Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15697 del 19/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15697 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: PICCIALLI PATRIZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SORIANI NAZARENO N. IL 09/02/1983
avverso la sentenza n. 48/2011 TRIBUNALE di PERUGIA, del
19/12/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. PATRIZIA PICCIALLI
Udito il Procuratore Generale in neisona de D tt. Vi Q,r3 1; ry-y…o , ,e-0120,,,
che ha concluso per
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327

Data Udienza: 19/02/2015

Ritenuto in fatto

SORIANI Nazzareno ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe, con cui il Tribunale ha
dichiarato inammissibile per tardività l’appello proposto nei confronti della sentenza del
Giudice di pace, che aveva riconosciuto l’imputato colpevole del reato di cui all’articolo
590 c.p. [l’addebito riguardava l’imprudente e negligente custodia di un cane razza
boxer, che, lasciato libero di girovagare senza museruola, aveva aggredito un passante,

provocandogli lesioni, fatto del 3.2.2003].

Il Tribunale evidenziava che il Giudice di pace aveva depositato la sentenza nel termine
di legge di 15 giorni, onde l’impugnazione – proposta a mezzo raccomandata- doveva
ritenersi tardiva, perché presentata decorso il termine di legge di giorni trenta.

La doglianza si incentra principalmente su tale questione, sostenendosi in ricorso che il
Giudice di pace [che comunque risulta avere depositato la sentenza nel termine di legge
di giorni 15] avrebbe stabilito in dispositivo un termine di deposito superiore a quello
ordinario, onde avrebbe dovuto applicarsi la disciplina derogatoria di cui all’articolo 585,
comma 1, lettera c), c.p.p.: con la conseguenza che l’impugnazione doveva ritenersi
tempestiva.

La doglianza viene ulteriormente sviluppata sostenendosi che comunque non poteva
ritenersi decorso il termine di impugnazione per l’imputato, siccome il procedimento in
primo grado non sarebbe stato ritualmente incardinato.

Si propone poi censura sul merito della responsabilità.

Si deduce la violazione dell’art. 34 d.Lgs 274/2000.

Con il quinto motivo si lamenta l’omessa declaratoria di prescrizione del reato.

Considerato in diritto

In via preliminare va rilevata l’intervenuta prescrizione del reato, risalente al 3.2.2003, e
l’art. 129 c.p.p. impone di dichiarare immediatamente la sussistenza di tale causa di non
punibilità, in quanto dagli atti non appare evidente la necessità di p_Oyenire ad una
decisione più favorevole.

2

Sulla questione processuale posta dal ricorrente con riferimento alla declaratoria di
inammissibilità dell’appello per essere decorso il termine per l’impugnazione, è da
registrare, infatti, un contrasto di giurisprudenza, che rende il ricorso non
manifestamente infondato.

Vale osservare che, secondo la interpretazione prevalente, in tema di impugnazioni, la
previsione di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 – per la
quale, il giudice di pace deve depositare la motivazione entro 15 giorni qualora non la

maggiore, non consentito dal predetto articolo 32, che riveste carattere derogatorio
rispetto all’articolo 544 c.p.p., con la conseguenza che non può trovare applicazione
l’articolo 2 del citato decreto legislativo, che prevede l’estensione delle norme del codice
di rito nei procedimenti innanzi al giudice di pace, a meno che non sia diversamente
stabilito.

Da ciò deriva, in particolare, che la motivazione depositata oltre il quindicesimo giorno
deve ritenersi depositata fuori termine, ed inoltre che il termine per impugnare è quello
di giorni trenta, decorrenti dal giorno in cui sia avvenuta la notificazione, nella specie
dell’estratto contumaciale, ai sensi degli articoli 548, comma 2, 585, comma 1, lettera b),
e comma 2, c.p.p.

Ma da ciò deriva anche che, allorquando in ipotesi il giudice di pace abbia irritualmente
fissato un diverso e più lungo termine per il deposito, depositando peraltro la decisione
nel termine di legge, tale indicazione deve ritenersi tamquam non esset, dovendosi avere
riguardo ai termini ordinari di impugnazione.

La riserva di motivazione assunta secondo modalità non conformi al modello legale è
illegittima, è da considerarsi, pertanto, priva di qualunque valore e non può mutare il
regime che regola la relativa impugnazione, quanto al termine per proporla e alla sua
decorrenza (per riferimenti, Sezioni unite, 27 gennaio 2011, PM in proc. Loy).

La sentenza impugnata appare rispettosa dei suddetti principi: cfr., del resto, Sezione V,
24 febbraio 2012, Muto, citata dallo stesso giudicante, nonché, Sezione IV, 11 aprile
2014, Comi.

A tale orientamento si contrappone un altro, pure affermatosi nella giurisprudenza di
legittimità (cfr. Sezione V, 10 luglio 2014, Petrella), in ragione dei principi di
semplificazione e di rapidità che caratterizzano il processo davanti al giudice di pace,
quali tra l’altro desumibili dalla legge delega 24 novembre 1999 n. 468.

3

detti a verbale – implica che quest’ultimo non possa autoassegnarsi un termine diverso e

Restano per l’effetto assorbiti gli altri motivi di doglianza, relativi al processo di primo
grado.

PQM
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.

Il Consigliere estensore

Il Presi

te

Così deciso in data 19 febbraio 2015

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