Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15790 del 17/11/2017


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15790 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: TADDEI MARGHERITA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
Dafiri Moussa, nato il 31.03.1988
avverso la sentenza 7572/2016 del 14.02.2017 della Corte d’appello di Bologna, 2a
sezione penale;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Margherita B. Taddei;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale, Giuseppina
Casella , che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso
MOTIVI della DECISIONE
Avverso la sentenza indicata in epigrafe, che ha confermato la condanna del Tribunale
di Modena per i reati di evasione e ricettazione di un ciclomotore alla pena di anni

Data Udienza: 17/11/2017

uno e mesi sei di reclusione ed euro1200,00 di multa propone ricorso l’imputato per
mezzo del suo difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti
strettamente necessari, come disposto dall’art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1:

a)

Erronea applicazione della legge penale ex artt. 606 comma 1 lett.b)

cod.proc.pen.con riferimento ai reati di cui agli artt.385 e 648 cod.pen. Il ricorrente si
duole che la Corte non abbia rilevato l’assenza di dolo in relazione ad entrambi i reati.
Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi non consentiti nel giudizio di

Il ricorrente ,infatti, non deduce motivi di legittimità ma si limita a prospettare una
inammissibile ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli
adottati dal giudice di merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici,
ha esplicitato le ragioni del suo convincimento. Secondo il costante insegnamento di
questa Suprema Corte, esula dai poteri della Corte di cassazione quello di una
“rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione
è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di
legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata,
valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402,
Dessimone, riv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 06/02/2004, Elia, Rv. 229369).
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara
inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al
pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità – al versamento a favore della Cassa
delle ammende di una somma che, alla luce del dictum della Corte costituzionale nella
sentenza n. 186 del 2000, sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in
euro 1500,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro millecinquecento alla Cassa delle
ammende. Motivazione semplificata
Così deiso ii Roma, il 17 novembre 2017
Il Cons

Il Presidente

legittimità.

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