Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16270 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16270 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DIANA VINCENZO nato il 14/06/1990 a NAPOLI

avverso la sentenza del 08/03/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Napoli, in accoglimento
della impugnazione proposta dal pubblico ministero, ha riformato la sentenza del
9/2/2011 del Tribunale di Napoli, con cui Vincenzo Diana era stato condannato alla pena
di mesi otto di reclusione ed euro 7.500,00 di multa, in relazione al reato di cui all’art. 6,
commi 1, 2 e 6, I. n. 401 del 1989 (per avere, in occasione dell’incontro di calcio tra le
squadre nazionali dell’Italia e dell’Irlanda del Nord, omesso di comparire presso il
Commissariato di pubblica sicurezza di Scampia, come stabilito con provvedimento del

attenuanti generiche e ha rideterminato la pena in mesi dieci di reclusione ed euro
6.667,00 di multa, confermando nel resto la sentenza impugnata.
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando
violazione dell’art. 6 I. n. 401 del 1989, in conseguenza della indeterminatezza del
provvedimento del Questore di cui gli era stata contestata l’inosservanza, in quanto tale
provvedimento contemplava solamente, in modo generico, il divieto di accesso ai luoghi
di svolgimento delle competizioni sportive delle squadre di calcio del Napoli e della
Nazionale Italiana, e il contestuale obbligo di presentazione presso l’autorità di pubblica
sicurezza, senza ulteriori precisazioni, con la conseguente indeterminatezza delle
competizioni in concomitanza delle quali avrebbe dovuto ottemperare al suddetto obbligo
di presentazione. Nella specie gli era stata addebitata l’omessa presentazione in
concomitanza alla partita amichevole del 6/6/2009 tra la squadra Nazionale Italiana di
calcio e la rappresentativa dell’Irlanda del Nord, svoltasi a Pisa e di cui non era a
conoscenza, in quanto non prevista da calendari ufficiali o compresa in tornei o
campionati, né determinata o determinabile sulla base di quanto indicato nel
provvedimento. Ha inoltre eccepito l’inefficacia del provvedimento del Questore
impositivo di detto obbligo, essendo stato assolto dal Tribunale per i minorenni di Napoli
dal reato di cui all’art. 6 bis, comma 2, I. n. 401 del 1989, e non sussistendo di
conseguenza il presupposto necessario per la sottoposizione a tale misura.
Ha, inoltre, denunciato vizio della motivazione in relazione all’accertamento della
condotta illecita e, in particolare, riguardo alla preventiva conoscibilità della
manifestazione sportiva in corrispondenza della quale avrebbe dovuto presentarsi presso
l’autorità di pubblica sicurezza, con il conseguente insufficiente accertamento
dell’elemento soggettivo e di quello oggettivo del reato ascrittogli.
Ha prospettato ulteriore vizio della motivazione, con riferimento alla esclusione
delle circostanze attenuanti generiche e alla misura della pena, non adeguatamente
giustificate dalla Corte d’appello, che sul punto aveva accolto l’impugnaone del
Procuratore Generale, benché il Tribunale si fosse già apprezzabilmente discostato dal
minimo edittale.
1

Questore di Napoli del 25/1/2008, convalidato il 20/3/2008), ha escluso le circostanze

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
Le doglianze riguardo alla affermazione di responsabilità sono manifestamente
infondate, avendo la Corte d’appello evidenziato la chiara e univoca indicazione, presente
nel provvedimento del Questore, dell’obbligo di presentarsi presso l’autorità di pubblica
sicurezza trenta minuti dopo l’inizio del primo tempo di gioco e trenta minuti dopo l’inizio
del secondo tempo degli incontri di calcio della squadra del Napoli e della Nazionale
Italiana disputate sul territorio nazionale, con la conseguente evidente infondatezza delle

preventiva conoscibilità delle competizioni della squadra nazionale italiana di calcio,
trattandosi di manifestazioni notoriamente non frequenti e di cui è ampiamente e
preventivamente diffusa la notizia dello svolgimento.
Altrettanto manifestamente infondate sono le, peraltro generiche, doglianze in
ordine alla inefficacia del provvedimento impositivo dell’obbligo, a causa e in
conseguenza della assoluzione dell’imputato dal reato di cui all’art. 6 bis, comma 2, I. n.
401 del 1989, giacché la condanna per questo o altri reati non costituisce presupposto
della imposizione dell’obbligo di presentazione, conseguente alla sola commissione di
condotte pericolose per l’ordine e la sicurezza e l’incolumità pubblica, nella specie
accertate e poste a base del provvedimento del Questore tempestivamente convalidato,
indipendentemente dalla rilevanza penale delle stesse.
L’esclusione delle circostanze attenuanti generiche e la misura della pena sono,
poi, state adeguatamente e correttamente giustificati dalla Corte d’appello, attraverso la
sottolineatura della mancanza di elementi di positiva considerazione e della negativa
personalità dell’imputato, gravato da quattro precedenti penali specifici: si tratta di
motivazione adeguata e non sindacabile sul piano delle valutazioni di merito nel giudizio
di legittimità, con la conseguente inammissibilità delle relative doglianze.
Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile, stante la manifesta
infondatezza delle generiche doglianze relative alla affermazione di responsabilità e il
contenuto non consentito di quelle relative alla esclusione delle circostanze attenuanti
generiche e al trattamento sanzionatorio.
L’inammissibilità originaria del ricorso esclude il rilievo della eventuale
prescrizione verificatasi successivamente alla sentenza di secondo grado, giacché detta
inammissibilità impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di
impugnazione innanzi al giudice di legittimità, e preclude l’apprezzamento di una
eventuale causa di estinzione del reato intervenuta successivamente alla decisione
impugnata (Sez. un., 22 novembre 2000, n. 32, De Luca, Rv. 217266; conformi, Sez.
un., 2/3/2005, n. 23428, Bracale, Rv. 231164, e Sez. un., 28/2/2008, n. 19601, Niccoli,

2

doglianze del ricorrente in ordine alla indeterminatezza del provvedimento e alla difficile

Rv. 239400; in ultimo Sez. 2, n. 28848 del 8.5.2013, Rv. 256463; Sez. 2, n. 53663 del
20/11/2014, Rasizzi Scalora, Rv. 261616).
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23 marzo 2018
Il Consigliere estensore

Il Preside e

in C 3.000,00.

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