Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15709 del 17/03/2015

Penale Sent. Sez. 4 Num. 15709 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: SERRAO EUGENIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
TRENTO
nei confronti di:
AA

avverso la sentenza n. 1398/2013 GIUDICE UDIENZA
PRELIMINARE di TRENTO, del 28/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.

Massimo Galli, che ha concluso per l’annullamento senza
rinvio;
Udito il difensore della parte civile, Avv. Salvatore
Frattallone, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

Data Udienza: 17/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Il Giudice dell’Udienza preliminare del Tribunale di Trento, con sentenza
emessa il 28/05/2013 a seguito di richiesta di applicazione della pena formulata
ai sensi dell’art. 444 cod.proc.pen., previa diversa qualificazione del fatto ai sensi
degli artt. 624 e 61 n.11 cod. pen., ha pronunciato sentenza di non doversi
procedere nei confronti di AA per mancanza della condizione di

2. AA era imputato del delitto previsto dall’art. 624 bis cod. pen.
perché, al fine di trarne profitto, introducendosi nell’abitazione di BB essendo amico del figlio, si era impossessato di alcuni gioielli di famiglia
(poi riconosciuti dalla moglie del BB, PP) che poi aveva
rivenduto al negozio <24 Karati gold> di via Mantova 5 a Trento; il giudice, al
quale le parti avevano formulato richiesta di applicazione della pena ai sensi
dell’art. 444 cod.proc.pen., ha ritenuto che la querela proposta dal signor
BB non potesse considerarsi valida condizione di procedibilità in quanto i
beni venduti al negozio citato nell’imputazione erano solo gioielli di proprietà
della moglie, che non aveva proposto querela nella sua qualità di persona offesa
dal reato in relazione ai gioielli a lei asportati.

3. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trento ha proposto
impugnazione, qualificata dalla Corte di Appello come ricorso per cassazione e
trasmessa alla Suprema Corte con ordinanza del 4/07/2014, deducendo erronea
interpretazione della nozione di persona offesa e non corretta valutazione dei
fatti sottoposti all’esame del giudice. Il Procuratore ha sottolineato come AA avesse confessato al personale della Squadra Mobile di aver sottratto in
almeno tre occasioni quattro braccialetti in oro giallo e un orecchino, essendo,
sotto questo aspetto, la contestazione generica in quanto non limitata ai soli
gioielli riconosciuti da Posta! Antonella tra quelli rivenduti al negozio. La
decisione, si assume, ha accolto una nozione eccessivamente restrittiva di
persona offesa, in quanto il possesso tutelabile in sede penale non è
strettamente limitato alla nozione civilistica di proprietà ed entrambi i coniugi, o
ciascuno di essi, in quanto possessori dei beni presenti nell’abitazione, erano
legittimati a sporgere querela. Il Procuratore ha, pertanto, chiesto l’accoglimento
dell’istanza di patteggiamento.

4.

Con memoria depositata il 23/10/2014 il difensore delle parti civili

BB e PPha chiesto la riforma del provvedimento

procedibilità di valida querela.

impugnato, sottolineando che la censura svolta dal Pubblico Ministero è
incentrata su questione di pura legittimità, dovendosi ritenere che titolare del
diritto di querela sia chiunque possa vantare sulla cosa un’autonoma relazione di
fatto, una detenzione qualificata, dunque anche il marito della signora Postai,
con lei convivente nella stessa abitazione in cui erano avvenuti i furti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. In tema di impugnazioni, la Corte di Cassazione ha affermato il principio
per cui, qualora un provvedimento giurisdizionale sia stato impugnato dalla parte
interessata con un mezzo diverso da quello prescritto dalla legge, il giudice che
riceve l’atto deve limitarsi, a norma dell’art. 568, comma 5, cod. proc. pen., a
verificare l’oggettiva impugnabilità del provvedimento e l’esistenza della volontà
d’impugnare, consistente nell’intento di sottoporre l’atto impugnato a sindacato
giurisdizionale e, all’esito di tale verifica, in caso positivo, trasmettere gli atti al
giudice competente, al quale è riservato in via esclusiva il potere di valutare sia
l’ammissibilità che la fondatezza dell’impugnazione (Sez.0 n.45371 del
31/10/2001, Bonaventura, Rv.220221).

3. Il principio dettato dall’art. 568, comma 5, cod.proc.pen., secondo cui
l’impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione attribuitale
dalla parte, non consente al giudice incompetente, investito del gravame
erroneamente proposto, di pronunciarsi in merito all’ammissibilità o meno
dell’impugnazione, non rientrando tale pronuncia nella sfera che la norma
attribuisce alla cognizione di tale giudice, che deve limitarsi a procedere alla
esatta qualificazione del mezzo di impugnazione proposto ed alla conseguente
trasmissione degli atti al giudice competente (Sez.3, n.19980 del 24/03/2009,
Passannante, Rv.243655; Sez.5, n.33336 del 24/06/2010, Martello, Rv.248153).
Correttamente, pertanto, la Corte di Appello di Trento, in considerazione
dell’inappellabilità, ai sensi dell’art.448, comma 2, cod.proc.pen., della sentenza
emessa a seguito di istanza di applicazione della pena alla quale il Pubblico
Ministero aveva prestato assenso, investita dell’impugnazione del Procuratore
della Repubblica, ha trasmesso gli atti per competenza alla Corte di Cassazione.

4. Esaminando i motivi di doglianza del Procuratore ricorrente, posto che la
legittimazione alla proposizione della querela è dalla legge attribuita alla persona
offesa e che , occorre sottolineare
che la legge denomina la vittima della sottrazione (Sez. U, n.
40354 del 18/07/2013, Sciuscio, Rv. 255975).
4.1. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la pronuncia sopra
richiamata, hanno affermato il seguente principio: «Il bene giuridico protetto dal
reato di furto è costituito non solo dalla proprietà e dai diritti reali e personali di
godimento, ma anche dal possesso, inteso nella peculiare accezione propria della
fattispecie, costituito da una detenzione qualificata, cioè da una autonoma

disporne. Tale relazione di fatto con il bene non ne richiede necessariamente la
diretta, fisica disponibilità e si può configurare anche in assenza di un titolo
giuridico, nonché quando si costituisce in modo clandestino o illecito. Ne
discende che, in caso di furto di una cosa esistente in un esercizio commerciale,
persona offesa legittimata alla proposizione della querela è anche il responsabile
dell’esercizio stesso, quando abbia l’autonomo potere di custodire, gestire,
alienare la merce».
4.2. Le ragioni sottese al suesteso principio sono quelle per cui, nell’ambito
dei reati contro il patrimonio, non possono essere riproposte le categorie
civilistiche di possesso e detenzione, che lascerebbero vuoti di tutela e difficoltà
definitorie del furto rispetto ad altri reati, come l’appropriazione indebita. Si è,
pertanto, affermato che il bene protetto dalla norma si sostanzia in una
qualificata relazione di fatto con il bene e, conseguentemente, che soggetto
passivo del reato è la persona che tale relazione intrattiene, ivi incluso il titolare
di detenzione qualificata in senso civilistico, ossia, più in generale, il titolare di
una propria relazione fattuale con il bene sottratto. Sviluppando il concetto di
, la Corte ha descritto tale relazione in termini di signoria
di fatto che consente di fruire e disporre della cosa in modo indipendente, al di
fuori della sfera di vigilanza e controllo di una persona che abbia su di essa un
potere giuridico maggiore ed, in termini negativi, come assenza di signoria di
fatto del dominus, o di altrui custodia o vigilanza. Tale qualificata relazione di
fatto può assumere diverse sfumature, che comprendono senz’altro il potere di
custodire, gestire, alienare il bene ed è stata, dunque, riconosciuta in capo alla
figura del responsabile dell’esercizio commerciale, considerato in quanto tale
persona offesa, legittimata alla proposizione della querela.

5. Applicando il principio sopra esposto al caso concreto, non può dunque
escludersi la legittimazione del coniuge a proporre la querela per il furto dei beni
asportati dalla casa familiare, ancorchè si tratti di gioielli di proprietà della
moglie, in considerazione del fatto che l’ubicazione di tali beni nell’abitazione

4

relazione di fatto con la cosa, che implica il potere di utilizzarla, gestirla o

comune è indice dell’esistenza di un potere di custodia riconducibile ad una
situazione di fatto comune ad entrambi i coniugi.

6. La sentenza impugnata deve essere, pertanto annullata senza rinvio, con
trasmissione degli atti al Tribunale di Trento per lo svolgimento del giudizio.

P.Q.M.

Tribunale di Trento per l’ulteriore corso.
Così deciso il 17/03/2015

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al

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