Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15748 del 13/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 15748 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: SCALIA LAURA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BONACINI ANDREA nato il 28/03/1964 a CORREGGIO parte offesa nel
procedimento
c/
ZANNONI MONIA nato il 23/05/1969 a REGGIO EMILIA
SASSI ENRICA nato il 23/08/1963 a SCANDIANO

avverso l’ordinanza del 29/05/2017 del TRIBUNALE di REGGIO EMILIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere LAURA SCALIA;
lette/tentite le conclusioni del PG

Data Udienza: 13/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Bonaciní Andrea ricorre in cassazione, in qualità di persona offesa,
avverso l’ordinanza del 29 maggio 2017 con cui Giudice delle indagini
preliminari del Tribunale di Reggio Emilia ha rigettato la richiesta di
opposizione da lui proposta il 2 maggio 2017 alla richiesta di archiviazione
del P.m.

violazione dell’art. 410, comma 2, cod. proc. pen. per avere il G.i.p.
provveduto con ordinanza e non con decreto, come previsto dalla norma di
rito richiamata; b) la violazione delle norme che regolano il contraddittorio,
stabilendo l’art. 410 cod. proc. pen. l’archiviazione de plano in presenza di
mancata indicazione nell’atto di opposizione dell’oggetto di investigazioni
suppletive ed in caso di infondatezza della notizia di reato e tanto là dove,
invece, egli aveva indicato nella introdotta opposizione mezzi istruttori che
erano stati solo erroneamente ritenuti dal G.i.p. non pertinenti alle notizie di
reato indicate in denuncia; c) la violazione dell’art. 6 della C.e.d.u. in
ragione del tempo, pari a cinque anni, trascorso tra la denuncia sporta ed il
provvedimento di archiviazione; d) la violazione dell’art. 36 lett. a, d, h, «o
altri», cod. proc. pen. sull’obbligo di astensione poiché il G.i.p., e la moglie
dello stesso, anch’ella magistrato, erano stati destinatari di denuncia per i
comportamenti osservati nel corso di procedimenti penali e civili celebrati ai
danni e nei confronti dell’opponente. Il G.i.p., ricusato dal Bonacini in più
occasioni e denunciato dinanzi alla Corte dei conti, avrebbe inoltre deciso
sull’opposizione in tempi velocissimi, immediatamente successivi alle
iniziative assunte dal primo, evidenza che avrebbe sostenuto il prospettato
dubbio sulla natura ritorsiva dell’archiviazione adottata.

3. Con requisitoria depositata il 17 gennaio 2018 il Procuratore generale
della Corte di cassazione ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di archiviazione
emesso all’esito dell’udienza camerale è consentito nei soli casi di mancato
rispetto delle regole poste a garanzia del contraddittorio formale e, pertanto,
non possono essere oggetto di censura le valutazioni poste a fondamento
dell’ordinanza di archiviazione, essendo al riguardo il giudice del tutto libero
2

2. Con quattro motivi di annullamento, i ricorrente deduce: a) la

di motivare il proprio convincimento anche prescindendo dalle valutazioni
dell’organo titolare dell’accusa e da quelle esposte dalla persona offesa in
sede di opposizione (Sez. 6, n. 23048 del 04/04/2017, Magliola, Rv.
270488).

2. In applicazione dell’indicato principio, costante nella giurisprudenza di
legittimità, il ricorso è inammissibile quanto al primo ed al secondo motivo di
ricorso con cui si denuncia una pretesa inosservanza di norme del

adottata l’impugnata ordinanza, pienamente rispettosa delle ragioni del
contraddittorio di cui all’art. 409 e ss. cod. proc. pen., e comunque
rappresentativi di critica di squisito merito sottratta, come tale, al sindacato
di legittimità rimesso a questa Corte.

3. Gli ulteriori motivi di ricorso restano poi inammissibilmente proposti
perché diretti ad introdurre censure generiche e comunque non consentite,
in quanto estranee ai contenuti tipici del proposto mezzo.
4. All’inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e dell’equa somma di euro 2.000,00 in
favore della Cassa delle ammende, in ragione della natura dei proposti
motivi.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa
delle ammende.

Così deciso il 13/03/2018

procedimento non riscontrabili nel procedimento all’esito del quale è stata

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