Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15722 del 01/10/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15722 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: FOTI GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LORENZO ANTONIO N. IL 24/03/1970 parte offesa nel procedimento
LORENZO DOMENICA N. IL 24/05/1959 parte offesa nel
procedimento
LORENZO MARIA N. IL 14/12/1963 parte offesa nel procedimento
LORENZO GIOVANNA N. IL 18/05/1960 parte offesa nel
procedimento
LORENZO GIOVANNI N. IL 09/06/1961 parte offesa nel
procedimento
LORENZO ROMANA N. IL 19/08/1962 parte offesa nel procedimento
LORENZO CARMINE N. IL 05/06/1967 parte offesa nel
procedimento
LORENZO GESUALDA N. IL 26/01/1965 parte offesa nel
procedimento
LORENZO FRANCA N. IL 29/09/1968 parte offesa nel procedimento
c/
BARONE CANDIDA N. IL 01/09/1957
FERA GIOVANNI N. IL 23/03/1964
avverso il decreto n. 2314/2010 GIP TRIBUNALE di LAMEZIA
TERME, del 11/11/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott GIACOMO FOTI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. ft

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Data Udienza: 01/10/2014

i.
4′

Lorenzo Antonio, Lorenzo Domenica, Lorenzo Maria, Lorenzo Franca, Lorenzo Giovanna,
Lorenzo Giovanni, Lorenzo Romana, Lorenzo Carmine e Lorenzo Gesualda, persone offese
nel procedimento penale instaurato a carico di Barone Candida e Fera Giovanni per il reato
di omicidio colposo, con colpa professionale, in pregiudizio di Gallisto Saverio, padre
naturale delle stesse persone offese, ricorrono per cassazione avverso l’ordinanza del Gip del
Tribunale di Lamezia Terme, dell’ 11 novembre 2013, con la quale è stata respinta
l’opposizione dagli stessi proposta contro la richiesta del PM di archiviazione degli atti.
Denunciano i ricorrenti il vizio di motivazione del provvedimento impugnato, sotto il
profilo della insufficienza e della manifesta illogicità, e la nullità dello stesso per
inosservanza di norme processuali in relazione all’omessa notifica a tutte le persone offese
dell’avviso di fissazione dell’udienza camerale di cui all’art. 409 co. 2 cod. proc. pen.
L’indagata, Barone Candida, ha presentato memoria.
Considerato in diritto.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Quanto al primo dei motivi proposti, occorre rilevare che, secondo quanto emerge dal
disposto degli artt. 127 e 409 del codice di rito, il ricorso per cassazione avverso il
provvedimento di archiviazione è consentito solo nei casi di violazione delle norme poste a
garanzia del contraddittorio, e quindi per la mancata fissazione dell’udienza camerale a
seguito di opposizione, ovvero per l’omessa citazione per tale udienza. E’ stato, invero,
costantemente e condivisibilmente affermato da questa Corte (a partire da S.U. n. 24/1995,
Bianchi) che: “Il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di archiviazione è
consentito nei soli casi di mancato rispetto delle regole poste a garanzia del
contraddittorio; ne consegue che è inammissibile il ricorso per vizio di motivazione o per
travisamento dell’oggetto o per omessa considerazione di circostanze di fatto già acquisite”
(Cass. n. 8842/2006).
Nel caso in esame, l’ordinanza del Gip, pur nella sua sinteticità, argomenta in termini
coerenti in ordine alle ragioni per le quali è stata disposta l’archiviazione, chiaramente
individuate nei risultati delle indagini tecniche suppletive che hanno ribadito l’assenza di
colpa dei sanitari nel decesso del paziente.
Quanto al secondo motivo di censura, osserva la Corte che, se è vero che non a tutte le
persone offese è stato notificato l’avviso di fissazione dell’udienza camerale, è anche vero
che tale omissione costituisce nullità a regime intermedio che, in quanto tale, è sanata se non
tempestivamente dedotta dal difensore presente all’udienza (Cass. n. 5054/08). Orbene, nel
caso di specie risulta che all’udienza camerale fissata dal Gip era presente il difensore di
tutte le persone offese, sia pure attraverso un suo delegato, il quale nulla ha eccepito al
riguardo, in tal guisa sanando la dedotta nullità.
Alla declaratoria d’inammissibilità del ricorso consegue la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali e, ciascuno di essi, al versamento, in favore della Cassa
delle ammende, della somma di euro 300,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e della somma di 300,00 euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 1 ottobre 2014.

Ritenuto in fatto.

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