Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 16041 del 20/02/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 16041 Anno 2018
Presidente: DI NICOLA VITO
Relatore: SEMERARO LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
DE MATTEIS CARMINE nato il 12/03/1972 a NAPOLI

avverso la sentenza del 15/03/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere LUCA SEMERARO;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Francesco
Salzano, che conclude per l’inammissibilità del ricorso.

Data Udienza: 20/02/2018

Ritenuto in fatto

1. Il difensore di Carmine del Matteis ha proposto ricorso per cassazione
avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli del 15 marzo 2016 di parziale
riforma della sentenza del Tribunale di Noia del 12 luglio 2011.
La difesa ha dedotto i vizi di mancanza della motivazione e di violazione di
legge.
Afferma la difesa che la Corte di appello avrebbe dovuto valutare se vi fossero

rubrica: non erano emersi elementi di prova per ritenere che l’imputato avesse
travasato il g.p.I. nei serbatoi delle autovetture, perché era stato sorpreso in un
recinto privato e non era stata svolta alcuna attività di commercio illecito.
Secondo la difesa, la Corte di appello di Napoli ha omesso di valutare in
maniera approfondita tali considerazioni e si è limitata ad un approssimativo e non
sufficientemente giustificato diniego. Infine ha esteso tali considerazioni alla
mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.

Considerato in diritto

1. Va in primo luogo osservato che il motivo di ricorso riprende in pieno la
medesima considerazione già svolta nell’atto di appello ed alla quale la Corte di
appello di Napoli ha dato una precisa risposta, rilevando come l’imputato fosse
stato presente in occasione di più controlli della Guardia di Finanza, eseguiti per
altro anche in luoghi diversi, e fosse l’intestatario del contratto di erogazione
dell’energia elettrica che alimentava le pompe adoperate per travasare
illecitamente il g.p.I. all’interno delle autovetture.
La difesa si è limitata a qualificare tale risposta come approssimativa o non
approfondita: in sostanza, non ha neanche indicato la sussistenza dei vizi di
contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione.
Per come formulato dunque il motivo è del tutto inammissibile.

2.

Analoghe considerazioni valgono per il motivo relativo al rigetto

dell’applicazione delle circostanze attenuanti generiche.
Nell’atto di appello la richiesta di applicazione delle circostanze attenuanti
generiche si fondava sull’assenza di precedenti penali allarmanti e sullo
svolgimento dell’attività, poco lucrosa, per guadagnare l’indispensabile per la
famiglia; circostanze di fatto, si osserva, antitetiche a quelle con cui la difesa ha
sostenuto l’assenza di responsabilità.

2

i motivi per un’assoluzione in quanto non era configurabile il delitto ascritto in

La Corte di appello di Napoli ha rigettato la richiesta di applicazione delle
circostanze attenuanti generiche rilevando l’assenza di elementi positivi di
valutazione, tenuto conto della condotta anteriore al reato, caratterizzata dalla
reiterazione di molteplici delitti della stessa specie emergenti dal certificato del
casellario giudiziale, e del contegno processuale che non evidenziava alcun segno
di ravvedimento o resipiscenza.
Il motivo di ricorso relativo alle circostanze attenuanti generiche è del tutto
privo del requisito della specificità estrinseca, in quanto non si è minimamente

3. Pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen. si condanna il ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento.
Tenuto conto della sentenza della Corte costituzionale del 13 giugno 2000, n.
186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato
presentato senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità, si condanna altresì il ricorrente al pagamento della somma di euro
2.000,00, determinata in via equitativa, in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 20/02/2018.

confrontato con tale articolata motivazione ed è pertanto inammissibile.

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