Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15744 del 28/02/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 15744 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: CAPOZZI ANGELO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FIORE SALVATORE nato il 24/12/1967 a CATANIA

avverso l’ordinanza del 27/11/2017 del TRIB. LIBERTA’ di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO CAPOZZI;
sentite le conclusioni del PG SANTE SPINACI che ha concluso per il rigetto del
ricorso.

Data Udienza: 28/02/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Catania, a seguito di
richiesta di riesame nell’interesse dell’indagato Salvatore FIORE avverso
l’ordinanza cautelare emessa il 9.11.2017 con la quale il G.I.P.
distrettuale ha applicato al predetto la misura della custodia in carcere,

del FIORE gravi indizi di colpevolezza in relazione alla partecipazione al
gruppo di San Giovanni Galermo facente parte del clan mafioso
Santapaola-Ercolano ( contestato dall’ottobre 2016 al 4.7.2017) e la
misura applicata.
2. Avverso la ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il
difensore dell’indagato deducendo vizio della motivazione e violazione di
legge in relazione all’art. 649 cod. proc. pen. essendovi sovrapposizione
tra la condotta oggi in contestazione e quella che ha riguardato il
medesimo ricorrente nel procedimento denominato DOCKS, nell’ambito
del quale è stato arrestato il 4.7.2017 a seguito di 0.C.C.C. per la
medesima ipotesi di reato di cui all’art. 416 bis cod. pen. per l’arco
temporale che va dal settembre 2010 all’aprile 2013 – in cui – come
emerge dalla ordinanza genetica – è stata valutata la condotta del
FIORE anche con riguardo a taluni comportamenti da egli mantenuti
durante lo stato detentivo e sino a quasi la data di arresto.
3. Ritiene la Corte che il ricorso è inammissibile perché generico
quando non manifestamente infondato.
4. Esattamente il Tribunale ha osservato che il divieto di secondo
giudizio ex art. 649 cod. proc. pen. non è applicabile al procedimento
che abbia ad oggetto misure cautelari in ragione della mutevolezza delle
esigenze sottese, avendo rilievo – va aggiunto – una eventuale
sovrapponibilità di contestazioni cautelari nell’ambito dell’art. 297 cod.
proc. pen..
5. In ogni caso, all’analoga doglianza proposta in sede di riesame il
Tribunale non solo ha escluso di avere elementi per ravvisare la
medesimezza del fatto tra il procedimento DOCKS e quello presente
(risultando per il primo solo una richiesta di rinvio a giudizio), ma ha
osservato che tra quelli del primo e quelli presenti – pur nell’ambito
della medesima ipotesi di reato – risultava uno iato temporale di oltre
tre anni, dovendosi ricondurre ad un fatto storico diverso la ripresa della

ha confermato la decisione con la quale sono stati riconosciuti a carico

partecipazione associativa in epoca successiva e ben distinta da quella
precedente.
6. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma che si stima equo
determinare in euro duemila in favore della cassa delle ammende.
7. Devono essere disposti gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in
favore della cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli
adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att. cod. proc. pen..
Così deciso il 28.2.2018.

ter disp. att. cod. proc. pen..

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