Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16424 del 06/04/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16424 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: TARDIO ANGELA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
PASSERINI MARCO N. IL 03/06/1981
avverso la sentenza n. 430/2015 TRIBUNALE di SONDRIO, del
24/03/2016
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELA TARDIO;

Data Udienza: 06/04/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 24 marzo 2016 il Tribunale di Sondrio ha dichiarato
Passerini Marco colpevole del reato di cui all’art. 4 legge n. 110 del 1975 per
avere portato fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, un coltello
multiuso con lama lunga sei centimetri da considerare strumento da punta/da
taglio atto a offendere, e lo ha condannato, concessa la circostanza attenuante

coltello in sequestro.
2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, per mezzo del
difensore avv. Angelo Leone, l’imputato, che ne ha chiesto l’annullamento sulla
base di unico motivo, con il quale ha denunciato, ai sensi dell’art. 606, comma 1,
lett. e) , cod. proc. pen., carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza del reato ascritto e al diniego
delle attenuanti generiche e del beneficio della sospensione condizionale della
pena.
3. In esito al preliminare esame presidenziale il ricorso è stato rimesso a
questa sezione per la decisione in camera di consiglio ai sensi degli artt. 591,
comma 1, e 606, comma 3, cod. proc. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
1.1. Secondo principi consolidati, gli oggetti indicati specificamente nella
prima parte dell’art. 4, secondo comma, legge n. 110 del 1975 sono da ritenere
equiparabili alle armi improprie, per cui il loro porto costituisce reato alla sola
condizione che avvenga “senza giustificato motivo”, mentre per gli altri oggetti,
non indicati in dettaglio, cui si riferisce l’ultima parte della stessa disposizione
normativa occorre anche l’ulteriore condizione che essi appaiano “chiaramente
utilizzabili, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona” (tra
le altre, Sez. 1, n. 32269 del 03/07/2003, Porcu, Rv. 225116; Sez. 1, n. 10279
del 29/11/2011, dep. 2012, Croce, Rv. 252253; Sez. 7, n. 34774 del
15/01/2015, Cimpoesu, Rv. 264771).
1.2. Ne discende che solo con riferimento agli oggetti previsti nell’ultima
parte dell’art. 4, comma 2, legge n. 110 del 1975 è necessario verificare se, pure
avendo una destinazione originaria innocua, possono essere utilizzati per l’offesa
alla persona.
Tale non era l’oggetto rinvenuto nella disponibilità dell’imputato,
rappresentato da un coltello multiuso con lama lunga sei centimetri, mostrato

del fatto di lieve entità, alla pena di mille euro di ammenda, con confisca del

dall’imputato, prendendolo dalla sua auto, alla persona offesa Ndiaye Maguye e
al teste Thiam Asane, che univocamente lo hanno affermato, e rientrante nella
prima parte della indicata norma secondo condivisi principi (tra le altre, Sez. 1,
n. 13105 del 02/10/1998, Maffei, Rv. 212986; Sez. 5, n. 32966 del 24/04/2008,
Raifer, Rv. 241168; Sez. 5, n. 51237 del 04/07/2014, Basile, Rv. 261729), con la
conseguenza che legittimamente il Giudice di merito ha fondato il giudizio di
responsabilità sull’assenza di un giustificato motivo del suo porto.
Nella specie, alcuna specifica giustificazione è stata fornita dal ricorrente,

aperta, è chiaro strumento da punta/da taglio idoneo a ledere e costituisce un
pericolo, si è limitato a evocare la natura dell’oggetto e la sua versatilità, come
se la multiforme utilizzabilità dell’attrezzo costituisse in sé un motivo
giustificativo del suo porto.
1.3. La censura che attiene alla mancata concessione delle attenuanti
generiche e della sospensione condizionale della pena in dipendenza della
erronea indicazione di un duplice precedente è generica, in quanto fondata su
dati, non allegati e solo affermati, inidonei a rendere il ricorso autosufficiente e a
incidere sulla tenuta logica della decisione.
3. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali,
nonché -valutato il contenuto del ricorso e in mancanza di elementi atti a
escludere la colpa nella determinazione della causa d’inammissibilità- al
versamento della somma, ritenuta congrua, di duemila euro alla cassa delle
ammende.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 06/04/2017

Il Consigliere estensore
Angela Tardio

che del tutto infondatamente, trascurando che la lama ripieghevole, una volta

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