Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15755 del 17/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15755 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: DOVERE SALVATORE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GRAZIANI ENRICO NICCOLO’ N. IL 01/12/1943
avverso l’ordinanza n. 66/2012 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
10/04/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SALVATORE
DOVERE;
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lette/s7tite le conclusioni del PG Dott.

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Udit i ensor Avv.;

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Data Udienza: 17/03/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Graziani Enrico Nicolò ha proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza
indicata in epigrafe, con la quale è stata rigettata la sua istanza di riparazione
per l’ingiusta detenzione subita dapprima in carcere e poi agli arresti dorniciliari,
in relazione al delitto di concussione per il quale era stato assolto perché il fatto
non sussiste, con sentenza passata in giudicato.
La Corte territoriale ha ravvisato l’insussistenza dei presupposti del diritto alla
riparazione di cui all’art. 314, 1° comma, cod. proc. pen., in quanto:
il Graziani era stato indicato dai principali testimoni del processo a suo
carico,

il quadro indiziario non era stato intaccato a seguito della valutazione del
Tribunale del riesame,

nessun serio chiarimento aveva fornito il Graziani in ordine alle
contestazioni mossegli,

la privazione della libertà si giustificava per l’assoluta incertezza che si era
venuta a determinare all’interno di una comunità di modeste dimensioni.

2. Il ricorrente ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza impugnata per violazione
dell’art. 314 cod. proc. pen., rilevando che confligge con la nozione di colpa
grave il ritenere sussistente la medesima quando “la condotta dell’imputato non
costituisca reato già prima facie”; che quella colpa non può consistere in
circostanze relative alla condotta già oggetto della pronuncia assolutoria ma
deve concretizzarsi in comportamenti esterni ai temi dell’incolpazione; che il
giudice della riparazione ha reinterpretato i fatti presi in esame dal giudice della
cognizione valutandoli diversamente e ritenendoli indice della consapevolezza e
vicinanza all’associazione criminosa; che é stata illegittimamente rinvenuta la
colpa nell’essersi avvalso dalla facoltà di non rispondere all’interrogatorio di
garanzia.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è fondato, nei termini di seguito precisati.
3.1. A fronte degli elementi valorizzati dalla Corte di Appello al fine di sostenere
il proprio giudizio è opportuno premettere, con estrema sintesi, l’indicazione
delle linee portanti della disciplina dell’istituto della riparazione per ingiusta
detenzione, così come delineata dalla giurisprudenza di legittimità.
In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, il giudice deve valutare se chi
l’ha patita vi abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave; non si
tratta quindi di verificare la liceità o la legittimità dei provvedimenti che hanno
disposto o mantenuto il vincolo personale a tutela delle esigenze della
collettività, ma di apprezzare, in modo autonomo e completo, tutti gli elementi

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probatori disponibili, onde verificare la sussistenza di condotte che rivelino
eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di leggi o
regolamenti da parte di colui che ha patito la limitazione della libertà, le quali si
siano poste in rapporto sinergico con l’errore nel quale é incorsa l’A.C.
Nel far ciò il decidente deve valutare la condotta tenuta dall’interessato alla
riparazione; viene in rilievo tanto quella anteriore che quella successiva alla
sottoposizione alla misura e, più in generale, al momento della legale conoscenza
della pendenza di un procedimento a suo carico; la condotta ostativa deve

cognizione e che possano essere di tipo extra-processuale (grave leggerezza o
macroscopica trascuratezza tali da aver determinato l’imputazione), o di tipo
processuale (autoincolpazione, silenzio consapevole sull’esistenza di un alibi). Il
giudice è tenuto a motivare specificamente sia in ordine all’addebitabilità
all’interessato di tali comportamenti, che devono essere ben specifici, sia in
ordine all’incidenza di essi sulla determinazione della detenzione. Tenendo
presente che idonea ad escludere la sussistenza del diritto all’indennizzo, ai sensi
dell’art. 314, primo comma, cod. proc. pen. – è non solo la condotta volta alla
realizzazione di un evento voluto e rappresentato nei suoi termini fattuali, sia
esso confliggente o meno con una prescrizione di legge, ma anche “la condotta
consapevole e volontaria i cui esiti, valutati dal giudice del procedimento
riparatorio con il parametro dell’ “id quod plerumque accidit” secondo le regole di
esperienza comunemente accettate, siano tali da creare una situazione di
allarme sociale e di doveroso intervento dell’autorità giudiziaria a tutela della
comunità, ragionevolmente ritenuta in pericolo. Poiché inoltre, anche ai fini che
qui interessano, la nozione di colpa è data dall’art. 43 cod. pen., deve ritenersi
ostativa quella condotta che, pur tesa ad altri risultati, ponga in essere, per
evidente, macroscopica negligenza, imprudenza, trascuratezza, inosservanza di
leggi, regolamenti o norme disciplinari, una situazione tale da costituire una non
voluta, ma prevedibile, ragione di intervento dell’autorità giudiziaria che si
sostanzi nell’adozione di un provvedimento restrittivo della libertà personale o
nella mancata revoca di uno già emesso (Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 – dep.
09/02/1996, Sarnataro ed altri, Rv. 203637).
Va tenuta distinta l’operazione logica propria del giudice del processo penale,
volta all’accertamento della sussistenza di un reato e della sua commissione da
parte dell’imputato, da quella propria del giudice della riparazione. Questi, pur
dovendo operare, eventualmente, sullo stesso materiale, deve seguire un “iter”
logico-motivazionale del tutto autonomo, perché è suo compito stabilire non se
determinate condotte costituiscano o meno reato, ma se queste si sono poste
come fattore condizionante (anche nel concorso dell’altrui errore) alla produzione

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concretarsi in comportamenti che non siano stati esclusi dal giudice della

dell’evento “detenzione”; ed in relazione a tale aspetto della decisione egli ha
piena ed ampia libertà di valutare il materiale acquisito nel processo, non già per
rivalutarlo, bensì al fine di controllare la ricorrenza o meno delle condizioni
dell’azione (di natura civilistica), sia in senso positivo che negativo, compresa
l’eventuale sussistenza di una causa di esclusione del diritto alla riparazione (in
tal senso, espressamente, Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 – dep. 09/02/1996,
Sarnataro ed altri, Rv. 203638).
Fermo restando l’insindacabile diritto al silenzio o alla reticenza o alla menzogna

assumere rilievo anche le modalità di esercizio delle facoltà difensive. Tanto
richiede, tuttavia, che l’indagato o l’imputato siano stati in grado di fornire una
logica spiegazione, al fine di eliminare il valore indiziante di elementi acquisiti nel
corso delle indagini, di talchè il mancato esercizio di una facoltà difensiva,
quanto meno sul piano dell’allegazione di fatti favorevoli, non può essere da solo
posto a fondamento dell’esistenza della colpa grave ma vale a far ritenere
l’esistenza di un comportamento omissivo causalmente efficiente nel permanere
della misura cautelare, del quale può tenersi conto nella valutazione globale della
condotta, in presenza di altri elementi di colpa (Sez. 4, Sentenza n. 7296 del
17/11/2011, Berdicchia, Rv. 251928).
Siffatti principi comportano la necessità che la motivazione del provvedimento
reso sull’istanza di riparazione dell’ingiusta detenzione dia conto della natura e
consistenza degli elementi che, in possesso dell’istante, avrebbero potuto essere
rivelati e la cui mancata ostensione ha avuto sinergica efficienza causale nel
mantenimento della misura cautelare.

4. Tanto premesso, va ritenuto che l’ordinanza impugnata sia del tutto
divergente dalle linee ricostruttive appena sommariamente rammentate. Ed
infatti, dalla lettura della stessa non si comprende quale sia il concreto
comportamento del Graziani ritenuto nucleo di colpa ostativa. Ma, prima ancora,
l’ordinanza evidenzia un errore prospettico, indugiando su considerazioni che
rimandano all’esistenza di un quadro di gravità indiziaria che non rileva nel
procedimento riparatorio – se non quando venga invocata l’ipotesi di cui all’art.
314, co. 2 cod. proc. pen., che l’assenza di riferimenti ad una definitiva
statuizione sulla insussistenza ab origine delle condizioni di applicazione della
misura dimostra non oggetto di giudizio -, omettendo al contempo di prendere in
esame, e comunque di esplicitare, le condotte del Graziani, valorizzate ai fini
dell’adozione della misura, giudicate ymacroscopica negligenza, imprudenza,
trascuratezza, inosservanza di leggi, regolamenti o norme disciplinari, tale da
costituire una non voluta, ma prevedibile, ragione di intervento dell’autorità

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da parte della persona sottoposta alle indagini e dell’imputato, possono

giudiziaria che si sostanzi nell’adozione di un provvedimento restrittivo della
libertà personale.
Il solo riferimento pertinente al

thema decidendum

risulta essere quello

all’assenza di chiarimenti da parte del Graziani in ordine alle contestazioni
mossegli. Ma si tratta di un richiamo insufficiente, non foss’altro perché la
valorizzazione del comportamento processuale dell’interessato, e segnatamente
del silenzio o della mancata prospettazione di elementi in grado di risolvere
l’errore nel quale é incorsa l’A.G., richiede che il giudice della riparazione indichi

il provvedimento é del tutto silente.

5. L’ordinanza impugnata merita quindi di essere annullata con rinvio alla
Corte di appello di Firenze, la quale dovrà procedere a nuove esame tenendo
conto di quanto sopra evidenziato. La Corte territoriale provvederà anche al
regolamento delle spese tra le parti del presente giudizio.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio, per nuovo esame, alla Corte di
Appello di Firenze cui rimette anche il regolamento delle spese tra le parti del
presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 17/3/2015.

quali informazioni decisive l’istante avrebbe potuto rendere. Anche su tale punto

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