Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16445 del 12/05/2017


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 16445 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
RUSSOMANNO MARCO nato il 20/12/1982 a SALERNO

avverso la sentenza del 17/05/2016 della CORTE APPELLO di SALERNO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 12/05/2017

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con la decisione in epigrafe la Corte di appello di Salerno confermava la
sentenza del Tribunale della stessa città, 31.3.2014, che aveva dichiarato
Russomanno Marco responsabile del reato di cui all’art. 678 cod. pen. e lo aveva
condannato alla pena, condizionalmente sospesa, di mesi due di arresto ed euro
100 di ammenda.
2. Ricorre l’imputato a mezzo del difensore, chiedendo l’annullamento della

Denunzia:
– violazione della legge sostanziale e contraddittorietà della motivazione per
avere la Corte di merito ricondotto il fatto nel paradigma normativo dell’art. 678
cod. pen. pur avendo contraddittoriamente escluso la potenzialità micidiale, per
struttura chimica e per modalità di fabbricazione, del materiale sequestrato;
– motivazione apparente quanto al diniego della chiesta conversione della
sanzione detentiva nella corrispondente pena pecuniaria.

3. Osserva il Collegio che il secondo motivo di ricorso appare in realtà
fondato.
Priva di pregio è la prima censura. L’ambito di applicabilità dell’art. 678 cod.
pen. è limitato alle condotte aventi ad oggetto le materie esplodenti che, in
rapporto alle circostanze del caso concreto, non presentino il carattere della
micidialità che è proprio degli esplosivi equiparati alle armi da guerra per la loro
oggettiva intrinseca potenzialità offensiva.
I denunziati vizi sono, pertanto, insussistenti, essendo risultati i materiali
sequestrati artifizi contenenti materiale esplodente, sicché correttamente è stata
ritenuta concretizzata la contestata contravvenzione dal comportamento
dell’imputato che, privo della prescritta licenza, detti artifizi aveva esposto lungo
la via per la vendita.
È invece fondato il secondo motivo che censura la sentenza per non avere
concesso la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, non motivando
la mancata applicazione del beneficio suddetto. Invero, l’imputato aveva chiesto
tra i motivi d’appello la conversione ex art. 53 L. n. 689 del 1981, e a ciò la
Corte ha risposto nel seguente modo: “non si ravvisano i presupposti per
procedere alla sostituzione della pena detentiva con quella corrispondente
pecuniaria (…), in ragione della circostanza che, qualora sostituita, la pena
pecuniaria eventualmente inflitta sarebbe priva di qualsiasi efficacia deterrente”..
La Corte ha così violato l’art. 53 che, al comma 1, statuisce che il giudice,
quando ritiene di dover determinare la durata della pena detentiva entro il limite
1

sentenza impugnata.

di sei mesi, “può sostituirla altresì con la pena pecuniaria della specie
corrispondente”; la stessa L. n. 689 del 1981, art. 58 regola tale potere
discrezionale del giudice nella sostituzione della pena detentiva imponendogli allo
scopo i criteri indicati nell’art. 133 cod. pen.. L’obbligo di specifica motivazione,
tanto per la concessione quanto per diniego, deve ricevere sufficiente e idoneo
adempimento, mentre evidente è la carenza motivazionale sottesa alla suddetta
negazione.
La fondatezza parziale dell’impugnazione impone però di rilevare la

cinque anni, applicabile ai reati contravvenzionali, è venuto a scadere sin dal 31
dicembre 2016.
La sentenza impugnata va dunque annullata senza rinvio per essere il reato
estinto per prescrizione.

P. Q. M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione. Conferma la confisca.
Così deciso il 12/05/2017

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maturazione al momento attuale della prescrizione, poiché il relativo termine di

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