Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15696 del 19/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15696 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: PICCIALLI PATRIZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CERELLO GIULIANO N. IL 31/07/1959
avverso la sentenza n. 3673/2009 CORTE APPELLO di VENEZIA, del
25/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. PATRIZIA PICCIALLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. rt g- -)0 t(m-9
che ha concluso per
ùLt-P /1,t`.
r

Udito, per la parte civile, l’Avv//
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 19/02/2015

Ritenuto in fatto

CERELLO Giuliano ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe che, confermando quella
di primo grado, lo ha riconosciuto colpevole del reato di cui all’articolo 589 c.p.,
commesso in violazione della normativa antinfortunistica [in danno del lavoratore RAJIC
Vladimir]; fatto per il quale già in primo grado erano state concesse le attenuanti
generiche e quella di cui all’articolo 62, numero 6, c.p., con giudizio di equivalenza.

gli argomenti già sviluppati in primo grado,

individuava i profili di colpa del CERELLO, nella qualità

amministratore e legale

rappresentante della CMR sas [datrice di lavoro dell’operaio deceduto], per avere questi
consentito, nell’ambito di un rapporto di appalto intercorrente tra la CMR sas e la società
Roveco srl [amministrata da LOVISON Landino, coimputato, giudicato e riconosciuto
colpevole; ma non ricorrente], al proprio dipendente RAJIC Vladimir, di svolgere la
propria attività presso la Roveco srl, ma senza avere proceduto ad una previa, adeguata
valutazione dei rischi connessi a tale attività. Anzi, era risultato che questi neppure si
curava di conoscere in anticipo le mansioni che i propri dipendenti era chiamati a svolgere
presso la sede dell’altra società.
Per l’effetto, era risultato che l’operaio infortunatosi era stato chiamato a svolgere
un’operazione di “rabbocco” di olio in condizioni di precario equilibrio e senza il dovuto
strumentario di sicurezza per evitare la caduta dall’alto, onde, nel corso dell’operazione,
aveva perso l’equilibrio ed era caduto a terra, riportando le lesioni che lo avevano
condotto alla morte .

Tale situazione, vuoi sotto il profilo della ricostruzione dell’incidente, vuoi con riferimento
all’addebito di colpa, era stata ricostruita valorizzando, tra l’altro, la deposizione di un
lavoratore della società committente, che spesso svolgeva personalmente l’incombente,
ma anche gli esiti degli accertamenti svolti dal servizio ispettorato, di rilievo proprio per la
dinamica dell’incidente.

Nessun apporto decisivo veniva attribuito alle dichiarazioni di altro testimone, collega di
lavoro dell’infortunato, che si era limitato a rappresentare di una diversa, possibile
modalità di effettuazione dell’operazione: ciò che anzi, per il giudice, confortava della
carenza di una preventiva attività prevenzionale, formativa e informativa, perché tale
diversa modalità, quand’anche in ipotesi più sicura, era rimessa all’iniziativa del singolo.

Secondo il giudicante di secondo grado la pena era ritenuta adeguata, non risultando
motivata la richiesta di un giudizio di prevalenza delle attenuanti.

2

La Corte di merito, ripercorrendo

Con il ricorso si censura il giudizio di responsabilità

sottoponendo a

jpg2W1 le

considerazioni sviluppate nella decisione di condanna e evocandosi, a supporto della
pretesa esenzione da responsabilità la valorizzazione della testimonianza del collega di

(

lavoro dell’infortunato, come sopra disattesa dalla Corte territoriale.

Si contesta il trattamento sanzionatorio,

sostenendosi che “sussistevano tutti gli

elementi” perché il giudice di appello dovesse concedere le attenuanti con giudizio di

Considerato in diritto

Il ricorso è manifestamente infondato.

La censura sulla responsabilità è tipicamente di merito a fronte di una duplice conforme
statuizione di responsabilità, laddove risultano adeguatamente ricostruiti il fatto, gli
addebiti di colpa, il nesso causale, in termini qui non rinnovabili.

Il ricorrente propone una ricostruzione del fatto non risultante dal testo della sentenza e
come tale preclusa alla cognizione del giudice di legittimità, risolvendosi in una censura
sulla valutazione delle emergenze fattuali della vicenda come ricostruite dal giudice di
merito, pur in presenza di una motivazione logicamente argomentata

La censura si limita a richiamare- senza neppure soffermarsi sulla relativa decisività- il
contenuto di una deposizione testimoniale, su cui i giudici si sono ampiamente soffermati,
sottolineando che, se anche l’operazione si fosse potuta compiere in modo diverso,
l’individuazione d’una modalità alternativa era rimessa, di fatto, alla fantasia ed
all’iniziativa della persona chiamata ad eseguire l’operazione di rabbocco.

E’ doglianza senz’altro generica, ma comunque inammissibile perché mira a proporre una
rinnovazione dell’apprezzamento del compendio probatorio concordemente sviluppato nei
due gradi di giudizio. Tra l’altro, senza rappresentare di circostanze non valutate e
considerate in quella sede.

La censura non tiene conto che la responsabilità del committente, in ossequio alla
disciplina di settore- (prima, l’articolo 7 del decreto legislativo n. 626 del 1994; ora,
trasfuso sostanzialmente nell’articolo 26 del decreto legislativo n. 81 del 2008)- non
esclude quella del datore di lavoro in caso di infortunio.

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prevalenza.

Nella stessa prospettiva è stato altresì ritenuto che in caso di distacco di un lavoratore da
un’impresa ad un’altra, per effetto della modifica normativa introdotta dall’art. 3, comma
sesto, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, sono a carico del distaccatario tutti gli obblighi di
prevenzione e protezione, fatta eccezione per l’obbligo di informare e formare il
lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le
quali questo viene distaccato, che restano a carico del datore di lavoro distaccante. ( v.
da ultimo, Sezione IV, 19 aprile 2013, Farinotti ed altro, rv. 256397).

colleghi casualmente anche alla sua colposa omissione e ciò avviene, ad esempio,
quando abbia consentito l’inizio dei lavori in presenza di situazioni di fatto pericolose,
come nel caso in esame, in cui non erano presenti nel luogo di lavoro attrezzature idonee
per l’esecuzione dei lavori l’omessa adozione delle misure di prevenzione prescritte sia
immediatamente percepibile.

In tal senso, i giudici di merito hanno evidenziato che l’imputato era venuto meno
all’obbligo di valutazione del rischio specifico connesso alli opera di manutenzione
ordinaria da eseguirsi presso la ditta Roveco srl, aggiuntiva rispetto ad altri lavori che
erano stati oggetto di uno specifico contratto di appalto ed erano già stati conclusi,
consistente nel rabbocco dell’olio di un motoriduttore presso la citata ditta.
Il Cerello aveva violato i propri doveri di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori,
inviando gli operai presso la Roveco s.r.1„senza fornire loro dettagliate informazioni sui
rischi specifici e senza collaborare nell’attuazione delle misure di prevenzione e
protezione del lavoratore dal rischio di incidenti connessi alla esecuzione della nuova e
diversa prestazione.

Nè potrebbe

valere nel caso concreto in esame il richiamo, al principio del c.d.

“affidamento” in tema di infortuni sul lavoro, in virtù del quale ciascun consociato può
confidare che ciascuno si comporti secondo le regole precauzionali normalmente
riferibili al modello di agente proprio dell’attività che di volta in volta viene in
questione – posto che, come più volte affermato
Detto principio non opera allorchè il mancato rispetto da parte di terzi delle norme
precauzionali di prudenza abbia la sua prima causa nell’inosservanza di tali norme
da parte di colui che invoca il suddetto principio, come nel caso in esame.
Tale principio non potrebbe, infatti, essere utilmente richiamato dall’imputato ne’ con
riferimento all’operato dei suoi dipendenti, da lui non istruiti sulle corrette modalità di
esecuzione dell’operazione di manutenzione ordinaria, nel corso della quale si è verificato
l’incidente, ne’ con riferimento alla condotta del coimputato Loviso, legale
rappresentante della ROVECO( non ricorrente), attesa proprio la pregressa violazione
4

Il datore di lavoro, infatti, in termini generali, è corresponsabile qualora l’evento si

rimproverata al Cerello.

Incensurabile è anche il trattamento sanzionatorio, a fronte del resto di doglianza
asseriva e generica: anche in questa sede non sono spiegati i motivi per cui il giudice
avrebbe dovuto mutare il giudizio di comparazione.

Va ricordato che il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti
(articolo 69 c.p.) è rimesso al potere discrezionale del giudice di merito, il cui esercizio

sufficiente il pensiero del giudicante circa l’adeguamento della pena concreta alla gravità
effettiva del reato ed alla personalità del reo. Ciò vale anche per il giudice di appello il
quale – pur non dovendo trascurare le argomentazioni difensive dell’appellante- non è
tenuto ad una analitica valutazione di tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti
dalle parti ma, in una visione globale di ogni particolarità del caso, è sufficiente che dia
indicazione di quelli ritenuti rilevanti e di valore decisivo, rimanendo implicitamente
disattesi e superati tutti gli altri, pur in carenza di stretta confutazione (Sezione IV, 27
giugno 2013, Elia).

Qui, in vero assorbentemente, è mancata finanche in appello una adeguata
rappresentazioni delle ragioni per cui doveva accedersi alla invocata determinazione
favorevole e la decisione della corte sul punto è ineccepibile.

All’inammissibilità del ricorso, riconducibile a colpa del ricorrente, consegue la condanna
del medesimo al pagamento delle spese processuali ed a quello della somma che
congruamente si determina in euro 1000,00 in favore della cassa delle ammende.

PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in data 19 febbraio 2015

deve essere certamente motivato, ma nei soli limiti atti a far emergere in misura

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