Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16274 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16274 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MARTINO SALVATORE nato il 06/07/1992 a GUASTALLA

avverso la sentenza del 05/07/2017 della CORTE APPELLO di CATANZARO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Catanzaro ha
confermato la sentenza del 3/5/2017 del Tribunale di Crotone, con cui, in esito a giudizio
abbreviato, Salvatore Martino era stato condannato alla pena di anni uno e mesi sei di
reclusione ed euro 2.000,00 di multa, in relazione al reato di cui all’art. 73, comma 5,
d.P.R. 309/90.
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando
violazione dell’art. 73 d.P.R. 309/90 e vizio della motivazione, in relazione alla

presente nello stupefacente sequestrato avrebbe dovuto indurre i giudici di merito a
ritenere che esso fosse destinato al consumo personale del ricorrente; ha anche eccepito
l’errata valutazione delle risultanze processuali, non essendovi prove certe che la
sostanza stupefacente rinvenuta dai Carabinieri fosse nella sua disponibilità, posto che
coabitava con altre persone.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso, pressoché riproduttivo dell’atto d’appello, è inammissibile, essendo
diretto a censurare la ricostruzione della vicenda sul piano del merito, attraverso una
rivisitazione degli elementi a disposizione, di cui è stata proposta una lettura alternativa,
non consentita nel giudizio di legittimità.
Alla Corte di cassazione è, infatti, preclusa la possibilità non solo di sovrapporre
la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi,
ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione
mediante un raffronto tra l’apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri
modelli di ragionamento mutuati dall’esterno (tra le altre, Sez. U., n. 12 del 31/05/2000,
Jakani, Rv. 216260; Sez. 2, n. 20806 del 5/05/2011, Tosto, Rv. 250362).
Resta, dunque, esclusa, pur dopo la modifica dell’art. 606, comma 1, lett. e),
cod. proc. pen. la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da
contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia
pure anch’essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti o
un diverso giudizio di rilevanza o comunque di attendibilità delle fonti di prova (Sez. 3, n.
12226 del 22/01/2015, G.F.S., non nnassimata; Sez. 3, n. 40350, del 05/06/2014, C.C.
in proc. M.M., non massimata; Sez. 3, n. 13976 del 12/02/2014, P.G., non massimata;
Sez. 6, n. 25255 del 14/02/2012, Mnervini, Rv. 253099; Sez. 2, n. 7380 in data
11/01/2007, Messina ed altro, Rv. 235716).
Inoltre, è opportuno ribadire che il ricorso per cassazione fondato sugli stessi
motivi proposti in sede di impugnazione e motivatamente respinti da parte del giudice del
gravame deve ritenersi inammissibile, sia per l’insindacabilità delle valutazioni di merito
adeguatamente e logicamente motivate, sia per la genericità delle doglianze che, solo
1

L

affermazione della sua responsabilità, in quanto il modesto quantitativo di principio attivo

apparentemente, denunciano un errore logico o giuridico determinato (in termini v. Sez.
3, n. 44882 del 18/07/2014, Cariolo e altri, Rv. 260608; Sez. 6, n. 20377 del
11/03/2009, Arnone e altro, Rv. 243838; Sez. 5, n. 11933 del 27/01/2005, Giagnorio,
Rv. 231708).
Nel caso in esame la Corte territoriale, nel disattendere il gravame dell’imputato,
ha adeguatamente illustrato gli elementi sulla base dei quali sono state ricavate, in modo
pienamente logico, sia la riconducibilità della sostanza stupefacente all’imputato (in
considerazione del suo rinvenimento nella abitazione laddove lo stesso si trovava in

polizia giudiziaria, allorquando aveva cercato di disfarsi, gettandola nel gabinetto, di
detta sostanza), sia la finalità di spaccio (desunta dal confezionamento in dosi, dal
possesso di due bilancini di precisione, dal suddetto tentativo di occultamento, dal
quantitativo e dalla mancata dimostrazione dello stato di tossicodipendenza): si tratta di
motivazione del tutto adeguata, di cui il ricorrente propone una rivisitazione sul piano del
merito, non consentita nel giudizio di legittimità, con la conseguente inammissibilità del
ricorso.
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in C 3.000,00.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23 marzo 2018
Il Consigliere estensore

Il Preside e

regime di detenzione domiciliare e della sua reazione all’atto del controllo da parte della

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