Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16265 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16265 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: LIBERATI GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MINAI ADIL nato il 13/08/1980

avverso la sentenza del 29/11/2016 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI LIBERATI;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Firenze ha confermato
la sentenza del 22/4/2015 del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze,
con cui, in esito a giudizio abbreviato, Miahi Adie era stato condannato alla pena di anni
tre e mesi quattro di reclusione ed euro 10.000,00 di multa, in relazione al reato di cui
all’art. 73, comma 4, d.P.R. 309/90 (per avere trasportato e detenuto a fine di spaccio
grammi 5.989,5 di sostanza stupefacente del tipo hashish).
Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione,

cui era stato rigettato il motivo d’appello mediante il quale era stata chiesta una
riduzione della pena, in quanto la conferma del trattamento sanzionatorio stabilito dal
primo giudice era stato disposto sottolineando la recidiva reiterata e specifica nel
quinquennio, pur trattandosi di un criterio estraneo a quelli di cui all’art. 133 cod. pen., e
omettendo di considerare il modesto quantitativo di principio attivo presente nella
sostanza stupefacente sequestrata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso, peraltro riproduttivo del primo motivo d’appello, adeguatamente
considerato e motivatamente disatteso dalla Corte territoriale, è manifestamente
infondato.
La Corte d’appello ha adeguatamente giustificato la conferma del trattamento
sanzionatorio, attraverso la sottolineatura sia della gravità del fatto (desunta dall’ingente
quantitativo di sostanza stupefacente trasportato, costituente anche indice univoco del
collegamento con narcotrafficanti, dunque della maggior gravità del fatto e della
pericolosità dell’agente), sia della personalità negativa dell’imputato (desunta dai suoi
precedenti penali, di entità tale da consentire la contestazione e il rilievo della recidiva
reiterata e specifica nel quinquennio): si tratta di motivazione pienamente adeguata,
essendo stati indicati gli elementi tra quelli di cui all’art. 133 cod. pen. ritenuti di rilievo
assorbente nella conferma del trattamento sanzionatorio (di cui, per giurisprudenza
consolidata di questa Corte, è sufficiente una valutazione di sintesi), non sindacabile sul

lamentando la contraddittorietà e l’illogicità manifesta della motivazione, nella parte in

piano della valutazione di merito nel giudizio di legittimità, con la conseguente
inammissibilità del ricorso.
Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del
versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata
in C 3.000,00.

1

L

A 04:

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23 marzo 2018
Il Presid

Il Consigliere estensore

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