Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16483 del 17/11/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16483 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: MANCUSO LUIGI FABRIZIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
FERRAIUOLO MASSIMO nato il 16/06/1974 a NAPOLI
avverso l’ordinanza del 10/11/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI FABRIZIO MANCUSO;

Data Udienza: 17/11/2017

RITENUTO IN FATTO

Con decreto emesso ai sensi degli artt. 666, comma 2, e 678 cod. proc.
pen., il Tribunale di sorveglianza di Milano rigettava il reclamo proposto da
Ferraiuolo Massimo avverso il provvedimento con cui gli era stato negato un
permesso premio ex art. 30-ter ord. pen.
Il rigetto si basava sul rilievo della inosservanza dei termini di legge
stabiliti per la proposizione del reclamo.

Dezio, difensore del condannato, lamentando che la declaratoria di
inammissibilità ha impedito al Tribunale di valutare nel merito la richiesta di
permesso premio, poiché si è ritenuto che il condono di cui ha usufruito il
Ferraiuolo vada applicato al reato comune e non sulla pena del reato di omicidio.
Inoltre, il ricorrente ricorda che lo stesso Tribunale di sorveglianza, pur
avendo rigettato la richiesta di semilibertà in favore del condannato, aveva
paventato la possibilità di concedergli brevi permessi premio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, perché basato su motivi non specifici.
Si rammenta che secondo la giurisprudenza legittimità per motivi non
specifici si intendono tanto quelli generici ed indeterminati, quanto quelli che
risultano carenti della necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate
dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione. (ex

multis: Sez. 2, Sentenza n. 7801 del 19/11/2013, dep. 19/02/2014-Rv. 259063;
Sez. 4, Sentenza n. 18826 del 09/02/2012, dep. 16/05/2012-Rv. 253849).
Nel caso ora in esame, si versa proprio di fronte a detta ipotesi: le doglianze
contenute nel ricorso non sono precisamente correlate, per avversarle, alle
ragioni del provvedimento impugnato.
Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., la parte ricorrente deve essere
condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma
di euro 2.000,00 alla Cassa delle ammende, non essendo dato escludere – alla
stregua del principio di diritto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza
n. 186 del 2000 – la sussistenza dell’ipotesi della colpa nella proposizione
dell’impugnazione.

2

Avverso tale decreto, ha proposto ricorso per cassazione l’avvocato Mauro

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di euro 2.000,00 alla Cassa
delle ammende.

Così deciso in Roma il 17 novembre 2017.

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