Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1578 del 20/11/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 1578 Anno 2013
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: CAVALLO ALDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) FAGONE FEBBRONIO N. IL 08/06/1967
avverso la sentenza n. 220/2009 CORTE APPELLO di
CALTANISSETTA, del 20/10/2011
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO CAVALLO;

Data Udienza: 20/11/2012

Ritenuto in fatto

– che la Corte di Appello dl Caltanisetta, con la sentenza indicata in epigrafe, ha
confermato la condanna inflitta dal giudice di primo grado a Fagone Febbronio,
siccome colpevole del reato previsto e punito dall’art. 9 comma 2, legge n.
1423/1956;

– che avverso l’indicata sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato,

all’affermazione di responsabilità, avendo i giudici di appello disatteso con
motivazione illogica e contraddittoria il rilievo difensivo relativo al possibile
mancato ascolto da parte dell’imputato del suono dei campanelli in occasione
dell’accesso notturno degli incaricati al controllo dello stesso, avendo travisato in
particolare la deposizione del teste brigadiere Calì, che in sede di deposizione
aveva specificato di aver udito dall’esterno uno solo dei due campanelli di cui era
dotato lo stabile in cui risiedeva il sorvegliato speciale; sia al trattamento
sanzionatorio, ritenuto incongruo, specie con riferimento alla mancata
concessione delle attenuanti generiche;

Considerato in diritto

– che l’impugnazione è inammissibile ai sensi dell’art. 606, comma 3 cod. proc.
pen., perché basata su motivi manifestamente infondati;

– che Il collegio deve rilevare, infatti, quanto al primo motivo d’impugnazione,
che il quadro probatorio a carico del ricorrente esposto nella sentenza impugnata
ed il ragionamento su di esso svolto dai giudici di appello, forniscono una
specifica risposta alle censure mosse alla sentenza di primo grado e riproposte in
questa sede e, in particolare danno conto degli elementi costitutivi richiesti per la
configurazione del reato contestato all’imputato, avendo evidenziato, in
particolare, come dai rapporti informativi in atti e dalla deposizione del teste Caiì
risultasse che gli agenti incaricati del controllo del sorvegliato speciale avevano
azionato ripetutamente (all’incirca per quindici minuti), entrambi i campanelli
posti all’ingresso dell’abitazione del Fagone senza ricevere risposta, a differenza
di quanto accaduto in occasione di precedenti controlli, laddove la circostanza
che l’Imputato non ne avesse percepito il suono perché profondamente
addormentato ovvero per un cattivo funzionamento del citofono, risultano
deduzioni in contrasto tra loro e comunque puramente congetturali, nessun
elemento avendo fornito Il ricorrente, in particolare, in violazione del principio di

deducendone l’illegittimità per vizio dl motivazione, con riferimento sia

autosufficienza del ricorso, a sostegno dell’assunto secondo cui le dichiarazioni
del teste Cari sarebbero state travisate;

– che, come noto, è oramai diritto vivente che, in sede di ricorso per cassazione,
sono rilevabili esclusivamente i vizi di motivazione che incidano sui requisiti
minimi di esistenza e di logicità del discorso argomentativo svolto nel
provvedimento e non sul contenuto della decisione e che Il controllo di logicità
deve rimanere all’interno del provvedimento impugnato e non è possibile

diverso esame degli elementi materiali e fattuali delle vicende oggetto del
giudizio;

– che manifestamente infondato deve ritenersi anche il secondo motivo di
impugnazione relativo al trattamento sanzionatorio, tenuto conto che l’obbligo
della motivazione in ordine alla entità della pena irrogata deve ritenersi
sufficientemente osservato, “qualora il giudice dichiari di ritenere “adeguata” o
“congrua” o “equa” la misura della pena applicata o ritenuta applicabile nel caso
concreto”, poiché la scelta di tali termini, infatti, è sufficiente a far ritenere che il
giudice abbia tenuto conto, intuitivamente e globalmente, dl tutti gli elementi
previsti dall’art. 133 cod. pen.” (in tal senso, ex mulds, Cass., Sez. 6, Sentenza
n. 7251 del 24/5/1990, Rv. 184395) mentre il diniego delle attenuanti risulta
adeguatamente motivato, avendo la Corte territoriale ritenuto ostativi i numerosi
e gravi precedenti penali dell’imputato (per porto illegale di armi, rapina, furto,
detenzione illegale di sostanze stupefacenti e ricettazione);

– che alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e – non ricorrendo ipotesi di
esonero – al versamento di una somma alla cassa delle ammende, congruamente
determinabile in C 1000,00, al sensi dell’art. 616 cod. proc. peni;

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna Il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di C 1000,00 alla cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 20 novembre 2012.

procedere a una nuova o diversa valutazione degli elementi probatori o a un

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