Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16149 del 20/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 16149 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: CATENA ROSSELLA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CROCE GIUSEPPE nato il 28/07/1940 a ROMA

avverso la sentenza del 28/05/2015 della CORTE APPELLO di VENEZIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROSSELLA CATENA;

Data Udienza: 20/03/2018

Fatto e diritto
Con. sentenza del 28/05/2015 la Corte d’Appello di Venezia confermava la
sentenza di primo grado, con cui Croce Giuseppe era stato condannato a pena di
giustizia per il reato di cui agli artt. 110, 216, commi 1 n. 2, 223, comma 1, r.d.
n. 267/1942, in Padova, il 07/06/1999; con la recidiva reiterata, specifica,
infraquinqunnale.
Nell’interesse dell’imputato è stato proposto ricorso per cassazione, con il quale
si lamenta violazione di norme processuali sancite a pena di nullità,
inutilizzabilità, inammissibilità e decadenza, ex art. 606, lett. c), cod. proc. pen.,

alla mancata esplicitazione delle ragioni per le quali i testi della cgfesa fossero
stati ritenuti inattendibili, alla mancata applicazione del regine della
continuazione, ex art. 671 cod. proc. pen., nella fase esecutiva.
Il ricorso è inammissibile, per assenza di specificità, in quanto fondato su
censure che, nella sostanza, ripropongono le stesse ragioni già discusse e
ritenute infondate dal giudice del gravame. La mancanza di specificità del
motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua genericità, come
indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni
argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento
dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice
censurato senza cadere nel vizio indicato, conducente, a mente dell’art. 591
comma 1 lett. c), cod. proc. pen., all’inammissibilità (Sez. 4, 29/03/2000, n.
5191, Barone, Rv. 216473; Sez. 1, 30/09/2004, n. 39598, Burzotta, Rv.
230634; Sez. 4, 03/07/2007, n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3,
06/07/2007, n. 35492, Tasca, Rv. 237596).
In realtà, le censure aspirano ad una rivalutazione del compendio probatorio
preclusa in questa sede.
Secondo il costante insegnamento di questa Corte, esula dai poteri del giudice di
legittimità quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di
merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di
una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze
processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, riv.
207944; inoltre: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 – 06/02/2004, Elia, Rv.
229369).
I motivi proposti tendono, appunto, ad ottenere una inammissibile ricostruzione
dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di
merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le
ragioni del suo convincimento.

1

in riferimento alla mancata indicazione delle prove poste a base della decisione,

La novella codicistica, introdotta con la L. del 20 febbraio 2006, n. 46 / che ha
riconosciuto la possibilità di deduzione del vizio di motivazione anche con il
riferimento ad atti processuali specificamente indicati nei motivi di
impugnazione, non ha mutato la natura del giudizio di cassazione, che rimane
pur sempre un giudizio di legittimità, sicché gli atti eventualmente indicati, che
devono essere specificamente allegati per soddisfare il requisito di
autosufficienza del ricorso, devono contenere elementi processualmente
acquisiti, di natura certa ed obiettivamente incontrovertibili, che possano essere
considerati decisivi in rapporto esclusivo alla motivazione del provvedimento

tali da inficiare la struttura logica del provvedimento stesso. Resta, comunque,
esclusa la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da
contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa
lettura, sia pure anch’essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione
storica dei fatti o un diverso giudizio di rilevanza o attendibilità delle fonti di
prova.
E’ stato ulteriormente precisato che la modifica dell’art. 606 lett. e) cod. proc.
pen., per effetto della legge n. 46 del 2006, non consente alla Cassazione di
sovrapporre la propria valutazione a quella già effettuata dai giudici di merito
mentre comporta che la rispondenza delle dette valutazioni alle acquisizioni
processuali può essere dedotta nella specie dei cosiddetto travisamento della
prova, a condizione che siano indicati in maniera specifica e puntuale gli atti
rilevanti e sempre che la contraddittorietà della motivazione rispetto ad essi sia
percepibile “ictu oculi”, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere
limitato ai rilievi di macroscopica evidenza, senza che siano apprezzabili le
minime incongruenze (Sez. 4, n. 20245 del 28/04/2006, Francia, Rv. 234099).
Inoltre va considerato che il vizio del travisamento della prova, per utilizzazione
di un’informazione inesistente nel materiale processuale o per omessa
valutazione di una prova decisiva, può essere dedotto con il ricorso per
cassazione quando la decisione impugnata abbia riformato quella di primo grado,
non potendo, nel caso di cosiddetta “doppia conforme”, essere superato il limite
costituito dal devolutum con recuperi in sede di legittimità, salvo il caso in cui il
giudice d’appello, per rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame,
abbia richiamato dati probatori non esaminati dal primo giudice (Sez. 4, n.
19710 del 03/02/2009, P.C. in proc. Buraschi, Rv. 243636; Sez. 2, n. 47035 del
03/10/2013, Giugliano, Rv. 257499; Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013 29/01/2014, Capuzzi, Rv. 258438).
Nel caso in esame la sentenza impugnata ha, con motivazione esente da censure
logiche, affermato come, sulla scorta delle dichiarazioni del teste Vittorio

2

impugnato e nell’ambito di una valutazione unitaria, e devono pertanto essere

Buonaugurio, che si era occupato della tenuta della contabilità societaria sin dalla
sua costituzione, i libri e le scritture contabili fossero stati regolarmente tenuti ed
aggiornati, sino al momento in cui le quote societarie erano state ceduto al Croce
dallo Zurlo, circostanza comprovata anche dalla ricevuta di consegna della detta
contabilità allo Zurlo, da parte dello studio Buonaugurio, nel febbraio 1998.
La sentenza impugnata ha rilavato come sull’imputato, amministratore unico
della società, gravasse l’obbligo di tenuta delle scritture contabili, e come fosse
stato dimostrato in dibattimento, attraverso la produzione della ricevuta di
consegna, che il Croce avesse ricevuto le scritture contabili della società da parte

che su di lui gravavano avendo assunto la carica di amministratore unico, alla
luce della circostanza che già in passato egli aveva ricoperto analoghe cariche in
altre società, risultando del tutto irrilevanti, in tal senso, le sue condi7ioni di
salute.
Quanto all’applicazione della continuazione tra i fatti del presente processo e
quelli posti a fondamento delle altre condanna riportate dal Croce, la sentenza di
condanna ha ampiamente motivato, alla pag. 9, l’epoca risalente delle altre
condanne, rispetto a quelli oggetto della sentenza impugnata in questa sede,
mentre la prossimità temporale con l’unico precedente del gennaio 1999 è stato
ritenuto elemento insufficiente al fine della individuazione dell’unicità del cisegno
criminoso, nulla di specifico essendo stato dedotto dalla difesa in tal senso,
dovendosi, al contrario, la pluralità dei precedenti inquadrare in una consolidata
dedizione del Croce a questo tipo di reati.
Alla inammissibilità del ricorso consegue,

ex art. 616 cod. proc. pen., la

condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in
favore della cassa delle ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si
stima equo determinare in euro 2.000,00.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, il 20 marzo 2018
Il Componente estensore

Il Presidente

dello Zurlo; né poteva ritenersi che il Croce non fosse consapevole degli obblighi

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