Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16415 del 06/04/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 16415 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: TARDIO ANGELA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
RUGGIERO ALFONSO N. IL 06/06/1973
avverso la sentenza n. 12590/2014 CORTE APPELLO di ROMA, del
18/06/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELA TARDIO;

Data Udienza: 06/04/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 18 giugno 2015 la Corte di appello di Roma ha
confermato la sentenza del 3 dicembre 2013 del Tribunale di Roma, che, all’esito
del giudizio abbreviato, aveva dichiarato Ruggiero Alfonso responsabile del reato
di cui all’art. 4 legge n. 110 del 1975 e l’aveva condannato, esclusa la recidiva,
alla pena di mesi quattro di arresto e di euro cento di ammenda, ritenendo

congrua l’entità della pena.
2. Avverso detta sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, per
mezzo del suo difensore avv. Michele Maimone, chiedendone l’annullamento sulla
base di unico motivo, con il quale ha denunciato, ai sensi dell’art. 606, comma 1,
lett. e) , cod. proc. pen., “contraddittorietà, ambiguità ed obiettiva carenza” della
motivazione in ordine alla entità della pena irrogata.
3. In esito al preliminare esame presidenziale il ricorso è stato rimesso a
questa sezione per la decisione in camera di consiglio ai sensi degli artt. 591,
comma 1, e 606, comma 3, cod. proc. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
2. La valutazione svolta nella sentenza impugnata con riguardo alla entità
della pena inflitta, che è stata confermata, tenuto conto della gravità del fatto
(porto di coltello tipo stiletto, con lama lunga e appuntita, nel contesto di una lite
con la moglie per futili motivi) e della personalità dell’imputato, connotata
negativamente da diversi precedenti penali, uno dei quali anche specifico, ha
riguardato aspetti rientranti nel potere discrezionale del giudice di merito, che è
stato esercitato congruamente, logicamente e anche coerentemente al principio
di diritto secondo il quale l’onere motivazionale da soddisfare non richiede
necessariamente, in materia di determinazione della pena (tra le altre, Sez. 4, n.
21294 del 20/03/2013, Serratore, Rv. 256197; Sez. 5, n. 5582 del 30/09/2013,
dep. 2014, Ferrario, Rv. 259142), l’esame di tutti i parametri fissati dall’art. 133
cod. pen.
Tale valutazione si sottrae alle censure mosse, che, del tutto genericamente,
oppongono l’omessa considerazione di circostanze fondamentali, che sono state
solo indicate come enunciate nell’atto di appello.
3.

Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue di diritto la

condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché -valutato
il contenuto del ricorso e in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella

2

integrato il reato ascritto, non concedibili le attenuanti generiche e giustificata e

determinazione della causa di inammissibilità- al versamento della somma,
ritenuta congrua, di duemila euro in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.

Così deciso il 06/04/2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA