Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16288 del 15/02/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 16288 Anno 2018
Presidente: ANDREAZZA GASTONE
Relatore: DI STASI ANTONELLA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
COCO CARMELO GIOVANNI, nato a Catania il 17/06/1958
LITTERI ROSARIO, nato a Catania il 05/12/1952

avverso la sentenza del 31/03/2017 della Corte di appello di Catania

visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott.
Fulvio Baldi, che ha concluso per il rigetto.

Data Udienza: 15/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 31/03/2017, la Corte di appello di Catania, decidendo in
sede di giudizio di rinvio a seguito della sentenza n. 26496/16 di annullamento
della Corte di Cassazione, in riforma della sentenza emessa in data 25.10.2011
dal Tribunale di Catania, rideterminava la pena inflitta a Coco Carmelo Giovanni e
Litteri Rosario per le imputazioni loto ascritte in anni sei di reclusione ed euro
27.000 di multa ciascuno.

a mezzo del rispettivo difensore di fiducia, articolando i motivi di seguito enunciati
nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173
comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Coco Carmelo Giovanni deduce vizio di motivazione in relazione alla mancata
dichiarazione di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alla
contestata recidiva.
Litteri Rosario deduce violazione di legge e vizio di motivazione in ordine
all’applicazione dell’aggravante di cui all’art. 99 cod.pen., lamentando la mancata
esclusione della recidiva contestata che aveva comportato un aumento di pena ed
un aggravio del trattamento sanzionatorio.
Chiedono, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

I ricorsi vanno dichiarati inammissibili perché basati su motivi

manifestamente infondati.
2. Trattandosi di giudizio in sede di rinvio, vige il principio della formazione
progressiva del giudicato, che si forma, in conseguenza del giudizio della Corte di
cassazione di parziale annullamento dei capi della sentenza e dei punti della
decisione impugnati, su quelle statuizioni suscettibili di autonoma considerazione,
quale, come rileva nella specie, quella relativa al giudizio di bilanciamento tra le
circostanze ed alla mancata esclusione della recidiva, che diventano non più
suscettibili di ulteriore riesame con conseguente preclusione per il giudice del
rinvio, a norma dell’art. 624 cod.proc.pen. di intervenire sui punti della sentenza
non oggetto dell’annullamento (Sez. U, n.6019 del 11/05/1993, Rv.193421; Sez
U, n.4460 del 19/01/1994, Rv.196887; Sez.3, n.18502 del 08/10/2014,
dep.05/05/2015, Rv.263636).
La sentenza di annullamento parziale pronunziata dalla Cassazione, quindi,
avendo avuto ad oggetto solamente la misura della pena base e l’aumento per la
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2. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione gli imputati,

continuazione, esaurisce il giudizio in relazione a tutte le disposizioni contenute
nella impugnata sentenza e non comprese in quelle annullate, ne’ ad esse legate
da un rapporto di connessione essenziale.
Ne consegue che non può essere censurato un vizio di motivazione od una
violazione di legge della sentenza in sede di rinvio che involga questioni coperte
da giudicato, il cui esame non è più ammissibile
3. Va, peraltro, rilevato, quanto alla doglianza relativa all’aggravio del
trattamento sanzionatorio per l’aumento per la recidiva, che la stessa non trova
neppure riscontro nella sentenza impugnata in quanto la pena è stata irrogata nel

di equivalenza della predetta circostanza aggravante con le circostanze attenuanti
generiche.
4. Essendo i ricorsi inammissibili e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non
ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
(Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna dei ricorrenti al pagamento
delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione
pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 15/02/2018

minimo edittale e senza alcun aumento a titolo di recidiva, a seguito del giudizio

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