Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1624 del 12/12/2012


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 1624 Anno 2013
Presidente: MACCHIA ALBERTO
Relatore: CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE ROBERTO MARIA

dott. Alberto Macchia – Presidente –

Sentenza n. 31 c2.3FA

dott. Enzo Iannelli – Consigliere –

U.P. 12/12/2012

dott. Geppino Rago – Consigliere –

R.G.N. 32539/2012

dott. ssa Giovanna Verga – Consigliere dott. Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone – Consigliere relatore –

SENTENZA
sul ricorso proposto da Picciau Vittoria nata a Maglie 21/12/1978
avverso la sentenza del 20/5/2010 della Corte d’appello di Lecce;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Roberto Maria Carrelli Palombi di
Montrone;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
dott. Giuseppe Volpe, che ha concluso chiedendo che il ricorso venga
dichiarato inammissibile.

RITENUTO IN FATTO

1.

Con sentenza in data 20/5/2010, la Corte di appello di Lecce

confermava la sentenza del Tribunale di Lecce del 24/2/2009, che aveva
condannato Picciau Vittoria alla pena di mesi sette di reclusione ed € 600,00
di multa per il reato di cui agli artt. 81, 110, 640 comma 2 n. 1 cod. pen,
1.1.

La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello,

in punto di sussistenza di nullità della sentenza per violazione del diritto di
difesa per l’ammissione della lista testi del P.M. depositata lo stesso giorno

j20 i

Data Udienza: 12/12/2012

dell’udienza, in punto di riconosciuta responsabilità dell’imputata in ordine
al reato alla stessa ascritto ed in punto di concessione delle attenuanti
generiche prevalenti e riduzione della pena.

2.

Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputata, per mezzo del suo

difensore di fiducia, sollevando i seguenti motivi di gravame:
2.1. Nullità della sentenza di primo grado e degli atti successivi, per

del giudice della lista testi del P.M. depositata lo stesso giorno dell’udienza.
2.2. Mancanza o manifesta illogicità della motivazione, ai sensi dell’art. 606
comma 1 lett. e) cod. proc. pen., per essere stata riconosciuta la
responsabilità dell’imputata sulla base delle dichiarazioni di un unico teste,
dalle quali sarebbe emersa l’estraneità della ricorrente ai fatti contestati.
2.3. Nullità della sentenza con riferimento al diniego delle attenuanti
generiche da ritenersi prevalenti rispetto alla contestata aggravante.
2.4. Con motivi aggiunti depositati in cancelleria il 23/11/2012, il difensore
dell’imputata eccepiva altresì l’intervenuta

estinzione del reato per

prescrizione.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi manifestamente
infondati.
3.1. Quanto al primo motivo di ricorso, nella sentenza risulta affrontata in
modo esaustivo la questione dedotta nel ricorso con argomentazioni in
fatto ed in diritto che il ricorrente omette di considerare. Deve, infatti, a
questo riguardo rilevarsi che nel ricorso per cessazione contro la sentenza
di appello non possono essere riproposte questioni che avevano formato
oggetto dei motivi di appello sui quali la Corte si è già pronunciata in
maniera esaustiva, senza errori logico – giuridici. Ne deriva, in ipotesi di
riproposizione di una delle dette questioni con ricorso per cessazione, che
la impugnazione deve essere dichiarata inammissibile a norma dell’art.
606 comma 3 ultima parte cod. proc. pen. Nello specifico la sentenza
impugnata dà atto di come la lista testi fosse stata già depositata nei
termini dal P.M. in occasione di una prima udienza nella quale fu rilevato un
difetto di notifica. E secondo l’orientamento costante di questa Corte,
condiviso dal Collegio, la nullità del decreto di citazione a giudizio non
comporta la nullità della lista testimoniale ritualmente depositata, non

violazione dell’art. 468 cod. proc. pen., in relazione all’ammissione da parte

L

essendo quest’ultima in rapporto di dipendenza logico giuridica con il
decreto stesso (sez. 2 n. 18681 del 28/4/2010, Rv. 246993).
3.2. Passando al secondo motivo di ricorso, trattasi di questioni che
attengono a valutazioni di merito che sono insindacabili nel giudizio di
legittimità, quando il metodo di valutazione delle prove sia conforme ai
principi giurisprudenziali e l’argomentare scevro da vizi logici, come nel caso
di specie. (Sez. U., n. 24 del 24/11/1999, Spina, Rv. 214794; Sez. U., n. 12
Petrella, Rv. 226074 ). E così segnatamente la Corte territoriale dà,

adeguatamente, atto del ruolo ricoperto dall’attuale imputata all’interno
della società Acor Shoes S.r.l. che la rendeva, anche in qualità di
prestanome, responsabile dei fatti contestati.
3.3. Quanto, infine, al trattamento sanzionatorio, cui si riferisce il terzo
motivo di ricorso, il giudice di appello ha ritenuto adeguata la pena
applicata, peraltro in misura prossima al minimo edittale, dal primo giudice
ritenendola congruamente proporzionato rispetto al disvalore del fatto. Nel
ricorso non si prospettano ulteriori argomentazione meritevoli di valutazione
in ordine al corretto esercizio del potere discrezionale del giudice nella
concreta commisurazione della pena da infliggere sulla base dei criteri
fissati nell’art. 133 cod. pen. E con specifico riferimento al giudizio di
equivalenza fra le attenuanti generiche e l’aggravante contestata si è fatto
riferimento, con valutazione di merito non censurabile in cassazione, alla
valutazione complessiva del fatto ed al danno cagionato all’INPS ed ai
lavoratori.
3.4. Quanto, infine, all’estinzione del reato per prescrizione, di cui ai motivi
aggiunti, l’eccezione proposta presuppone un accertamento di fatto avente
ad oggetto la data di commissione del reato, che si assume essere diversa
rispetto a quella riportata nell’imputazione, accerto che è precluso al giudice
di legittimità, stante anche l’inammissibilità degli altri motivi proposti a cui
consegue la mancata instaurazione di un valido rapporto processuale,
preclusiva all’esame da parte della Corte di qualsiasi questione anche
rilevabile di ufficio.
4.

Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi

dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna dell’imputata che lo ha
proposto al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al

del 31.5.2000, Jakani, Rv. 216260; Sez. U. n. 47289 del 24.9.2003,

pagamento a favore della Cassa delle ammende di una somma che, alla
luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000,
sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in C 1.000,00 .
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle

Così deciso, il 12 dicembre 2012
Il C

•gliere estensore

‘dente

spese processuali e della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle ammende.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA