Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15698 del 19/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15698 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: PICCIALLI PATRIZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DI BENEDETTO RENATO N. IL 06/10/1955
avverso la sentenza n. 7708/2009 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 11/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. PATRIZIA PICCIALLI
Udito il Procuratore Generale in p rsona del Dott. l Q,-( -) ■’1″1″–0
che ha concluso per As
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv./7

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Data Udienza: 19/02/2015

Ritenuto in fatto

DI BENEDETTO Renato ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe, che confermando
quella di primo grado, lo ha riconosciuto colpevole del reato di cui all’articolo 95 del dpr
n. 115 del 2002.

A supporto della condanna venivano posti gli elementi desunti dagli accertamenti

ricorrente nella dichiarazione dei propri redditi, ignorando egli la dichiarazione presentata
per suo conto dal commercialista. Ciò anche perché risultava che l’imputata aveva
comunque sottoscritta la dichiarazione dei redditi, dove era stato dichiarato un reddito
d’impresa, mentre successivamente aveva prodotto la dichiarazione incriminata, ove
rappresentato di un reddito pari a 0,in modo contrastante con la precedente dichiarazione
dei redditi.

Veniva escluso il rilievo dell’errore di fatto, ritenuto dimostrato il dolo del reato e
comunque escluso che potesse evocarsi il tema anche del falso innocuo, con riferimento
al fatto che comunque l’imputato, quand’anche avesse dichiarato esattamente il proprio
reddito, avrebbe avuto diritto di essere ammesso al beneficio.

Con il ricorso si ripropone il tema dell’errore, articolando diversi argomenti a supporto,
tutti tesi ad accreditare la tesi della buona fede, l’insussistenza del dolo e la tematica del
falso innocuo.

Considerato in diritto

Il ricorso è manifestamente infondato, a fronte di una doppia statuizione di condanna,
correttamente motivata, che ha affrontato e risolto tutte le questioni qui riproposte.

Vale rilevare, in premessa, con principio qui calzante, che il reato di falsità nelle
dichiarazioni sulle condizioni reddituali di cui all’articolo 95 del dpr 30 maggio 2002 n. 115
è integrato da falsità od omissioni nelle dichiarazioni o comunicazioni relative alla
sussistenza delle condizioni di reddito necessarie per l’ammissione al patrociRio a spese
dello Stato o al mantenimento del beneficio anche se il reddito accertato non dovesse
superare la soglia minima prevista dalla legge (Sezioni unite, 27 novembre 2008,
Infanti).

Ciò che esclude rilievo alla prospettata innocuità ed irrilevanza della dichiarazione.

patrimoniali, escludendo rilievo al preteso errore di fatto in cui sarebbe incorso l’odierno

Con riferimento al dolo del reato, il giudice di merito ha sviluppato un convincente
ragionamento, basato anche sulla circostanza dell’avvenuta sottoscrizione della
dichiarazione dei redditi: è tematica qui non rinnovabile.

E ciò tenuto conto che il reato de quo

è punibile a titolo di dolo generico, mentre,

trattandosi di reato di pura condotta, il relativo perfezionamento prescinde dal

All’inammissibilità del ricorso, riconducibile a colpa del ricorrente, consegue la condanna
del medesimo al pagamento delle spese processuali ed a quello della somma che
congruamente si determina in euro 1000,00 in favore della cassa delle ammende.

PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in data 19 febbraio 2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

conseguimento di un eventuale ingiusto profitto.

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