Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15745 del 28/02/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 15745 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: CAPOZZI ANGELO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DI GRAZIA ORAZIO nato il 22/01/1982 a GIARRE

avverso l’ordinanza del 30/11/2017 del TRIB. LIBERTA’ di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO CAPOZZI;
sentite le conclusioni del PG SANTE SPINACI che ha concluso per il rigetto del
ricorso
Udito il difensore avv. SORBELLO Salvatore che ha insistito nei motivi di ricorso.

Data Udienza: 28/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Catania, a seguito di
istanza di riesame proposta nell’interesse dell’indagato Orazio DI
GRAZIA avverso la ordinanza cautelare emessa il 9.11.2017 dal G.I.P.
distrettuale con la quale è stata applicata al predetto la misura della

della aggravante di cui all’art. 416 bis, comma 6, cod. pen. – la
sussistenza della gravità indiziaria nei confronti del DI GRAZIA in ordine
alla sua partecipazione dell’articolazione territoriale operante in Giarre
dell’associazione mafiosa Cosa Nostra catanese, dal novembre 2016 in
permanenza e la misura applicata.
2. Avverso la ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il
difensore del DI GRAZIA deducendo:
2.1.

Inutilizzabilità delle intercettazioni di cui ai decreti n.

98/17 RIT, 298/17 RIT, 328/17 RIT in relazione agli artt. 267, 268 cod.
pen. e con riferimento alla ritenuta gravità indiziaria. I relativi decreti
non sono stati trasmessi al GIP, che – pertanto – non ha potuto valutare
la legittimità delle captazioni e non vale a superare il difetto il loro
successivo deposito – a seguito di eccezione della difesa – in sede di
udienza di riesame. Sul punto – si evidenzia – non è stata formulata
alcuna rinuncia alla eccezione di inutilizzabilità da parte della difesa.
Risulta poi evidente che il compendio indiziario posto a carico del
ricorrente si poggia proprio sulle rilevanti captazioni in questione.
2.2. Inutilizzabilità delle intercettazioni di cui al decreto n.
1509/2016 RIT e successive proroghe su IMEI 35645907449727 con
riferimento agli artt. 267,268 e 271 cod. proc. pen. non risultando
possibile accertare come detto IMEI possa essere ricondotto all’indagato
Luca MARINO, essendo stato omesso il deposito della relativa
documentazione.
2.3.

Inutilizzabilità delle risultanze acquisite attraverso il decr.

N. 1650/2016 RIT per motivazione apparente del provvedimento di
convalida emesso dal GIP il 16/11/2016 con riferimento alla utenza n.
3511574466 con rifermento agli artt. 267,268,271 cod. proc. pen..
Mancanza di motivazione in relazione ai motivi di ricorso in relazione al
decr. N. 1509/2016 RIT, n. 15/2017 RIT, 1650/2016 RIT, n. 1723/2016
RIT.

custodia in carcere, ha confermato – previa esclusione per il capo 1)

La motivazione del provvedimento GIP con il quale è stata
convalidata l’intercettazione di sette utenze mobili di cui Rquasi totalità
di soggetti non identificati e per i quali il GIP richiama tabulati telefonici
mai depositati in atti costituisce provvedimento privo di valida
argomentazione ed insufficiente è la generica valutazione espressa dal
Tribunale a riguardo.
2.4.

Contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in

ordine alla valutazione delle esigenze cautelari, posto che si tratta di

unico episodio e dovendosi considerare la distanza temporale tra i fatti
ed il momento di adozione della misura.
2.5.

Motivazione apparente in relazione alla scelta della misura

cautelare, rispetto alla stessa esclusione della gravità indiziaria in ordine
all’iniziale reato associativo contestato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. IL ricorso è inammissibile.
2. Il primo motivo è manifestamente infondato in quanto la mancata
trasmissione al tribunale del riesame dei decreti autorizzativi delle
intercettazioni telefoniche non inviati in precedenza al g.i.p. non
determina la perdita di efficacia della misura ma, eventualmente, solo
l’inutilizzabilità degli esiti delle operazioni di captazione, qualora i decreti
siano stati adottati fuori dei casi consentiti dalla legge o in violazione
delle disposizioni previste dagli artt. 267 e 268, commi primo e terzo,
cod. proc. pen. (Sez. 3, n. 19101 del 07/03/2013 Rv. 255117 D.).
3. Nella specie, i decreti oggetto del motivo proposto — come risulta
dalla ordinanza impugnata — risultano essere stati trasmessi solo in sede
di riesame el in accoglimento della istanza difensiva, risultando esenti
da censure.
4. Il secondo e terzo motivo sono inammissibili per genericità in
quanto — come si desume dalla ordinanza impugnata – proposti per la
prima volta in sede di legittimità senza rispettare il relativo onere di
allegazione e senza indicare la specifica rilevanza delle captazioni di cui
si eccepisce la inutilizzabilità.
Invero, l’ inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, posti a
fondamento di un’ordinanza applicativa di misura cautelare, non può
essere dedotta per la prima volta con il ricorso per cassazione avverso il
2

elementi circoscritti tra il novembre e dicembre del 2016 relativi ad un

provvedimento confermativo della predetta ordinanza, emesso in sede di
riesame, qualora l’eccezione di fondi su questioni di fatto, mai dedotte in
precedenza, relative all’assenza dei presupposti per la proroga
dell’efficacia dei decreti originari (Sez. 3, n. 32699 del 27/02/2015 Rv.
264518 Diano); ancora, con riferimento al divieto di utilizzazione del
risultato delle intercettazioni eseguite fuori dai casi preveduti dalla
legge, il relativo motivo di ricorso può essere esaminato solo a
condizione che l’atto asseritamente inutilizzabile (o dal quale consegue l’

parte del fascicolo trasmesso al giudice di legittimità, atteso che – pur
trattandosi di motivo di carattere processuale e, pertanto, pur essendo
alla Corte consentito di esaminare il fascicolo del procedimento l’applicazione di tale principio presuppone in concreto che da parte del
ricorrente venga quantomeno indicato l’atto viziato e che esso sia
contenuto nel fascicolo (Sez. 2, Sentenza n. 41142 del 19/09/2013 Rv.
257336 Rea e altri).
5.11 quarto e quinto motivo sono manifestamente infondati in
relazione alla sussistente doppia presunzione cautelare ed allo specifico
giudizio di inincidenza della particolare brevità del tempo decorso
rispetto ai requisiti della attualità e concretezza delle esigenze cautelari.
6. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma che si stima equo
determinare in euro duemila in favore della cassa delle ammende.
7. Devono essere disposti gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1
ter disp. att. cod. proc. pen..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in
favore della cassa delle ammende. manda alla cancelleria per gli
adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 28.2.2018.

Il Componente estensore
Angflo Ca 9zi

Il Presidente

inutilizzabilità della prova) sia stato specificamente indicato e faccia

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