Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15723 del 02/12/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15723 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: FOTI GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
AMETRANO GIOVAN BATTISTA N. IL 18/02/1968
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avverso l’ordinanza n. ■10~1fiblet TRIB. LIBERTA’ di NAPOLI, del
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sentita la relazione fatta dal Consigliere
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lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
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Data Udienza: 02/12/2014

Ritenuto in fatto.
-1- Con ordinanza del 17 giugno 2013, il Gip del Tribunale di Napoli ha applicato ad
Ametrano Giovan Battista la misura della custodia cautelare in carcere in quanto indagato
per il reato di detenzione a fini di cessione di sostanza stupefacente del tipo cocaina ed
hashish (artt. 110 cod. pen., 73 e 80 del d.p.r. n. 309/90).

-3- Proposto dall’indagato ricorso per cassazione, la terza sezione di questa Corte, con
sentenza del 28 gennaio 2014, ha annullato detto provvedimento con rinvio per nuovo esame
allo stesso tribunale.
Il giudice di legittimità, premesso
-che il coinvolgimento dell’Ametrano nei fatti oggetto di esame era emerso, in tesi
d’accusa, dal tenore di una conversazione ambientale intercettata, nel corso della quale
costui e gli altri conversanti (Pagano Antonio e Cirillo Ferdinando) facevano riferimento a
questioni insorte per il mancato pagamento a Vangone Giovanni Antonio (considerato
importatore dalla Spagna di sostanze stupefacenti) del prezzo di tali sostanze dallo stesso
cedute al Pagano,
-che, più specificamente, la frase, attribuita all’Ametrano e diretta al Pagano, era del
seguente tenore: “devi pagare e devi ringraziare, poi dopo in separata sede si può fare
quello che vuoi tu; però si deve pagare e si deve ringraziare, perché alla fine sai che cosa
succede, succede che questa discussione si è fatta perché uno non paga l’altro”;
Tanto premesso, dunque, lo stesso giudice ha osservato che, laddove, come ritenuto dal
tribunale, le frasi pronunciate dall’Ametrano siano interpretabili come concorso con il
Vangone nella riscossione di un credito nascente dalla cessione di sostanze stupefacenti, tale
condotta non sarebbe sufficiente per configurare il concorso dello stesso Ametrano nella
cessione, posto che, se da un lato un tal concorso è configurabile laddove detta condotta sia
conseguenza di un preventivo accordo o comunque, fornisca in qualche modo un contributo
partecipativo, morale o materiale, all’altrui condotta illecita, dall’altro, al di fuori di tale
ipotesi, la condotta stessa potrebbe essere inquadrata nella diversa fattispecie del
favoreggiamento personale. L’ipotesi del favoreggiamento, peraltro, ha ancora sostenuto il
giudice di legittimità, dovrebbe escludersi in costanza della stessa detenzione illecita di
stupefacenti, sul presupposto che nei reati permanenti qualsiasi agevolazione del colpevole,
prima che la condotta di questi sia cessata, si risolve in un concorso, quantomeno a carattere
morale.
Il tribunale si era limitato ad individuare, nella conversazione in questione, gli estremi di
gravità indiziaria della condotta di illecita detenzione di sostanza stupefacente senza
eseguire, tuttavia, un’adeguata valutazione dell’episodio contestato.
Episodio che, si legge nella sentenza di annullamento, andava apprezzato nell’ambito di
una valutazione logica del tenore delle parole profferite dall’indagato, tenuto conto dei
principi affermati in punto di individuazione della condotta quale concorso nel reato altrui
ovvero di favoreggiamento della stessa, e quindi, non solo della collocazione temporale
dell’episodio rispetto alla condotta dell’autore della illecita cessione (Vangone) ma anche
del complesso delle attività criminali oggetto di investigazione.
-4- Con ordinanza del 15 aprile 2014, il tribunale di Napoli, in sede di rinvio, ha
confermato il provvedimento di custodia cautelare in carcere.

-2- Impugnato detto provvedimento dall’Ametrano, il tribunale ha confermato l’ordinanza
restrittiva.

-5- Avverso detta ordinanza propone ancora ricorso per cassazione l’indagato, che
denuncia il vizio di motivazione del provvedimento impugnato in relazione agli artt. 273 co.
1 e 274 lett. c) cod. proc. pen. Sostiene il ricorrente che il giudice del rinvio ha
sostanzialmente disatteso le direttive elaborate dal giudice di legittimità, avendo ritenuto
sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato seguendo lo stesso percorso
argomentativo già oggetto di censura. E’ stato. ,quindi, ancora richiamata la negativa
personalità dell’Ametrano e, nel valutare il tenore della conversazione, che costituisce
l’unico elemento indiziario raccolto, ha tenuto conto solo di parte delle frasi dallo stesso
profferite in tale occasione, in tal guisa avendone capovolto il significato, tanto da attribuire
all’intervento dell’odierno ricorrente toni minatori, e forzando l’interpretazione della frase in
questione in termini accusatori. Il tutto, senza accennare alle considerazioni difensive svolte
dall’indagato, di guisa che la motivazione dell’ordinanza sarebbe mancante, e comunque
illogica.
Considerato in diritto.
Il ricorso è fondato.
-1- Non sembra, invero, al Collegio che il tribunale si sia uniformato ai principi di diritto
ed alle direttive indicate dal giudice di legittimità nella sentenza di annullamento.
1.A) I giudici del rinvio, invero, dando peraltro per scontato che la frase dell’Ametrano
sopra richiamata avesse ad oggetto la riscossione di un credito nascente da cessione di
sostanze stupefacenti, hanno continuato ad individuare a carico dell’indagato gravi indizi di
colpevolezza sulla base dei contenuti della conversazione ambientale intercettata il 2 ottobre
2012, intercorsa tra l’Ametrano, Pagano Antonio e Cirillo Ferdinando, tuttavia richiamata
solo in parte ed interpretata in termini d’accusa con argomentazioni che prestano il fianco
alle dedotte censure.
Non compiutamente riportata dai giudici del riesame è, anzitutto, la frase rivolta
dall’Ametrano al Pagano, posto che il tenore della sollecitazione del primo, rivolta al
secondo “devi pagare e devi ringraziare, poi dopo in separata sede si può fare quello che
vuoi tu; però si deve pagare e si deve ringraziare, perché alla fine sai che cosa succede?” si
completa con l’immediata risposta alla domanda retorica con la successiva osservazione:
“succede che questa discussione si è fatta perché uno non paga l’altro”. Il completamento
della frase non sembra indifferente nella complessiva valutazione della vicenda, atteso che il
“sai che cosa succede?”, senza altra indicazione, potrebbe giustificare nell’Ametrano un

Ha sostenuto il giudice del riesame che gravi e significativi, in termini di concorso
nell’attività di cessione di sostanza stupefacente effettuata dal Vangone a favore del Cirillo e
dei suoi sodali, si presentavano gli elementi indiziari acquisiti nei confronti dell’Ametrano.
A tale conclusione, lo stesso giudice è pervenuto, dopo avere richiamato i trascorsi
giudiziari dell’indagato, avendo individuato nella conversazione intercettata toni non
certamente amichevoli ed avendo interpretato l’intervento dello stesso nella vicenda come
pienamente adesivo alla posizione del Vangone, titolare del credito maturato per la cessione
dello stupefacente, la cui riscossione l’indagato intendeva sollecitare. D’altra parte, ha
soggiunto il tribunale, dal complesso delle investigazioni svolte risultava che l’operazione di
approvvigionamento di stupefacenti, da parte del gruppo Cirillo, dal Vangone non si era
ancora esaurita al momento dell’intervento dell’indagato, il 2 ottobre 2012, poiché il debito
era stato saldato, dopo l’intervento di costui, il successivo 4 ottobre. E dunque, la fattispecie
di cessione illecita di sostanze stupefacenti ascrivibile al Vangone non si era ancora
interamente consumata e l’intervento dell’Ametrano, diretto a far perfezionare
l’adempimento dell’illecita obbligazione di pagamento, era stato del tutto funzionale alla
consumazione del delitto di cui all’art. 73 del d.p.r. n. 309/90.

-3- Fondate si presentano, dunque, le doglianz4 proposte dal ricorrente, di guisa che
l’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Napoli per nuovo
esame.
P.Q.M.
Annulla il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Napoli per nuovo esame.

intento intimidatorio (che potrebbe anche rivelarne il coinvolgimento nell’illecito affare),
che tuttavia sembra fortemente ridimensionarsi davanti alla chiusura della frase: “succede
che questa discussione si è fatta perché uno non paga l’altro”, che potrebbe indurre a
ricondurre le conseguenze del mancato pagamento al semplice avvio di discussioni tra le
parti, come quella che era in corso tra i tre conversanti.
E proprio sulla base dell’incompleto richiamo della frase in questione che il tenore della
conversazione è stato ritenuto dai giudici del riesame come “affatto amicale”. Frase che
rappresenta l’elemento indiziante sul quale sembra essenzialmente reggersi il provvedimento
cautelare – a parte il generico richiuno alla personalità criminale dell’indagato – di guisa che
appare ben giustificato il dubbio che la decisione impugnata sia il frutto di una non attenta
né globale valutazione degli elementi indiziari utilizzati.
Anche con riferimento alla frase pronunciata subito dopo dal Cirillo (“tu che c’entri qua in
mezzo? Tu mi devi far capire che c’entri”), che la difesa dell’indagato aveva richiamato a
sostegno della tesi della estraneità dello stesso alla vicenda e che il giudice del rinvio ha
ritenuto essere stata rivolta, non all’Ametrano, ma “ai soggetti (tali Pippo e o Chiattone)
che si erano presentati all’appuntamento con il Pagano al posto del Vangone”,il tribunale
non sembra avere considerato che nel provvedimento annullato tale frase appare rivolta dal
Cirillo proprio all’Ametrano, anche perché la stessa segue immediatamente l’intervento di
quest’ultimo, mentre i termini al singolare utilizzati dallo stesso Cirillo (“tu che c’entri… mi
devi far capire”) sembrano del tutto escludere che essa fosse diretta a due persone.
Ne consegue, quindi, un giudizio di illogicità della motivazione in punto di verifica della
sussistenza, a carico dell’indagato, di gravi indizi di colpevolezza con riguardo al delitto allo
stesso contestato.
1.B) Anche in punto di qualificazione giuridica dei fatti, l’ordinanza impugnata giustifica
ulteriori censure, laddove i giudici del riesame hanno ritenuto di escludere che la condotta
dell’indagato potesse ricondursi nell’ambito della fattispecie del favoreggiamento, sul
rilievo che alla data del 2 ottobre la condotta in corso non si era consumata poiché il
pagamento del prezzo dello stupefacente non era stato ancora interamente versato. Senza
tuttavia considerare che, quella che lo stesso giudice ha definito “attività di cessione di
ingenti quantitativi di sostanza stupefacente effettuata da Vangone Giovanni a favore di
Cirillo Giovanni ed i suoi sodali”, si era completata, secondo quanto è dato di comprendere
dall’esame dei provvedimenti in atti, con la consegna della droga agli acquirenti, di guisa
che il mancato integrale pagamento del prezzo si potrebbe porre – non essendo stato ancora
chiarito quale concreto contributo all’attività di cessione posta in essere dal Vangone
l’Ametrano avrebbe apportato – come condotta che va oltre l’accordo di cessione e la
cessione stessa; nel senso, cioè, che l’Ametrano, che sembra essere intervenuto solo nel
momento del mancato integrale pagamento del prezzo, avrebbe potuto porre in essere una
condotta che, di per sé, sarebbe idonea a giustificare la tesi del favoreggiamento (per avere,
cioè, agito al fine consentire al Vangone di ricevere l’integrale prezzo dell’illecito
commercio), non quella del concorso nelle precedenti condotte di preparazione, accordo e
cessione della droga.

L

La Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al direttore
dell’istituto penitenziario competente perché provveda a quanto stabilito dall’art. 94 c. 1 ter
disp. att. del c.p.p.
Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2014.

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