Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15735 del 16/01/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15735 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: D’ISA CLAUDIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale di Patti
Nei confronti di

NAMIO MAURIZIO

n. il 17.11.1958

avverso la sentenza n. 97/2014 del GIP del Tribunale di Patti del
18.06.2014.
Visti gli atti, la sentenza ed il ricorso
Udita all’udienza camerale del 16 gennaio 2015 la relazione fatta dal
Consigliere dott. CLAUDIO D’ISA
Lette le richieste del Procuratore Generale nella persona del dott. Fulvio Baldi
che ha concluso per l’annullamento del provvedimento impugnato con rinvio.

Data Udienza: 16/01/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Il PROCURATORE della Repubblica presso il Tribunale di Patti
ricorre per cassazione avverso la sentenza, ex art. 425 c.p.p., indicata
in epigrafe, emessa dal GIP del Tribunale locale di non doversi
procedere nei confronti di NAMIO Maurizio in ordine al reato di cui

Il GIP, pur dando atto che il NAMIO, nell’istanza di ammissione al
patrocinio a spese dello Stato, aveva dichiarato un reddito complessivo
della propria famiglia pari ad C 6.924,82 anziché di C 7.569,90, come
accertato dalla G.d.F., differenza non influente sul superamento dei
limiti per l’ammissione al beneficio, ha ritenuto che “la irrisoria
differenza di reddito – evidentemente dovuta alla mancata indicazione
del reddito percepito da Namio Maurizio, pari ad C 645,94 ed ascrivibile
alle erogazioni INPS – appare riconducibile ad una vera e propria
dimenticanza e non già a volontà di sottacere introiti che potevano
avere rilievo ai fini dell’istanza, considerato il notevole scarto esistente
tra I reddito effettivamente percepito dal nucleo familiare e quello
minimo (C 10.628,16) previsto per l’ammissione al patrocinio a spese
dello Stato
Il

PROCURATORE

ricorrente,

in

sostanza,

denuncia

contraddittorietà della motivazione, laddove il GIP, pur richiamando la
giurisprudenza di questa Corte a Sezioni Unite ( sentenza n. 6591
de127.11.2008), secondo cui sussiste il reato anche quando le
alterazioni od omissioni di fatti veri risultino poi ininfluenti per il
superamento del limite di reddito, previsto dalla legge per l’ammissione
al beneficio, ma poi esclude l’applicabilità di tale principio alla
fattispecie, sulla scorta di dichiarazioni apodittiche, qualificando come
mera “dimenticanza” l’omessa indicazione dei redditi INPS, ed esclude
il dolo operando un diretto legame tra l’importo non indicato ed il fatto

all’art. 95 D.P.R. 115/2002, perché il fatto non costituisce reato.

che, trattandosi di somma ridotta, non può che essere taciuto per mera
dimenticanza.
Il ricorso va dichiarato inammissibile per la tardività della sua
presentazione.
Dagli atti risulta che l’avviso di deposito della sentenza impugnata
è stato fatto all’Ufficio del P.M. in data 26 giugno 2014, e che sulla

stato depositato il 16 settembre 2014, al di fuori del termine di quindici
giorni, anche tenendo conto della sospensione dei termini per il periodo
feriale, di cui al primo comma lett. a) dell’art. 585 c.p.p..
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso in Roma alla udienza camerale del 16 gennaio 2015.

stessa sentenza è stato apposto il visto il 10 luglio 2014, il ricorso è

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