Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15679 del 02/12/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15679 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: FOTI GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ZIET YOUSSEF N. IL 16/04/1979
avverso la sentenza n. 9636/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
05/04/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 02/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIACOMO FOTI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
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Data Udienza: 02/12/2014

Ritenuto in fatto.

-2- Deduce il ricorrente la violazione degli artt. 34 e 36 del codice di procedura penale (in
riferimento alla posizione di incompatibilità, con conseguente obbligo di astensione, nella
quale il giudice di primo grado si sarebbe trovato per avere definito il giudizio a carico dello
Ziet, svoltosi nelle forme del rito abbreviato, dopo avere celebrato, con il rito ordinario,
quello a carico del coimputato, Argane Mohamed) nonché 525 dello stesso codice per
violazione del principio dell’immediatezza della decisione (resa, nel caso di specie, non in
esito al giudizio camerale, bensì dopo la trattazione di quello ordinario a carico
dell’Argane).

Considerato in diritto.
-1- Le censure in rito proposte dal ricorrente sono infondate.
1.A) Come ha già correttamente osservato la corte territoriale, non è configurabile alcuna
nullità della sentenza per la denunciata esistenza di cause d’incompatibilità ex art. 34 cod.
proc. pen., riproposta a questa Corte in termini sostanzialmente analoghi a quelli svolti
nell’atto di appello, pur se con un riferimento ad una incompatibilità “successiva”, che
tuttavia non pone la questione in termini diversi rispetto a quanto osservato dai giudici del
gravame. E’ stato, invero costantemente affermato da questa Corte che l’esistenza di cause
d’incompatibilità “non incidendo sulla capacità del giudice, non determina la nullità del
provvedimento adottato, ma costituisce esclusivamente motivo di ricusazione, che deve
essere fatto valere tempestivamente con la procedura di cui all’art. 37 cod. proc. pen.” (da
ultimo, Cass. n. 25013/13). Ricusazione che non risulta essere stata proposta dall’imputato
che, peraltro, ha assistito a quello che ha giudicato “errato modus procedendi” del giudice
senza sul momento interloquire in alcun modo, laddove egli avrebbe ben potuto chiedere al
giudicante di decidere il giudizio abbreviato immediatamente e prima della trattazione del
giudizio ordinario a carico dell’imputato.
Poco chiaro è, poi, il riferimento ad un presunto impedimento della difesa “di esercitare le
proprie facoltà di chiedere formalmente la ricusazione del giudice”, laddove si consideri che
la medesima difesa, non solo avrebbe potuto, come già osservato, intervenire
immediatamente dopo la trattazione del rito abbreviato e chiedere al giudice di rendere
immediatamente la decisione, senza avviare il procedimento a carico dell’Argane, ma
avrebbe potuto, anche in esito a detto procedimento, intervenire e chiedere al giudicante di
astenersi e persino proporre dichiarazione di astensione in relazione ad una incompatibilità
maturatasi, secondo il ricorrente, successivamente alla trattazione camerale della posizione
dello Ziet.
Nel ricorso, d’altra parte, si duole l’imputato del fatto che il giudice ha reso l’impugnata
decisione con l’apporto delle acquisizioni dibattimentali del processo ordinario a carico del
coimputato, argomentando tuttavia in termini del tutto generici, atteso che non indica quali
siano le acquisizioni probatorie in questione e quale rilievo abbiano avuto nella decisione
stessa.
1-B) Quanto al tema della immediatezza della deliberazione, la corte territoriale ha ancora
correttamente sostenuto, richiamando la giurisprudenza di questa Corte, che non è causa di
nullità della sentenza il mancato ritiro dei giudici in camera di consiglio per la decisione del

-1- Ziet Youssef propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello
di Napoli, del 5 aprile 2013, che ha confermato la sentenza del tribunale della stessa città,
del 27 aprile 2012, che lo ha ritenuto colpevole dei delitti di cui agli artt. 73 co. 5 del d.p.r.
n. 309/90 (per avere detenuto a fine di cessione a terzi, in concorso con altro imputato,
separatamente giudicato, sostanza stupefacente del tipo hashish) e 61 n. 2 e 337 cod. pen.

-2- Tanto osservato, rileva la Corte, con riferimento al trattamento sanzionatorio, che lo
stesso debba essere riconsiderato alla luce dei recenti interventi della Corte Costituzionale e
dello stesso legislatore che hanno decisamente modificato l’assetto normativo in materia di
stupefacenti.
In particolare, per quanto qui interessa, occorre evidenziare che la Corte Costituzionale,
con sentenza n. 32 del 12.2.2014, ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, per contrasto
con l’art. 77, secondo comma, della Costituzione, gli ara. 4 bis e 4 vicies ter del d.l. 30.12.05
n. 272 (convertito dall’art. 1 co. 1 della legge 21.2.06 n. 49), che unificavano il trattamento
sanzionatorio, in precedenza differenziato, previsto dal d.p.r. n. 309/90 per i reati aventi ad
oggetto le c.d. “droghe leggere” e per quelli concernenti le c.d. “droghe pesanti”.
In conseguenza di tale pronuncia, ritrova oggi applicazione l’art. 73 del richiamato d.p.r., e
relative tabelle, nella formulazione precedente le modifiche apportate con le norme ritenute
incostituzionali, con il conseguente ripristino del differente trattamento sanzionatorio in
precedenza previsto per i reati concernenti le diverse tipologie di droghe (da due a sei anni di
reclusione, oltre la multa, per le “droghe leggere”, da otto a venti anni di reclusione, oltre la
multa, per le “droghe pesanti”).
Rileva, ancora, nel caso di specie il novum normativo introdotto con il d.l. 23.12.13 n. 146,
convertito con la legge 21.2.14 n. 10, con riguardo alla fattispecie prevista dall’art. 73 co. 5
del d.p.r. n. 309/90, nel senso che, se da un lato ne sono stati confermati gli elementi
caratterizzanti la individuazione dei fatti di minor gravità, dall’altro, ne è stata ridefinita la
natura giuridica poiché essa non costituisce più circostanza attenuante, bensì autonomo
titolo di reato (come è già possibile rilevare fin dall’apertura del testo normativo che, con la
formula “salvo che non costituisca più grave reato”, chiarisce che si è in presenza di
un’autonoma fattispecie incriminatrice). La stessa novella ha anche rivisto in melius il
trattamento sanzionatorio, che, per l’ipotesi di cui al 5 0 comma, prevede una pena edittale
massima più contenuta (cinque anni di reclusione).
Ancor più di recente, la materia ha subito un’ulteriore modifica, ancora favorevole
all’imputato, posto che, in sede di conversione del d.l. 20.3.14 n. 36 (con la legge 16.5.14 n.
79), è stata prevista, per la fattispecie in esame, la pena della detenzione da sei mesi a
quattro anni e della multa da 1032,00 a 10.329,00 euro, con eventuale sostituzione della
stessa con la sanzione del lavoro di pubblica utilità.
Il nuovo assetto normativo, decisamente mutato, sotto il profilo sanzionatorio,
successivamente alla sentenza impugnata, in termini più favorevoli all’imputato rispetto alla
normativa precedente, deve essere applicato alla fattispecie in esame, ex art. 2 del codice
penale.
-3- In conseguenza, essendo stata applicata una pena non rapportata ai nuovi parametri
edittali, la sentenza impugnata deve essere annullata, limitatamente al trattamento
sanzionatorio, con rinvio, sul punto, ad altra sezione della Corte d’Appello di Napoli che,
alla luce delle richiamate modifiche normative, riconsidererà tale trattamento. Per il resto, il
ricorso deve essere rigettato.
P.Q.M.

3

processo, atteso che la violazione del principio dell’immediatezza della deliberazione, di cui
al primo comma dell’art. 525 cod. proc. pen., non è sanzionata da nullità e, pertanto, la sua
inosservanza è improduttiva di effetti ai sensi dell’art. 178 e segg. cod. proc. pen;
diversamente da quanto è previsto dal secondo comma dello stesso art. 525 con riguardo al
principio della immutabilità del giudice.
Anche a tale proposito, d’altra parte, deve ancora rilevarsi che l’imputato nulla ha eccepito
davanti al “modus procedendi” del giudicante.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvia per
nuovo esame sul punto alla Corte d’Appello di Napoli. Rigetta il ricorso nel resto.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2014.

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