Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16404 del 09/04/2018


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Penale Ord. Sez. 6 Num. 16404 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: PAOLONI GIACOMO

ORDINANZA
sul ricorso di
DELLA VALLE Giovanni, nato a Roccabascerana (AV) il 25/03/1959,
avverso la sentenza del 11/11/2017 del Tribunale di Benevento;
esaminati gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita in camera di consiglio la relazione svolta dal presidente Giacomo Paoloni.

FATTO E DIRITTO
Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Benevento ha applicato a
Giovanni Della Valle, ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., su sua richiesta concordata
con il pubblico ministero, la pena di sei mesi di reclusione per i reati, avvinti da
continuazione, di resistenza e lesioni volontarie a pubblico ufficiale.
Avverso tale sentenza ha proposto personalmente ricorso per cassazione
l’imputato, deducendo violazione di legge e mancanza di motivazione con specifico
riguardo alla omessa verifica della eventuale sussistenza di cause di non punibilità
valutabili in suo favore a norma dell’art. 129 cod. proc. pen.
Senza sottacere l’immanente genericità delle enunciate censure,

il ricorso non

può che essere dichiarato inammissibile per palese difetto di legittimazione processuale
del ricorrente.

Data Udienza: 09/04/2018

In via pregiudiziale, infatti, il ricorso è stato irritualmente proposto di persona
dall’imputato, a siffatta natura personale dell’atto impugnatorio non potendo certo far
velo l’avvenuta “autentica” della sottoscrizione del ricorrente ad opera di un legale.
Vidimazione o, per l’appunto, autenticazione che attesta soltanto la genuinità dell’atto e
la sua riconducibilità al firmatario ricorrente imputato.
Ai fini della valida instaurazione del giudizio di legittimità, trova oggi applicazione
la regola di cui all’art. 613, comma 1, cod. proc. pen., come novellato dalla legge 23
giugno 2017, n. 103, in vigore dal 3 agosto 2017, secondo cui «l’atto di ricorso, le

difensore iscritto nell’apposito albo speciale della Corte di cassazione munito di specifico
mandato difensivo.
In applicazione del principio processuale tempus regit actum la declaratoria di
inammissibilità del ricorso deve avvenire «senza formalità»

(de plano) in base al

disposto dell’art. 605, comma 5-bis, cod. proc. pen. (in rel. art. 591, comma 1-lett. a],
cod. proc. pen.), come introdotto dalla già citata legge n. 103 del 2017.
Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione segue per legge la condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma,
commisurata al coefficiente di colpa sotteso all’evidenziato difetto di

ius postulandi

dell’imputato, di euro 4.000 (quattromila) alla cassa ammende.

P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro quattromila in favore della cassa
delle ammende.
Così deciso il 09/04/2018

memorie e i motivi nuovi» devono essere sottoscritti, «a pena di inammissibilità», da un

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