Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16338 del 21/09/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 16338 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MANCUSO LUIGI FABRIZIO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
STRANEO PAOLA nato il 11/05/1971 a GENOVA

avverso l’ordinanza del 28/10/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI FABRIZIO MANCUSO;
lette/sentite le conclusioni del PG

Data Udienza: 21/09/2017

Letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona della dott.ssa
Felicetta Marinelli, Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa
Corte, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso e la condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 28 ottobre 2016, il Tribunale di sorveglianza di Roma,

revocava la misura alternativa della detenzione domiciliare alla quale la
condannata Straneo Paola, madre di un figlio minorenne portatore di handicap,
era stata ammessa il 12 febbraio 2016 ai sensi dell’art. 47-quinquies ord. pen.

2. L’avv. Veronica Paturzo e l’avv. Alessandro De Federicis, in difesa della
Straneo, hanno proposto ricorso per cassazione con atto articolato in due motivi.
2.1. Con il primo motivo si deduce, richiamando l’art. 606, comma 1 lett.
b), cod. proc. pen., inosservanza ed erronea applicazione degli artt. 47-quinquies
e 47-sexies ord. pen. La Straneo è stata ammessa alla detenzione domiciliare
speciale ex art. 47-quinquies ord. pen., quale madre convivente di figlio minorenne
portatore di handicap totalmente invalidante. Il Tribunale di sorveglianza, nel
disporre la revoca della misura, ritenendo che la Straneo avesse tenuto
ripetutamente condotte che hanno portato alla totale vanificazione delle
prescrizioni nascenti dall’ordinanza che aveva concesso la misura, è incorso in
violazione di legge, perché non ha tenuto conto che le presunte violazioni sono
tutte inerenti all’allontanamento – peraltro autorizzato dal Tribunale di
sorveglianza – della Straneo dall’abitazione per esigenze psicofisiche del figlio, ed
ha omesso di valutare l’entità e la rilevanza delle violazioni, mentre alla revoca
non possono dare luogo tutte le violazioni, bensì solo quelle che evidenziano
inidoneità del beneficiario a proseguire l’esecuzione della pena con la modalità
alternativa.
2.2. Con il secondo motivo si deduce, richiamando l’art. 606, comma 1 lett.
e), cod. proc. pen., mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione dell’ordinanza impugnata. Il Tribunale di sorveglianza ha omesso di
motivare: sul comportamento complessivo della condannata, la quale, ammessa
dal 20 ottobre 2011 al regime degli arresti domiciliari e poi a quello della
detenzione domiciliare, non ha commesso alcuna violazione, ha fruito di
liberazione anticipata per l’intero periodo, ha sempre rispettato le prescrizioni
impostele, come emerge da relazione dell’autorità preposta al controllo; sul fatto
che il Magistrato di sorveglianza, sin dal 16 dicembre 2014, data di irrevocabilità

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ritenuta l’incapacità di corretta e responsabile gestione da parte della beneficiaria,

della sentenza di condanna, non ha mai eccepito alcuna violazione delle
prescrizioni; in ordine alla comparazione dell’entità delle violazioni rispetto alla
specifiche esigenze psico-fisiche del minorenne; sull’acclarata indispensabilità
delle attività exstrascolastiche di tale figlio; sulla buona fede della Straneo; su
quanto emerge da memoria difensiva circa la convinzione della Straneo di non
incorrere in alcuna violazione, posto che costei aveva sempre informato della
propria condotta i Carabinieri ed aveva ricevuto dagli stessi messaggi sms di
conferma. Il Tribunale di sorveglianza ha omesso di valutare tutti gli atti del

– in realtà consegnato dalla Straneo alla Polizia e presente in atti – per la
riabilitazione e l’attività di cura del minore, e che quindi il Magistrato di
sorveglianza e le autorità preposte non erano in condizioni tali da poter svolgere
gli opportuni controlli. La motivazione è oltremodo illogica e contraddittoria
laddove, sulla base di mere illazioni, supposizioni, letture travisate di varie
attestazioni cliniche, ritiene che le attività in relazione alle quali erano state
riscontrate le presunte violazioni non avevano finalità riabilitativa.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Entrambi i motivi di ricorso, riguardanti rispettivamente presunta
violazione di legge e lamentati vizi di motivazione, sono infondati e possono essere
trattati congiuntamente, perché strettamente connessi.
1.1. La detenzione domiciliare prevista dall’art. 47-ter della legge 26 luglio
1975, n. 354, ord. pen., non deve essere automaticamente revocata in qualsiasi
caso di violazione delle prescrizioni dettate, ma solo quando il comportamento del
soggetto risulta incompatibile con la prosecuzione della misura (Sez. 1, n. 13951
del 04/02/2015 – dep. 02/04/2015, Marotta, Rv. 263077). Sotto il profilo dei limiti
del giudizio di legittimità, poi, deve notarsi che il controllo può avere come oggetto
la verifica circa la violazione di disposizioni di legge e l’analisi della motivazione,
che può essere affetta da patologie rilevanti qualora sia del tutto priva dei requisiti
minimi di coerenza,0 completezza e logicità (al punto da risultare meramente
apparente perché assolutamente inidonea a rendere comprensibile l’iter logico
seguito dal giudice), o qualora esponga linee argomentative talmente prive di
coordinazione e carenti dei passaggi razionali essenziali da fare rimanere oscure
le basi giustificative della decisione.
1.2. Ciò premesso in astratto, l’ordinanza impugnata risulta immune dai
vizi denunciati. Essa, infatti, contiene un giudizio di merito – insindacabile in questa
sede di legittimità perché sorretto da sintetica motivazione priva di vizi logici sulla incapacità di corretta e responsabile gestione della misura da parte della
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procedimento, ed ha affermato illogicamente che non è presente alcun programma

Straneo. L’ordinanza, poi, applica correttamente la legge, perché individua detta
incapacità come ragione per la revoca del beneficio. Il Tribunale di sorveglianza,
quindi, ha esercitato legittimamente il potere di valutazione delle risultanze
istruttorie, esprimendo – con motivazione adeguata e razionale – il proprio libero
convincimento in ordine alla assenza di condizioni per l’utile esperimento della
misura alternativa presso il domicilio. Al riguardo, è sufficiente rimarcare, così
superando ogni altro rilievo inerente alla motivazione, che il provvedimento qui
impugnato evidenzia, fra l’altro, sia che la Straneo si allontanò dal domicilio, senza

rispondono ad esigenze psicofisiche del minore, come pescare con gli amichetti,
assistere ad uno spettacolo di burattini, fare shopping in orari non contemplati
nell’autorizzazione; sia che la Straneo si allontanò dal comune di domicilio senza
autorizzazione; sia che le violazioni hanno carattere di gravità.
Lo sviluppo argomentativo della motivazione posta a sostegno
dell’ordinanza impugnata, esauriente ed immune da vizi logici e giuridici, è basato
su una coerente analisi critica degli elementi disponibili e sulla loro coordinazione
in un organico quadro interpretativo. Detta motivazione, quindi, supera il vaglio di
legittimità demandato a questa Corte, il cui sindacato deve arrestarsi alla verifica
del rispetto delle regole della logica e della conformità ai canoni legali che
presiedono all’apprezzamento delle circostanze fattuali.
2. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Ai sensi dell’art. 616 cod.
proc. pen., la ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese
processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, 21 settembre 2017.

autorizzazione, per talune attività che non hanno carattere riabilitativo né

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