Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16412 del 06/04/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16412 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: TARDIO ANGELA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LOMBARDI VNCENZO N. IL 25/12/1975
avverso la sentenza n. 3003/2014 CORTE APPELLO di BARI, del
15/09/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELA TARDIO;

Data Udienza: 06/04/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Il 15 settembre 2015 la Corte di appello di Bari ha confermato la
sentenza del 27 gennaio 2014 del Tribunale di Trani – sezione di Andria, che
aveva dichiarato Lombardi Vincenzo colpevole del reato previsto dall’art. 9,
comma 2, legge n. 1423 del 1956, limitatamente alla prescrizione di cui al punto

stato colto in possesso di un telefono cellulare, e l’aveva condannato, esclusa la
recidiva contestata e concesse le circostanze attenuanti generiche, alla pena di
mesi otto di reclusione.
2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, per mezzo del
suo difensore avv. Pasqua Laura Di Pilato, l’imputato, che ne ha chiesto
l’annullamento sulla base di unico motivo, con il quale ha denunciato la
manifesta illogicità della motivazione quanto alle ragioni della disposta conferma
della pronuncia di condanna.
3. In esito al preliminare esame presidenziale il ricorso è stato rimesso a
questa sezione per la decisione in camera di consiglio ai sensi degli artt. 591,
comma 1, e 606, comma 3, cod. proc. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
2. Le deduzioni svolte dal ricorrente riproducono, infatti, gli argomenti
prospettati nel gravame, ai quali la Corte di appello ha dato adeguate e
argomentate risposte, esaustive in fatto per la loro logica congruenza alle
risultanze del quadro probatorio specificamente ripercorso, anche rimarcando
che la tesi difensiva, pure già prospettata in primo grado, non incideva in alcun
modo, anche ove la circostanza dedotta fosse stata vera, sulla responsabilità
dell’imputato che restava compiutamente provata.
Il ricorrente tende, invece, a provocare, esprimendo un dissenso di merito
rispetto alla ricostruzione dei dati di fatto e alle risposte ricevute, una nuova
lettura degli aspetti attinenti all’affermazione della sua responsabilità, che,
traducendosi nel sostanziale riesame nel merito, non è consentita in sede di
legittimità.
3. La rilevata inammissibilità del ricorso preclude, in questa sede, il rilievo
del decorso del termine di prescrizione avvenuto, per la disposta sospensione dei
termini (dal 7 maggio 2015 al 6 luglio 2015 e dal 6 luglio 2015 al 15 settembre

7 del provvedimento di sottoposizione alla misura di prevenzione per essere

2015), in data successiva alla sentenza di appello (Sez. U, n. 23428 del
22/03/2005, Bracale, Rv. 231164).
4. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali,
nonché -valutato il contenuto del ricorso e in mancanza di elementi atti a
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità- al
versamento della somma, ritenuta congrua, di duemila euro in favore della cassa
delle ammende.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 06/04/2017
Il Consigliere estensore

Il Presidente

Angela Tardio

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———–

P.Q.M.

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