Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15729 del 09/12/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15729 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: IZZO FAUSTO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :
DELVECCHIO Marco, n. a Cattolica il 20\8\1984

avverso la sentenza del G.i.p. del Tribunale di Rimini del
30\3\2012 (nr. 5754\2011);

udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Fausto Izzo ;
lette le richieste del P.G. dott. Oscar Cedrangolo, che ha chiesto
l’annullamento della sentenza;

Data Udienza: 09/12/2014

RITENUTO in FATTO
1. Con sentenza del ,3,9\3\2012 il G.i.p. del Tribunale di Rimini, ai sensi dell’art. 444 c.p.p.
applicava a DelvecchWrg` -pena di giorni 80 di arresto ed C 1.000= di ammenda per la
contravvenzione di cui all’art. 186, lett. c), C.d.S., per la guida in stato di ebbrezza di un
motoveicolo, con tasso alcolernico rilevato di g\I 2,41 e 2,25 (fatto aggravato dalla circostanza
di avere provocato un incidente stradale : in Riccione il 2\7\2011). A carico dell’imputato
veniva disposta anche la sanzione amministrativa della revoca della patente.

CONSIDERATO in DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato.
2. Va premesso che il comma 2 bis dell’art. 186 C.d.S. stabilisce che qualora il conducente
provochi un incidente stradale e sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso
alcolemico superiore a 1,5 g\l, la patente di guida è sempre revocata.
La disposizione intende punire con una sanzione di natura amministrativa di particolare
severità, una condotta manifestatasi di rilevante pericolosità. Invero la irrogazione della misura
amministrativa della revoca della patente, assolve ad una funzione non solo sanzionatoria, ma
anche social preventiva, perché impone al condannato un nuovo percorso onde ottenere nel
tempo il rilascio di un nuovo titolo abilitativo alla guida, a seguito della verifica della sua
idoneità.
Ciò premesso, va osservato che l’aggravante è stata regolarmente contestata nel capo di
imputazione e il ricorrente, accedendo al patteggiamento non può lamentare successivamente
vizi motivazionali relativamente a circostanze che avrebbero imposto una istruzione
dibattimentale.
In ogni caso anche a volere ritenere il motivo proposto dal Delvecchio come una censura di
travisamento della prova, va rilevato che dagli atti di indagine risulta che l’imputato, mentre
tentava di superare a bordo del suo motociclo un autocarro, è caduto in terra, patendo lesioni
che hanno imposto l’intervento del “118”. Il fatto che la caduta abbia interessato il solo
Delvecchio e non anche terze persone, consente egualmente di qualificare il fatto avvenuto
come un “incidente”, tanto da avere determinato l’intervento di mezzi pubblici.
Alla manifesta infondatezza del ricorso, segue, per legge, la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali, nonchè (trattandosi di causa di inammissibilità
riconducibile alla volontà, e quindi a colpa, del ricorrente: cfr. Corte Costituzionale, sent. N.
186 del 7-13 giugno 2000) al versamento a favore della cassa delle ammende di una somma
che si ritiene equo e congruo determinare in euro 1.500,00=.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 1.500,00= in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma il 9 dicembre 2014

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore dell’imputato, lamentando la erronea
applicazione della legge, per essere stata disposta la revoca della patente nonostante non
fosse accaduto alcun incidente.

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