Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15901 del 21/11/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 15901 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: TUTINELLI VINCENZO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
VITALE ANNA nato il 02/01/1978 a NAPOLI

avverso la sentenza del 09/06/2015 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO TUTINELLI;

Data Udienza: 21/11/2017

CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO

Con il provvedimento impugnato, la Corte di appello di Napoli ha confermato la sentenza
del Tribunale di Napoli-sezione distaccata di Marano 17 settembre 2008, di condanna
dell’odierna ricorrente per il delitto di ricettazione di un motociclo di provenienza delittuosa in
quanto compendio di furto.
Avverso tale provvedimento, ricorre per cassazione l’imputata VITALE Anna lamentando
vizio assoluto di motivazione. In particolare, la conferma delle statuizioni dei giudici di primo

dell’imputata che chiedeva inquadrarsi la fattispecie nell’ipotesi di cui al secondo comma
dell’articolo 648 cod. pen. Sotto tale aspetto, il riferimento alla personalità dell’imputata non
avrebbe dovuto incidere sulla qualificazione giuridica della fattispecie in esame in conseguenza
del modesto valore commerciale del motociclo che, secondo la ricorrente stessa, avrebbe il
valore di circa 700 Euro.
Dovrebbe inoltre derubricato il delitto contestato in quello di incauto acquisto potendosi al
più ritenere una negligenza dell’imputata ma non la consapevolezza della provenienza
delittuosa.
Il ricorso è inammissibile perché assolutamente privo di specificità in tutte le sue
articolazioni (reiterando, più o meno pedissequamente, censure già dedotte in appello e già
non accolte: Sez. IV, sentenza n. 15497 del 22 febbraio – 24 aprile 2002, CED Cass. n.
221693; Sez. VI, sentenza n. 34521 del 27 giugno – 8 agosto 2013, CED Cass. n. 256133), del
tutto assertivo e, comunque, manifestamente infondato, a fronte dei rilievi con i quali la Corte
di appello – con argomentazioni esaurienti, logiche e non contraddittorie, e, pertanto, esente
da vizi rilevabili in questa sede – ha motivato l’affermazione di responsabilità e la qualificazione
giuridica dei fatti accertati valorizzando l’accertata disponibilità del motociclo de quo e la
mancata indicazione del dante causa.
La Corte di appello si è, in tal modo, correttamente conformata al consolidato
orientamento di questa Corte Suprema, a parere della quale (per tutte, Sez. IL n. 29198 del 25
maggio 2010, Fontanella, rv. 248265), ai fini della configurabilità del reato di ricettazione, la
prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta anche sulla base dell’omessa o non
attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta, la quale è sicuramente rivelatrice
della volontà di occultamento, logicamente spiegabile con un acquisto in mala fede; in tal
modo, non si richiede all’imputato di provare la provenienza del possesso delle cose, ma
soltanto di fornire una attendibile spiegazione dell’origine del possesso delle cose medesime,
assolvendo non ad onere probatorio, bensì ad un onere di allegazione di elementi, che
potrebbero costituire l’indicazione di un tema di prova per le parti e per i poteri officiosi del
giudice, e che comunque possano essere valutati da parte del giudice di merito secondo i
comuni principi del libero convincimento (in tal senso, Cass. pen., Sez. un., sentenza n. 35535
del 12 luglio – 26 settembre 2007, CED Cass. n. 236914).

2

grado sarebbe basata su mere congetture e risulterebbe ingiustificato il rigetto della doglianza

Peraltro, la decisione della Corte territoriale risponde ai criteri reiteratamente indicati da
questa Corte anche in relazione all’elemento psicologico posto che la consapevolezza
dell’agente della delittuosa provenienza della cosa può desumersi da qualsiasi elemento, ed
anche dal comportamento dell’imputata, concretatosi nella incapacità di ricostruire il
precedente passaggio del bene, il che dimostra la certezza dell’origine illecita della cosa
ricettata (Cass. Sez. 2, sent. n. 9291 del 16/05/1991, dep. 13/09/1991, Rv. 187940) in
quanto rivelatore della volontà di occultamento, logicamente spiegabile con un acquisto in

2, sent. n. 16949 del 27/02/2003, dep. 10/04/2003, Rv. 224634; Sez. 2, sent. n. 2436 del
27/02/1997, dep. 13/03/1997, Rv. 207313).
Alle suesposte considerazioni consegue la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e, per
il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali
nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e
valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in C 3000,00.
L’inammissibilità del ricorso preclude il rilievo della eventuale prescrizione maturata
successivamente alla sentenza impugnata (Sez. Un., n. 32 del 22/11/3000, De Luca, Rv.
217266).

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, i2rnovemJre 2017

mala fede” (Cass. Sez. 2, sent. n. 29198 del 25/05/2010, dep. 26/07/2010, Rv. 248265; Sez.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA