Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15681 del 09/12/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15681 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: IZZO FAUSTO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :

MUSSOLINO Cesare, n. a Napoli il 17\11\1939

avverso la sentenza della Corte di Appello di Ancona del
11\7\2013 (nr. 205\2005);

udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Fausto Izzo ;
udite le richieste del P.G. dott. Sante Spinaci, che ha chiesto
dichiararsi inammissibile il ricorso;

Data Udienza: 09/12/2014

RITENUTO in FATTO

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato,
lamentando la erronea applicazione della legge ed in vizio di motivazione in ordine alla
valutazione di attendibilità della chiamata in correità del Ciotti. La sentenza aveva effettuato
più una valutazione di complessiva attendibilità, piuttosto che della specifica dichiarazioni
riferita al Mussolino. Inoltre il riscontro estrinseco non poteva essere costituito dalla agenda
sequestrata al Ciotti, in quanto contenente annotazione fatte dallo stesso chiamante. Infine, lo
stesso Ciotti, sebbene in relazione ad altre dichiarazioni, aveva riferito di avere detto
“fesserie”, ciò a conferma della sua inattendibilità.

CONSIDERATO in DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile.
2. La corte di merito di merito è giunta alla conferma della condanna sulla base delle seguenti
valutazioni :
– Ciotti Pietro, arrestato in flagranza per il delitto di illecita detenzione di cocaina, aveva
chiamato in correità il Mussolino, indicandolo come suo fornitore (il Mussolíno era “cavallo” di
Massi, altro spacciatore chiamato in correità);
– le dichiarazioni erano intrinsecamente attendibili, perché provenienti da un soggetto che non
aveva alcun interesse a calunniare l’imputato, considerato che, peraltro, narrava di fatti
risalenti a due anni addietro rispetto alla data del suo arresto;
– che dichiarazioni di accusa erano connotate da intrinseca coerenza, considerato che erano
state più volte ribadite e non palesavano incongruenze;
– quanto ai riscontri estrinseci, essi andavano rinvenuti nel contenuto dell’agenda sequestrata
al Ciotti al momento dell’arresto e nella quali erano annotati in modo chiaro i rapporti con il
Mussolino ed altri soggetti;
– altre deposizioni raccolte (testi Catasta e Vagnoni) non smentivano o rendevano incoerenti le
dichiarazioni del Ciotti, considerato che quest’ultimo aveva riferito non solo di avere acquistato
droga dall’imputato, ma talvolta di avergliela anche data, quando il Mussolino aveva difficoltà a
soddisfare immediate esigenze locali.

3. Ciò detto la valutazione fatta dal giudice di merito in ordine alla attendibilità della chiamata
in correità fatta dal Ciotti, appare corretta, tenuto conto del fatto che è stata considerata la
credibilità soggettiva del Ciotti, agente finanziario, il quale oltre ad accusare terze persone, ha
reso anche confessione dell’illecita attività svolta. Inoltre la corte di merito ha valutato la
coerenza delle dichiarazioni e la loro conformità nonostante le plurime escussioni a cui è stato
sottoposto.
Quanto, infine, al riscontro estrinseco costituito dalle annotazioni contenute nell’agenda del
Ciotti, è irrilevante che tale riscontro provenga dalla stessa persona che ha fatto le
dichiarazioni accusatorie, in quanto il documento è stato formato prima dell’inizio del
procedimento e rinvenuto dalla polizia giudiziaria in sede di perquisizione. Pertanto ben può
essere ritenuto riscontro estrinseco delle dichiarazioni del Ciotti, ai sensi del terzo comma
dell’art. 192 c.p.p.
Le censure mosse dalla difesa alla sentenza, esprimono solo un dissenso rispetto alla
ricostruzione del fatto (operata in modo conforme dal giudice di primo e secondo grado) ed
invitano ad una rilettura nel merito della vicenda, non consentita nel giudizio di legittimità, a
fronte di una motivazione della sentenza impugnata che regge al sindacato di legittimità, non
apprezzandosi nelle argomentazioni proposte quei profili di macroscopica illogicità, che soli,
potrebbero qui avere rilievo.
Alla inammissibilità del ricorso, segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali, nonchè (trattandosi di causa di inammissibilità riconducibile alla volontà, e
quindi a colpa, del ricorrente: cfr. Corte Costituzionale, sent. N. 186 del 7-13 giugno 2000) al

2.

1. Con sentenza del 11\7\2013 la Corte di Appello di Ancona, in sede di giudizio abbreviato,
confermava la condanna di Mussolino Cesare per il delitto di cui all’art. 73 T.U. 309 del 1990
per plurime cessioni di cocaina a Ciotti Pietro, in una circostanza per la quantità di gr. 250
(fatti acc. in San Benedetto del Tronto ed altre zone dal 1999 al luglio 2000). Veniva anche
confermata la pena irrogata di anni tre e mesi otto di reclusione ed € 12.000= di multa, con le
attenuanti generiche, la continuazione e la diminuente del rito abbreviato.

versamento a favore della cassa delle ammende di una somma che si ritiene equo e congruo
determinare in euro 1.000,00=.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 1.000 1 00= in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma il 9 dicembre 2014

Il Co sigliere estensore

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