Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15800 del 20/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15800 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: DE SANTIS ANNA MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
NATALINI RODOLFO n. a Bologna il 22/3/1952
avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Bologna in data 14/6/2017

-visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
-Udita nell’udienza pubblica del 20/3/2018 la relazione fatta dal Consigliere Anna Maria De
Santis;
Udita la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale,Felicetta Marinelli , che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;
Uditi i difensori delle pp.cc . costituite, Avv. Italo De Benedittis in sostituzione dell’Avv.
Alessandro Murru e dell’ Avv. Alessio Ciavarro, e Avv. Paolo Torsello, che hanno depositato
conclusioni e nota spese;
Udito il difensore dell’imputato, Avv. Francesca Orfei Di Nardo, che ha chiesto l’accoglimento del
ricorso

RITENUTO IN FATTO
1.Con l’impugnata sentenza la Corte d’Appello di Bologna, in parziale riforma della decisione
del locale Tribunale,dichiarava l’estinzione per maturata prescrizione dei delitti di
appropriazione indebita aggravata ascritti al prevenuto commessi fino al 13/12/2009 e
1

Data Udienza: 20/03/2018

I.

rideterminava la pena per i restanti addebiti, consistenti in plurime e continuate appropriazioni
indebite di somme prelevate dai conti correnti di 16 condomini da lui amministrati in Bologna,
in anni due di reclusione ed euro 660,00 di multa, ferme le statuizioni civili rese in primo
grado.
2. Ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato a mezzo del difensore, deducendo:
2.1 la violazione di legge e il vizio della motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza del
dolo specifico del reato di appropriazione indebita. Secondo il ricorrente la Corte territoriale ha

psicologico del delitto di appropriazione indebita, non essendovi prova della finalizzazione della
condotta a procurarsi ingiusto profitto, attese le condizioni di indigenza del prevenuto;
2.2 il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza della fattispecie di cui all’art.
646 cod.pen. La difesa evidenzia che non vi sono certezze circa l’ammanco complessivo a
carico di ciascun condominio che né i testi né gli operanti sono stati in grado di ricostruire
mentre dalle dichiarazioni dell’imputato emerge la totale assenza di consapevolezza circa lo
stato di dissesto delle gestioni condominiali;
2.3 la violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione all’art. 163 cod.pen., avendo la
Corte territoriale disatteso la richiesta di concessione della sospensione condizionale con
formule di stile, richiamando la gravità delle condotte e l’intensità del dolo. Inoltre, la sentenza
impugnata, pur avendo dichiarato la parziale estinzione delle condotte contestate, si è limitata
a ridurre la pena base, lasciando inalterati gli aumenti irrogati a titolo di continuazione.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3.11 ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza delle doglianze proposte.I primi due
motivi che revocano in dubbio la ricorrenza nella specie degli elementi costitutivi d’ordine
materiale e psicologico della fattispecie ex art. 646 cod.pen. possono essere congiuntamente
esaminati e risultano destituiti di fondamento. Dalle conformi sentenze di merito, i cui apparati
giustificativi si integrano in ragione dell’omogeneo e convergente apprezzamento delle fonti
probatorie acquisite, consta che gli operanti della Guardia di Finanza hanno accertato attraverso l’esame della cospicua documentazione in atti- che il ricorrente aveva fatto confluire
somme provenienti dai conti intestati ai singoli condomini amministrati parte in un conto
personale destinato alla gestione della propria attività professionale, parte in altro conto
cointestato con la moglie, il quale veniva utilizzato per alimentare un ulteriore conto corrente
bancario facente capo alla figlia del Natalini e al fidanzato, dal quale venivano tratte talora le
provviste per il pagamento di due mutui ipotecari relativi all’acquisto di due immobili intestati
alla moglie e alla figlia del prevenuto.

2

c9193,

omesso un’adeguata e logica motivazione circa la ricorrenza in capo al prevenuto dell’elemento

Siffatti emungimenti dai conti condominiali erano privi di giustificazioni contabili e agli stessi si
affiancavano emissioni di assegni, incassati direttamente o da terzi, privi di riferimento a
specifiche causali nell’interesse dei singoli condomini. A fronte di siffatte indebite operazioni
risulta ampiamente provato che tutti i condomini costituiti registrarono sostanziosi ammanchi
di danaro, occultati attraverso la contabilizzazione di costi di gestione non adempiuti come il
pagamento di forniture ovvero, nel caso del condominio di Via Indipendenza, delle spese di
ristrutturazione dell’immobile.

dell’illecito la mancata precisa individuazione delle somme oggetto di appropriazione indebita,
conseguita innanzitutto ai capziosi travasi di danaro effettuati dal ricorrente da un conto
all’altro di diversi condomini da lui amministrati, operazioni prive di qualsiasi giustificazione e
volte esclusivamente ad ostacolare la puntuale ricostruzione degli ammanchi. Siffatta
circostanza, unitamente alla ripetuta predisposizione di consuntivi falsi ( oggetto della condotta
depenalizzata sub 17) dà ampio conto della ricorrenza del dolo postulato dalla fattispecie,
smentendo la tesi difensiva di un atteggiamento meramente colposo del prevenuto.
4. Ad analoghi esiti deve pervenirsi in relazione al terzo motivo. Deve innanzitutto rilevarsi la
palese infondatezza della doglianza in ordine alla mancata riduzione della pena inflitta a titolo
di continuazione in esito alla declaratoria di parziale prescrizione delle condotte contestate
poiché la Corte territoriale ( pag. 3) ha ridotto sia la pena base che i singoli aumenti ex art. 81,
comma 2, cod.pen. nella duplice componente detentiva e pecuniaria. Quanto alla mancata
concessione del beneficio della sospensione, non espressamente richiesta in sede di gravame,
il mancato ricorso ai poteri officiosi di cui all’art. 597,comma 5, cod.pen. trova ampia e
persuasiva giustificazione nel complessivo apprezzamento operato dalla sentenza impugnata
circa la gravità dei fatti,le allarmanti modalità esecutive delle condotte, frutto di preordinazione
e peculiare intensità del dolo, la protrazione temporale delle stesse, indici ostativi ad una
prognosi personologica di favore.
5. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della sanzione pecuniaria precisata in dispositivo in considerazione dei
profili di colpa ravvisabili nella sua determinazione. All’imputato fanno, altresì, carico le spese
del grado in favore delle parti civili costituite, liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle Ammende nonché alla rifusione delle
spese in favore delle parti civili, che liquida per le parti rappresentate dall’Avv. Paolo Torsello in
complessivi euro 9.949,00 oltre accessori di legge; per le parti rappresentate dall’Avv.

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Né può riconoscersi pregio all’argomento difensivo secondo cui osterebbe alla configurabilità

Alessandro Murru in complessivi euro 8.894,00 oltre accessori di legge; per le parti
rappresentate dall’Avv. Alessio Ciavarro in complessivi euro 3.618,00 oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma il 20 marzo 2018

Anna Maria D S tis

Il Presidente

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menico Gallo

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Il consigliere estensore

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