sua
custodia cautelare in carcere (16 aprile 2006), essendo emerso da una lettera da
lui inviata dal carcere a MARTIRADONNA Giorgio che anche il ricorrente si
considerava nel novero dei soggetti aventi diritto “alla spartenza” e cioè ai
2

nelle ipotesi in cui non veniva indicata la data di cessazione della condotta, ma di

contributi da parte del sodalizio di appartenenza per il mantenimento e le spese
legali pur durante la sua detenzione carceraria.
Sussistono pertanto, nella specie, validi elementi per ritenere che l’appartenenza
dell’imputato al sodalizio mafioso ipotizzato sia stata contestata al MINCUZZI con
condotta perdurante fino al momento in cui egli ha conseguito la condanna in
primo grado (1 aprile 2008) e non fino al momento in cui il P.M. ha chiesto al
G.I.P. la sua custodia cautelare in carcere (16 aprile 2006), si da far ritenere che
la condotta del medesimo sia perdurata anche dopo l’entrata in vigore della

3.Da quanto sopra consegue l’annullamento dell’impugnata ordinanza con rinvio
degli atti alla Corte d’appello di Bari affinché, in piena autonomia di giudizio,
esamini nuovamente l’istanza proposta dal ricorrente, tenendo conto di quanto
sopra rappresentato.

Mitt.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame alla Corte d’appello di
Bari.
Così deciso il 28 novembre 2012.

legge n. 241 del 2006, concessiva dell’indulto (1 agosto 2006).

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