Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16396 del 10/01/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 16396 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: COSTANZO ANGELO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MILETO SABRINA nato il 26/03/1970 a CATANZARO

avverso l’ordinanza del 27/07/2017 del TRIB. LIBERTA’ di CATANZARO
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO COSTANZO;
sentite le conclusioni del PG PERLA LORI per l’inammissibilita’ del ricorso

Data Udienza: 10/01/2018

(

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Catanzaro ha rigettato l’appello di Sabrina Mileto contro
l’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lamezia
Terme non ha accolto la richiesta di declaratoria di inefficacia del provvedimento
di sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio (responsabile dell’area personale
della S.A.C.A.L. società per azioni a prevalente partecipazione pubblica) per
omesso interrogatorio ex art. 294 cod. proc. pen., escludendo che nel caso di

un interrogatorio di garanzia ulteriore rispetto a quello preventivo previsto
dall’art. 289, comma 2, cod. proc. pen..

2. Nel suo ricorso Mileto chiede l’annullamento dell’ordinanza per violazione
dell’art. 294, comma 1 bis cod. proc. pen. ribadendo la tesi della necessità di un
secondo interrogatorio dopo quello ex art. 289, comma 2, cod. proc. pen. sul
presupposto che quello preventivo è volto a valutare eventuali pregiudizi che la
misura interdittiva potrebbe arrecare alla continuità della funzione o servizio
pubblici mentre quello successivo tutela solo le esigenze di difesa dell’indagato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. L’interrogatorio preventivo ex art. 289 del cod. proc. pen., che impone al
Giudice per le indagini preliminari di interrogare l’indagato prima di decidere
sulla richiesta del pubblico ministero di sospensione dall’esercizio di un pubblico
ufficio o servizio, amplia la sfera delle garanzie – con particolare riguardo al
diritto di difesa – dei soggetti in favore dei quali opera e la sua

ratio sta

nell’esigenza, la cui attuazione rientra nelle scelte discrezionali del legislatore, dì
verificare anticipatamente che la sospensione dall’ufficio o dal servizio non rechi,
senza effettiva necessità, pregiudizio alla continuità della pubblica funzione o del
servizio pubblico (Corte cost. ord. n. 229

del 22/06/2000).

Tuttavia questa sua funzione di verifica non elide quella, fondamentale, di
tutela del diritto di difesa, il cui esercizio nel caso della misura interdittiva viene
consentito in anticipo rispetto all’applicazione della misura perché si considera
meno urgente e rilevante, rispetto alla misura coercitiva, la sorpresa che rende
più efficaci gli effetti dell’applicazione (Sez. 6, n. 41124 del 22/09/2016, Rv.
268328).
La previsione di cui all’art. 289, comma 2, cod. proc. pen., costituisce norma
speciale rispetto alle previsioni generali di cui all’art. 294 cod. proc. pen. (Sez. 6,
2

applicazione della misura interdittiva ex art. 289 cod. proc. pen. sia necessario

n. 16364 del 5/02/2008, Rv. 239728) e solo “se la sospensione dall’esercizio di

un pubblico ufficio o servizio è disposta dal giudice in luogo di una misura
coercitiva richiesta dal pubblico ministero, l’interrogatorio ha luogo nei termini di
cui al comma 1-bis dell’articolo 294”, come previsto dall’ultimo periodo dell’art.
289, comma 2, cod. proc. pen. come modificato dall’art. 7, comma 1, legge 16
aprile 2015, n. 47.
Questa corretta interpretazione ha seguito il Tribunale opportunamente
precisando – inoltre – che, anche se l’interrogatorio ex art. 289, comma 2, cod.

l’interrogatorio ex art. 294 cod. proc. pen.), per l’esplicito richiamo agli artt. 64 e
65 cod. proc. pen., il Giudice deve rendere noti alla persona indagata gli
elementi di prova a suo carico (salvo che possa derivarne pregiudizio alle
indagini), per cui ricorre una disciplina analoga a quella prevista per
l’interrogatorio di garanzia ex art. 294, cod. proc. pen. che non giustifica che si
duplichi interrogatorio già svoltosi ex art. 289, comma 2, cod. proc. pen..
Su queste basi, il ricorso risulta infondato e dal suo rigetto deriva ex art.
616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali
Così deciso il 10/01/2018

Il Consigliere estensore
Angelo stanzo

Il Presidente
Giacomo,

proc. pen. avviene senza il preventivo deposito degli atti (come invece per

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