Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15716 del 11/04/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15716 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da :
MONTANARELLA SAVINO N. IL 18.06.1954
Avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI FOGGIA del 24 settembre 2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI, udite le
conclusioni del PG in persona del dott. Carmine Stabile che ha chiesto il rigetto del ricorso
RITENUTO IN FATTO
1.

2.

3.

Con l’impugnata ordinanza il Tribunale del riesame di Foggia, quale giudice del rinvio
a seguito del pronunciato annullamento da parte di questa Corte dell’ordinanza dello
stesso Tribunale del 23 aprile 2012, con cui era stato confermato il rigetto
dell’istanza di restituzione di un immobile già oggetto di sequestro preventivo,
rigettava l’appello del Montanarella.
Avverso tale decisione ricorre a mezzo del proprio difensore il Montanarella
deducendo la inosservanza ed erronea applicazione di norme giuridiche ed in
particolare dell’art. 321, 3 comma c.p.p. in ordine al fumus di configurabilità dei reati
di cui all’art. 44 lett. b) e 95 d.P.R. n. 380 del 2001
CONSIDERATO IN DIRITTO
Così vengono ricostruiti i fatti nell’impugnato provvedimento: in data 8 gennaio
2011, all’esito di una lunga attività di indagine il Corpo Forestale dello Stato di Foggia
procedeva al sequestro preventivo di un immobile in costruzione ubicato in agro del
comune di S.Agata di Puglia nei confronti della ditta costruttrice SARMONT s.a.s., di
cui è legale rappresentante l’odierno ricorrente in relazione alla ipotesi di reato di cui
agli artt. 44 comma 1 lett. a), 93, 94 e 95 d.P.R. n. 380/2001. Il provvedimento
veniva convalidato dal GIP rilevandosi quanto al fumus, la ricorrenza dei reati

Data Udienza: 11/04/2014

ipotizzati sulla scorta della c.n.r., della relazione preliminare del consulente della
pubblica accusa e della denuncia dei funzionari di polizia antisismica e quanto al
periculum la circostanza che l’opera fosse in corso di costruzione. Venivano poi
ricordate le istanze avanzate dal Montanarella tese alla revoca del provvedimento ed
alla restituzione dell’immobile, supportate dalle risultanze di consulenze tecniche di
parte, tutte rigettate dal GIP, con provvedimenti del 15 luglio 2011 e del 12
dicembre 2011.
Deve, preliminarmente evidenziarsi, che in sede di ricorso per cassazione proposto
avverso provvedimenti cautelari reali, l’art. 325 cod. proc. pen. ammette il sindacato
di legittimità solo per motivi attinenti alla violazione di legge. Nella nozione di
rientrano, in particolare, la mancanza assoluta di motivazione
o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate
all’inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la quale
può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo
motivo di ricorso di cui alla lett. e) dell’art. 606 stesso codice (Sez. U, n. 5876 del
28/01/2004, Bevilacqua, Rv. 226710; Sez. U, n. 25080 del 28/05/2003, Pellegrino,
Rv.224611). Con particolare riferimento al giudizio di rinvio, quale il caso di specie,
va ulteriormente ricordato che i poteri del giudice di merito sono diversi a seconda
che l’annullamento sia stato pronunciato per violazione o erronea applicazione della
legge penale oppure per mancanza o manifesta illogicità della motivazione. Nel primo
caso, il giudice di rinvio ha l’obbligo di uniformarsi alla decisione sui punti di diritto
indicati dal giudice di legittimità e su tali punti nessuna delle parti ha facoltà di
ulteriori impugnazioni, persino in presenza di una modifica dell’interpretazione delle
norme che devono essere applicate da parte della giurisprudenza di legittimità.
Giova, quindi, rimarcare che l’ambito di ammissibilità del ricorso per cassazione
avverso il provvedimento pronunciato in sede di rinvio è limitato, posto che, secondo
l’art.628, comma 2, cod.proc.pen., tale provvedimento può essere impugnato
soltanto per motivi non riguardanti i punti già decisi dalla Corte di Cassazione, ovvero
nel caso in cui il giudice di rinvio non si sia uniformato alle questioni di diritto decise
dalla Corte. Tale norma è stata ritenuta dalla Corte Costituzionale espressiva del
principio della tendenziale irrevocabilità ed incensurabilità delle decisioni della Corte
di Cassazione, che risponde alla finalità di evitare la perpetuazione dei giudizi e di
conseguire quell’accertamento definitivo che, realizzando l’interesse fondamentale
dell’ordinamento alla certezza delle situazioni giuridiche, costituisce lo scopo stesso
dell’attività giurisdizionale, mostrandosi pertanto conforme alla funzione di giudice
ultimo della legittimità affidato alla medesima Corte dall’art. 111 Cost. (Corte Cost.
n.136 del 3 luglio 1972, n.21 del 19 gennaio 1982, n.294 del 26 giugno 1995). La
norma in esame ha, dunque, la funzione di impedire che quanto deciso dalla Corte
Suprema venga rimesso in discussione attraverso l’impugnazione della sentenza del
giudice di rinvio (Sez.2, n.41461 del 6/10/2004, Guerrieri, Rv.230578).
Esaminando, in quanto dirimente, la questione della conformità dell’ordinanza
impugnata alla traccia motivazionale indicata dalla sentenza di annullamento, si
ritiene che il Tribunale ha compiutamente superato il vizio motivazionale in ordine al
presupposto del fumus commissi delicti, prendendo in esame gli elementi indicati
dalla difesa e su cui si era soffermata la sentenza di annullamento e rilevando come
dalla comunicazione della notizia di reato gli agenti del Comando Provinciale del
Corpo forestale dello Stato avevano dato atto degli accertamenti eseguiti ed aventi
ad oggetto la realizzazione del fabbricato posto in sequestro, rilevando palesi
difformità rispetto alla concessione edilizia. In particolare, quindi, il provvedimento
impugnato ha posto in rilievo per entrambi i reati contestati che la prospettazioone
accusatoria non si basasse escleusivamente sulle risultanze peritali prodotte dalla
pubblica accusa, le cui conclusioni sono contestate dal ricorrente, ma su dati
obiettivi, percepibili icto °cui/ sulla base della documentazione fotografica,
concludendo nel senso che trattavasi di una costruzione non solo difforme rispetto al
progetto originario, ma anche in assenza ed in precedenza di quello successivamente
assentito nel 2009, comunque inidoneo a legittimare l’attività edilizia medio tempore
svolta.
Quanto al reato di cui all’art. 95 d.P.R. n. 380 del 2001 il provvedimento impugnato

P.Q.M.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
Così deciso nella camera di consiglio dell’il. aprile 2014

ha parimenti posto in rilievo che le violazioni contestate si erano perfezionate con
l’inizio di esecuzione delle opere in assenza di autorizzazione, così realizzando l’offesa
al bene protetto, ritenendo che lo stato di avanzamento delle opere fosse tale da
ritenere insussistente la dedotta circostanza dell’inizio delll’intervento a fine
novembre 2009 (cioè allo scadere del termine autorizzatorio), ossia a distanza di
poco più di un mese dal momento del sopralluogo, rimarcando altresì la rilevanza e la
natura sostanziale delle modificazioni apportate (realizzazione di almeeno cinque
piani ulteriori rispetto a quelli inizialmente dichiarati).
Le deduzioni in fatto contenute nel ricorso tendono ad ottenere un giudizio su asseriti
vizi della motivazione del provvedimento, precluso, come detto, in sede di legittimità
nel giudizio d’impugnazione di ordinanza in materia cautelare reale ove non si tratti
di vizi qualificabili in termini di assoluta carenza e, in quanto tali, riconducibili
nell’alveo della violazione di legge.
Il Tribunale ha, invero, colmato il vuoto motivazionale ottemperando all’indicazione
fornita nella sentenza di annullamento e spiegando sulla base di quali elementi
ritenesse sussistente il fumus commissi delictí.
La decisione impugnata si presenta formalmente e sostanzialmente legittima ed i
suoi contenuti motivazionali forniscono, secondo un conferente percorso logico
argomentativo, una esauriente e persuasiva risposta ai rilievi che erano dedotti dalla
difesa.
4. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato; ai sensi dell’art.616 cod.proc.pen.
segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali..

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