Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15743 del 19/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15743 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: IANNELLO EMILIO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MARTINO VINCENZO, nato il 30/12/1971
avverso l’ordinanza n. 55/2010 CORTE APPELLO di BARI, del 01/04/2014;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EMILIO IANNELLO;
lette le conclusioni del PG Dott. LUIGI RIELLO che ha chiesto che «la Corte
di Cassazione, in camera di consiglio, voglia rigettare il ricorso, adottando i
provvedimenti di cui all’art. 616 c.p.p.».

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 1/4/2014, depositata in data 15/4/2014, la Corte
d’appello di Bari rigettava l’istanza di equa riparazione proposta nell’interesse di
Vincenzo Martino, per l’ingiusta detenzione subita, prima in regime di custodia
cautelare in carcere e poi agli arresti domiciliari, nell’ambito di un procedimento
in cui gli era stato contestato il reato continuato di acquisto e detenzione a fine
di spaccio di sostanza stupefacente (eroina): accusa per la quale era stato
condannato in primo grado ma poi assolto in appello, ai sensi dell’art. 530,
comma 2, cod. proc. pen., per non aver commesso il fatto, avendo ritenuto il
giudice di secondo grado che, benché vi fossero indizi a carico dell’imputato,
costituiti dal contenuto delle intercettazioni telefoniche, questi non erano da soli
sufficienti a condurre alla condanna.

Data Udienza: 19/02/2015

Secondo il giudice della riparazione era ravvisabile colpa grave ostativa al
chiesto indennizzo poiché l’istante

«per sua stessa ammissione ha

reiteratamente manifestato la volontà di acquistare stupefacenti del tipo eroina,
mantenendo rapporti di grande dimestichezza con ambienti di soggetti che a lui
erano ben noti come trafficanti», condotta questa la cui valenza gravemente
indiziaria era stata del resto riconosciuta anche dalla Corte d’appello con la
sentenza assolutoria.

difensore, ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di
motivazione.
Sostiene, in sintesi, che la Corte pugliese, incorrendo in un travisamento del
contenuto della sentenza assolutoria, ha fondato il proprio convincimento su un
dato inesistente atteso che quella decisione era in realtà fondata sulla rilevata
incertezza dell’identità del soggetto che aveva posto in essere l’attività attribuita
al Martino.
Lamenta inoltre che la Corte territoriale ha comunque omesso di motivare,
anche ai fini della graduazione della colpa, il grado di incidenza sull’errore
giudiziario della complessiva vischiosità degli eventuali rapporti tenuti
dall’interessato.

3. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze si è costituito chiedendo il
rigetto del ricorso.
Il P.G. ha concluso per il rigetto.
Il ricorrente ha depositato in data 12/2/2015 memoria difensiva con la quale
ha insistito in ricorso, ulteriormente illustrandone i motivi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il ricorso è infondato.
Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, in tema di
riparazione per ingiusta detenzione, al giudice del merito spetta verificare se chi
l’ha patita vi abbia dato causa, ovvero vi abbia concorso, con dolo o colpa grave.
Tale condizione, ostativa al riconoscimento del diritto all’indennizzo, deve
manifestarsi attraverso comportamenti concreti, precisamente individuati, che il
giudice di merito è tenuto ad apprezzare, in modo autonomo e completo, al fine
di stabilire, con valutazione ex ante, non se essi abbiano rilevanza penale, ma
solo se si siano posti come fattore condizionante rispetto all’emissione del
provvedimento di custodia cautelare.
2

2. Avverso questa decisione il Martino propone, per mezzo del proprio

In tale operazione il giudice della riparazione, come ripetutamente precisato
da questa Corte, ha certamente il potere/dovere di procedere ad autonoma
valutazione delle risultanze e di pervenire, eventualmente, a conclusioni
divergenti da quelle assunte dal giudice penale, nel senso che circostanze
oggettive accertate in sede penale, o le stesse dichiarazioni difensive
dell’imputato, valutate dal giudice della cognizione come semplici elementi di
sospetto, ed in quanto tali insufficienti a legittimare una pronuncia di condanna,
ben potrebbero essere considerate dal giudice della riparazione idonee ad

Ciò con l’unico limite per cui, in sede di riparazione per ingiusta detenzione,
giammai può essere attribuita decisiva importanza, considerandole ostative al
diritto all’indennizzo, a condotte escluse dal giudice penale o a circostanze
relative alla condotta addebitata ritenute inidonee a integrare un adeguato
quadro indiziario.

5. Nel caso di specie l’ordinanza impugnata applica correttamente tali
princìpi e supera il vaglio di legittimità, il quale come noto è limitato alla
correttezza del ragionamento logico giuridico con cui il giudice è pervenuto ad
accertare o negare i presupposti per l’ottenimento del beneficio, restando nelle
esclusive attribuzioni del giudice di merito, che è tenuto a motivare
adeguatamente e logicamente il proprio convincimento, la valutazione
sull’esistenza e la gravità della colpa o del dolo (Sez. 4, n. 21896 del
11/04/2012, Hilario Santana, Rv. 253325).
Il provvedimento impugnato, infatti, lungi dal risultare insufficientemente o
contraddittoriamente motivato, indica compiutamente gli elementi, certamente
riconducibili a condotta del richiedente, che hanno dato origine all’apparenza di
illecito penale, ponendosi come causa quanto meno concorrente della
detenzione.
Va ricordato che, in casi analoghi, questa Corte di legittimità ha più volte
ribadito che la colpa grave che osta alla riparazione non è integrata dalla mera
condizione di tossicodipendente, ma ben può essere ravvisata nel
comportamento del tossicodipendente che detenga sostanze stupefacenti,
quando ricorrano elementi ulteriori che inducano ragionevolmente a ritenere che
la detenzione sia finalizzata allo spaccio (Sez. 4, n. 34662 del 10/06/2010, La
Rosa, Rv. 248077; Sez. 4, n. 31973 del 29/04/2010, Codastefano e altro, Rv.
248195; Sez. 4, n. 37037 del 10/06/2008, Tuscano e altro, Rv. 241960).
Nel caso di specie, tali elementi ulteriori sono del tutto ragionevolmente
individuati nei rapporti di grande dimestichezza con trafficanti di droga ben noti
all’istante, risultanti dalle numerose intercettazioni: dato questo che,

integrare la colpa grave ostativa al diritto all’equa riparazione.

diversamente da quanto dedotto in ricorso, non risulta affatto smentito nella
sentenza assolutoria, ma anzi riconosciuto come di sicuro valore indiziario
ancorché non sufficiente all’affermazione di penale responsabilità.
È da escludere pertanto che la Corte territoriale, in sede di riparazione, sia
incorsa in travisamento del contenuto della sentenza assolutoria, posto che è
bensì vero che quest’ultima si sofferma su uno specifico episodio di presunta
correità (ossia l’avere l’imputato secondo l’accusa ricevuto dal fornitore Jimmy
Thioune sostanza stupefacente occultandola poi nei pressi di un segnale

potessero considerarsi univoche a carico dell’imputato, ma non esclude affatto
l’esistenza delle conversazioni intercettate e la loro riferibilità all’imputato, cui del
tutto coerentemente fa riferimento l’ordinanza impugnata come motivo di colpa
grave sinergica alla determinazione cautelare.
Non si vede motivo peraltro – né il ricorrente lo spiega – perché tale
condotta andrebbe ascritta a colpa lieve oppure giudicarsi di solo marginale
incidenza ai fini della determinazione cautelare, apparendo anche sotto tale
profilo del tutto ragionevole e comunque insindacabile in questa sede, poiché
congruamente argomentata, la valutazione della Corte di merito.

6. Il ricorso deve essere pertanto rigettato, con la conseguente condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla rifusione delle spese
sostenute dal Ministero resistente nel presente giudizio, liquidate come da
dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali oltre alla rifusione delle spese in favore del Ministero resistente che
liquida in complessivi euro 1.000,00.
Così deciso il 19/2/2015.

stradale), escludendo che riguardo ad esso le dichiarazioni testimoniali acquisite

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