Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15727 del 09/12/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15727 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: IZZO FAUSTO

SENTENZA
Sul ricorso proposto dal
Finanze, nei confronti di :

Ministero dell’Economia e

ONORATO Vincenzo, n. a Napoli il 27\11\1977

avverso l’ordinanza della Corte di Appello di Roma del

24\10\2013 (nr. 62\2013);

udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Fausto Izzo ;
lette le richieste del P.G. dott. Vito D’Ambrosio, che ha chiesto
l’annullamento del provvedimento impugnato;

Data Udienza: 09/12/2014

1. Con ordinanza del 24\10\2013 la Corte di Appello di Roma, accoglieva l’istanza di
riparazione per ingiusta detenzione avanzata da Onorato Vincenzo.
Questi, arrestato il 18\7\2009 per concorso nel delitto di omicidio volontario ed altro, era stato
liberato in data 23\2\2011. Successivamente, con sentenza del 23\6\2011 la Corte di Assise di
Frosinone l’assolveva con formula piena da tutti i reati. Tale pronuncia veniva confermata in
via definitiva dalla Corte di Assise di appello di Roma in data 13\6\2012.
Nell’accogliere la domanda, la Corte territoriale riconosceva una complessiva indennità di €
138.426,34=.
2. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Economia e delle
Finanze, lamentando il difetto di motivazione, non avendo considerato la Corte di Appello che
l’Onorato nel corso del procedimento aveva fornito un falso alibi, così ponendo in essere un
comportamento gravemente colposo ed ostativo al riconoscimento dell’equo indennizzo.
Con memoria depositata il 22\10\2014 il difensore dell’Onorato chiedeva dichiararsi
inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza.
CONSIDERATO in DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
Va osservato che effettivamente nel corso del procedimento il ricorrente aveva fornito alla A.G.
un alibi poi rivelatosi in parte falso. In particolare aveva affermato che al momento degli spari
si trovava sul balcone di casa in compagnia della signora Segna Gertrude; quest’ultima, invece
aveva dichiarato chef momento della esplosione dei colpi d’arma da fuoco ella era in casa e
non più in compagn4gdell’Onorato. Nel motivare sulla presenza dei gravi indizi di colpevolezza,
il G.i.p. aveva dato rilihvo nell’ordinanza cautelare anche alla predetta circostanza.
2. Ciò premesso, va ricordato che nel procedimento per la riparazione dell’ingiusta detenzione,
ai fini dell’accertamento della sussistenza della condizione ostativa della colpa grave (o del
dolo) dell’interessato, il giudice, pur operando necessariamente sul materiale probatorio
acquisito dal giudice della cognizione, non deve stabilire se determinate condotte costituiscano
o meno reato, ma se esse si sono poste come fattore condizionante (anche nel concorso
dell’altrui errore) rispetto alla produzione della detenzione, per l’idoneità di tali condotte, da
valutarsi “ex ante”, a trarre in inganno l’autorità giudiziaria. In particolare, perché la condotta
difensiva – la quale va valutata con particolare prudenza, dovendosi rispettare la strategia di
difesa del soggetto – possa essere considerata ostativa al riconoscimento del diritto
all’indennizzo, è indispensabile non solo che si tratti di una condotta scorretta (come per
esempio il fornire un alibi falso o mendace), ma che ricorra anche il rapporto sinergico di causa
ed effetto tra condotta e detenzione, con conseguente obbligo di motivazione del giudice di
merito al riguardo (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 1705 del 10/03/2000 Cc. (dep. 12/04/2000),
Rv. 216479).
Con particolare riferimento all’incidenza di un falso alibi, è stato più volte affermato che ai fini
della individuazione di una eventuale causa concorrente al verificarsi dell’evento “ingiusta
detenzione”, costituente colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto all’indennizzo, il
giudice può valutare l’alibi falso o mendace, come in genere qualsivoglia condotta difensiva
scorretta, ferma la sussistenza di ogni altro requisito (cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 920 del
22/06/1994 Cc. (dep. 21/09/1994), Rv. 199857; Sez. 4, Sentenza n. 921 del 22/06/1994 Cc.
(dep. 21/09/1994), Rv. 199859).
Ciò detto, va rilevato che nell’ordinanza impugnata la Corte di Appello non fa alcun cenno alla
vicenda dell’alibi fornito dall’Onorato e della sua incidenza sull’errore del giudice, sia con
riferimento alla momento genetico della misura che al mantenimento della custodia cautelare.
Il difetto di motivazione, impone pertanto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame alla Corte di Appello di Roma cui
rimette il regolamento delle spese tra le parti del presente giudizio.
Così deciso in Rom il 9 dicembre 2014
Il Pre
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Carlo Giu – falo,;RUSCO

RITENUTO in FATTO

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