Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16304 del 08/03/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 16304 Anno 2018
Presidente: ROSI ELISABETTA
Relatore: CORBETTA STEFANO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Sersif Mohammed, nato in Marocco il 01/09/1987

avverso la sentenza del 27/09/2016 della Corte d’appello di Firenze

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere Stefano Corbetta;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, Fulvio
Baldi, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, avv. Teresa Poerio, del foro di Firenze, che ha concluso
chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 08/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’appello di Firenze confermava la
pronuncia resa dal tribunale di Firenze, la quale, all’esito del giudizio abbreviato,
aveva condannato Mohamnned Sersif alla pena di giustizia, perché ritenuto
responsabile del delitto di cui agli artt. 110 cod. pen., 73, comma 5, d.P.R. n.
309 del 1990, per aver ceduto alcune dosi di cocaina a Riccardo Lattanzio e a

correi, nei cui confronti si è proceduto separatamente, gr. 7 di cocaina e ulteriore
sostanza non specificata, che veniva gettata nel WC all’atto dell’intervento della
p.g.

2. Avverso l’indicata sentenza l’imputato, tramite il difensore, propone
ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
2.1. Con il primo motivo si deduce vizio motivazionale in relazione all’art.
533 cod. proc. pen. per mancato rispetto del canone dei “ragionevole dubbio”.
Assume il ricorrente che, con riferimento alla sola detenzione dello stupefacente
sequestrato presso l’abitazione della moglie – non essendo, invece, contestata
dal ricorrente la cessione di cocaina a Lattanzi e a Fruscio – la Corte territoriale
avrebbe affermato la penale responsabilità di Sersif con motivazione carente, in
quanto, lo stupefacente, da un lato, era nella disponibilità dei tre soggetti
presenti nell’appartamento, i quali cercarono di nasconderlo; dall’altro, aveva un
grado di purezza differente da quello ceduto dal Sersif a Lattanzio e a Fruscio, le
cui dichiarazioni non avrebbero una sicura concludenza. Ad avviso del ricorrente,
l’ipotesi che le tre persone presenti presso l’abitazione della moglie del Sersif
fossero le uniche a detenere lo stupefacente, anche per utilizzarlo in gruppo,
appare verosimile e per nulla congetturale, alla luce della dinamica dei fatti e
della personalità dei soggetti stessi, due dei quali gravati da precedenti specifici.
2.2. Con il secondo motivo si eccepisce violazione di legge in relazione gli
artt. 240 cod. pen. e 12-sexies d.l. n. 306 del 1992. Ad avviso del ricorrente, il
denaro sequestrato – fatta eccezione per 40 euro, ricevuti da Lattanzio e da
Fruscio, quale corrispettivo della vendita di stupefacente – non avrebbe potuto
essere confiscato, mancando la prova che fosse il provento dell’attività di
spaccio.

7

Michele Fruscio, e per aver detenuto nella propria abitazione, unitamente ad altri


CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

2. Il primo motivo è manifestamente infondato.
Deve osservarsi, in primo luogo, che la regola di giudizio, compendiata nella
formula “al di là di ogni ragionevole dubbio”, rileva in sede di legittimità

della motivazione della sentenza, non avendo la Corte di cassazione alcun potere
di autonoma valutazione delle fonti di prova (così, da ultimo, Sez. 2, n. 28957
del 03/04/2017 – dep. 09/06/2017, D’Urso e altri, Rv. 270108).
Va, inoltre, ricordato che esula dai poteri della Corte di cassazione quello di
una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui
valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa
integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il
ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez.
Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, riv. 207944; Sez. 4, n. 4842 del
02/12/2003 06/02/2004, Elia, Rv. 229369).
Deve aggiungersi che, nel caso in esame, si è in presenza di una “doppia
conforme” statuizione di responsabilità, il che limita, all’evidenza, i poteri di
rinnovata valutazione della Corte di legittimità, nel senso che, ai limiti
conseguenti all’impossibilità per la Cassazione di procedere ad una diversa
lettura dei dati processuali o una diversa interpretazione delle prove, essendo
estraneo al giudizio di cassazione il controllo sulla correttezza della motivazione
in rapporto ai dati probatori, si aggiunge l’ulteriore limite in forza del quale
neppure potrebbe evocarsi il tema del “travisamento della prova”, a meno che
(ma non è questo il caso, già alla luce dei motivi di ricorso) il giudice di merito
abbia fondato il proprio convincimento su una prova che non esiste o su un
risultato di prova incontestabilmente diverso da quello reale, considerato che, in
tal caso, non si tratta di reinterpretare gli elementi di prova valutati dal giudice
di merito ai fini della decisione, ma di verificare se detti elementi sussistano.

3. Ciò chiarito, si osserva che le argomentazioni proposte dal ricorrente
tendono, appunto, a ottenere una ricostruzione dei fatti mediante criteri di
valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito, il quale, con
motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le ragioni del suo
convincimento.

esclusivamente ove la sua violazione si traduca nell’illogicità manifesta e decisiva

Invero, premesso che Sersif è stato sorpreso all’atto di cedere sostanza
stupefacente a due acquirenti, e che, in quell’occasione, sulla sua persona, fu
rinvenuta la somma, in contanti, pari a 715 euro, composta da banconote di
piccolo taglio, la Corte territoriale ha evidenziato che l’accesso presso l’abitazione
della moglie dell’imputato, dove fu rinvenuto altro stupefacente, fu reso possibile
grazie alle chiavi, che il Sersif aveva con sé, pur avendo l’imputato dichiarato, in
un primo momento, di essere senza fissa dimora. A ciò si aggiunga che il
Lattanzio aveva riferito di pregresse cessioni di stupefacente da parte del Sersif,

Sulla base di questi elementi fattuali, i giudici di merito hanno ricollegato
l’attività di cessione di sostanze stupefacenti, posta in essere dall’imputato,
all’immobile di via delle Panche e, pertanto, anche alla sostanza, sempre del tipo
cocaina, ivi rinvenuta.
Si tratta di una motivazione non manifestamente illogica, aderente alle
risultanze processuali, sicché non merita censure.

4. Quanto al secondo motivo, va chiarito che, trattandosi di “fatto lieve”, la
confisca del denaro è stata disposta ai sensi dell’art. 240, comma 1, cod. pen.
4.1. Invero, come affermato da questa Corte di legittimità, in relazione al
reato previsto dall’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, può
procedersi alla confisca del danaro, trovato in possesso dell’imputato, solo
quando ricorrono le condizioni generali previste dall’art. 240 cod. pen. e non ai
sensi dell’art. 12-sexies del D.L. n. 306 del 1992, convertito nella I. n. 356 del
1992. (Sez. 4, n. 40912 del 19/09/2016 – dep. 30/09/2016, Ka, Rv. 267900).
4.2. Va, poi, ulteriormente precisato che, in relazione al delitto di cui all’art.
73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990, il giudice può, con adeguata motivazione,
sottoporre a confisca facoltativa il denaro che rappresenta il profitto ricavato
dalla cessione di sostanze stupefacenti, trattandosi di cose riferibili direttamente
al reato, la cui ablazione deve essere giustificata con l’esistenza di un nesso
pertinenziale con l’illecito, che impone la sottrazione dei beni alla disponibilità del
colpevole per impedire la agevolazione di nuovi fatti criminosi (Sez. 3, n. 2444
del 23/10/2014 – dep. 20/01/2015, Anibaldi, Rv. 262399).
4.3. Nel caso di specie, la Corte si è uniformata ai principi ora ricordati,
osservando che il denaro era da ritenersi provento dall’attività di spaccio, sulla
base di precisi elementi di fatto, puntualmente indicati: Sersif è stato colto
nell’atto di cedere sostanza stupefacente; la somma di denaro, che Sersif aveva
con sé al momento dell’arresto, era costituita da banconote tutte di piccolo
taglio; presso l’abitazione dell’imputato fu rinvenuta altra sostanza stupefacente;
Sersif non ha fornito una diversa spiegazione circa l’origine lecita del denaro.

4

avvenute proprio in via della Panche, dove è ubicata l’abitazione dell’imputato.

Si tratta di una motivazione non manifestamente illogica, ancorata a
elementi di fatto, precisi e circostanziati, che, pertanto, supera il vaglio di
legittimità.

5. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen.,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al

dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 08/03/2018.

pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in

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