Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15678 del 11/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15678 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: ESPOSITO LUCIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ANTINARELLA OMAR N. IL 29/06/1978
BALZAN CLAUDIO N. IL 06/11/1977
BASCHIROTTO GAETANO N. IL 09/02/1966
DJORDJEVIC ACA N. IL 06/12/1971
MURARI AGOSTINO N. IL 30/05/1963
RUSU ALIN GEORGIAN N. IL 30/04/1980
avverso la sentenza n. 2452/2011 CORTE APPELLO di VENEZIA, del
31/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/1 1/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Cx,A,S e_ StS (waszi
che ha concluso per » wyntufteitkuwfb cott i24,£ilQ Q.C/14AL 22.CQVue.LetTe_
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Data Udienza: 11/11/2014

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Il compendio probatorio era costituito dalle intercettazioni audio-video effettuate all'interno della toilette del locale summenzionato, dagli esiti dei sequestri operati dalla Polizia Giudiziaria e dalle dichiarazioni auto-etero indizianti rilasciate in sede di interrogatorio dagli imputati. I video, in particolare, ritraevano gli indagati inizialmente nell'atto di preparare gli stupefacenti in forma di "righe", che venivano lasciate sulla mensola del davanzale interno della finestra del bagno del locale. Immediatamente dopo i clienti vi entravano e consumavano lo stupefacente, dirigendosi esattamente nel punto ove lo stesso era stato preparato, spesso già muniti di una cannuccia o di una banconota arrotolata. 3. Avverso la sentenza propongono ricorso per cassazione, con separati atti, i menzionati imputati. 3.1 Antinarella deduce: 1) Violazione ed erronea applicazione della legge penale in relazione al mancato riconoscimento di sussistenza di una causa di non punibilità ex art. 129 c.p.p. Evidenzia che erroneamente era stata escluso che la condotta attribuitagli configurasse l'ipotesi del c.d. "consumo di gruppo" di stupefacente, poiché dall'intero compendio probatorio emergeva una volontà comune in ordine all'acquisto della sostanza; 2) erronea applicazione di legge in ordine alla qualificazione giuridica del fatto, in relazione al mancato riconoscimento dell'ipotesi di cui al comma 5 dell'art. 73 d.p.r. 309/90 e delle circostanze attenuanti generiche; 3) mancanza di motivazione in ordine ai capi d'imputazione sub B 20 e B 16; osserva che, nonostante l'impugnazione riguardo ai suddetti capi d'imputazione (il primo ritenuto mera riproduzione del capo B 14, il secondo che si assume insussistente per essere stata fornita la cocaina da terza persona, limitandosi l'imputato a preparare le dosi), la sentenza era al riguardo carente nella motivazione. 3.2.Balzan deduce : 1) violazione ed erronea applicazione dell'art. 192 c.p.p. in punto di prova dello spaccio di sostanza stupefacente; mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione sul medesimo punto. Rileva che la Corte era pervenuta al giudizio di responsabilità dell'imputato senza prendere in esame i motivi d'appello. Osserva che, in particolare, non era stata presa in considerazione l'alternativa ricostruzione dei fatti prospettata con riferimento al capo C 5 e che, con riferimento alle altre imputazioni, le riprese filmate all'interno del bagno 2 concernente cocaina (riconosciuta per Balzac, Diordjevic e Murari l'ipotesi di cui al comma V non sembrano sufficienti a integrare la prova dello spaccio; 2) violazione degli artt. 81 c.p., 73 DPR 309/1990 e 133 c.p. e difetto di motivazione riguardo all'applicazione dei criteri di cui a tale ultima norma. Rileva che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte, alcuni episodi contestati (specificamente quelli di cui ai capi C 1 e C 2), risultando commessi a distanza di meno di un'ora per identità delle circostanze di tempo e di luogo sono tali da configurare un'unica fattispecie di reato. Quanto all'applicazione dei criteri di cui all'art. 133 c.p., rileva che la Corte ha fatto riferimento esclusivamente alla "capacità a delinquere" dell'imputato, senza limitato numero di episodi di cessione di modesti quantitativi di sostanze stupefacenti avvenuti in un ridotto arco temporale nell'ambito di una ristretta cerchia di relazioni, in grado di esprimere una limitata diffusività; 3) violazione dell'art. 73 comma 5 bis D.P.R. 309/1990 in punto di mancata applicazione della misura sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, richiesta e negata dalla Corte d'Appello in ragione di un precedente penale specifico del 2004. 3.3.Baschirotto deduce : 1) mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine all'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 73 DPR 309/90, specificamente con riferimento ai reati di cui ai capi F e ai sottocapi F 1 e F 7. Rileva in proposito che non era stata data adeguata risposta alle censure formulate con i motivi d'appello e che, quanto alla motivazione, la stessa era meramente apparente, giacché si era limitata a riportare in maniera acritica il testo delle intercettazioni telefoniche; 2) illogicità e contraddittorietà della motivazione anche per il travisamento della prova, in contrasto con gli atti processuali in ordine al reato di cui all'art. 73 DPR 309/90. Osserva che la Corte d'Appello si era limitata a citare genericamente quali fonti di prova le intercettazioni ambientali e telefoniche trascritte e le dichiarazioni rese dal Sasso, senza distinguere le prove esistenti con riferimento a ciascuna imputazione. Rileva che, in ogni caso, nessuna credibilità poteva essere riconosciuta alle affermazioni rese dal predetto Sasso in ragione della sua inattendibilità; 3) eccessività della pena irrogata; osserva che la condanna inflitta all'imputato risulta gravosa e iniqua e che, in particolare, è stata negata la sussistenza dell'ipotesi di cui all'art. 73 V comma con motivazione inadeguata. 3.4. Djordjevic, a sua, volta deduce, con unico motivo, erronea applicazione dell'art. 73 c. 5 del DPR 309/90, inosservanza dell'art. 75 del medesimo DPR e mancanza di motivazione. Osserva che la Corte territoriale aveva trascurato di considerare la specifica doglianza riguardo alla mancanza di prova circa la natura della sostanza e, specificamente, circa la sua efficacia drogante in relazione al quantitativo di principio attivo nella stessa contenuto. Rileva che neppure aveva considerato che si trattava di cessioni a titolo gratuito e ciò era sintomatico di un consumo di gruppo. 3.5. Murari Agostino a sua volta deduce: 1) violazione di legge con riferimento all'art. 601 comma terzo c.p.p. in combinato disposto con l'art. 157 comma 8 c.p.p. Rileva che il decreto di citazione è stato notificato nel mancato rispetto del termine a comparire di legge e ciò ne determina nullità assoluta. 2) vizio di motivazione e travisamento delle prove; rileva che i fatti, 3 prendere in considerazione la "gravità del reato". Osserva che allo stesso vengono attribuiti un in relazione a più episodi, secondo quanto risultava dalle riprese, si erano svolti in maniera diversa da come indicato in sentenza; 3) errata applicazione dell'art. 73 comma V DPR 309/1990 e insussistenza di prova circa la commissione del reato. Evidenzia, sotto tale ultimo profilo, che la sostanza non è stata sequestrata, talché non è stata accertata la sua natura né l'idoneità della stessa a determinare l'effetto stupefacente; 4) violazione degli artt. 163 e 164 e difetto di motivazione. Osserva che la Corte d'Appello ha negato la concessione della sospensione condizionale della pena senza ulteriore precisazione in merito. c.p.p. per assoluta mancanza di motivazione. 2) manifesta illogicità della motivazione con riferimento alla omessa motivazione in punto di mancanza di riscontri con riferimento alla chiamata in correità del Sasso; 3) erronea qualificazione del fatto con riferimento al diniego di riconoscimento dell'ipotesi lieve di cui al comma 5 dell'art. 73 DPR 309/90. Considerato in diritto 1. Nell'esaminare distintamente le impugnazioni singolarmente proposte, viene in considerazione, in primo luogo, il ricorso avanzato da Antinarella Omar. 1.2. Con esso, nel primo motivo, si pone la questione concernente l'invocata ipotesi di uso di gruppo della sostanza stupefacente. La doglianza è infondata. Ed invero, secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U., Sentenza n. 25401 del 31/01/2013, Rv. 255258) "anche all'esito delle modifiche apportate dalla legge 21 febbraio 2006, n. 49 all'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, il c.d. consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, sia nell'ipotesi di acquisto congiunto, che in quella di mandato all'acquisto collettivo ad uno dei consumatori, non è penalmente rilevante, ma integra l'illecito amministrativo sanzionato dall'art. 75 stesso D.P.R., a condizione che: a) l'acquirente sia uno degli assuntori; b) l'acquisto avvenga sin dall'inizio per conto degli altri componenti del gruppo; c) sia certa sin dall'inizio l'identità dei mandanti e la loro manifesta volontà di procurarsi la sostanza per mezzo di uno dei compartecipi, contribuendo anche finanziariamente all'acquisto". Gli indicati presupposti sono stati esclusi dai giudici del merito, i quali hanno rilevato che gli episodi attribuiti all'imputato si inseriscono in un contesto probatorio che non consente di ritenere configurabili in fatto ipotesi di consumo di gruppo, risultando dimostrato, alla luce delle intercettazioni ambientali e delle dichiarazioni rese dai coimputati, che nel bagno del locale avvenivano vere e proprie cessioni, sia a pagamento, sia a titolo gratuito, sia per ricambiare pregresse cessioni delle quali il cedente aveva in precedenza beneficiato. L'indicata valutazione degli elementi probatori è connotata da ragionamento immune da vizi logici, né sono stati allegati con il ricorso argomenti fondati su specifici elementi di prova che consentano di ritenere integrata l'ipotesi invocata. 2.2. Anche il secondo motivo, concernente la prospettata ipotesi di cui al comma V dell'art. 73 D.P.R. 309/1990, è infondato. Ed invero, con ragionamento logico i giudici del merito hanno 4 3.6. Rusu, a sua volta, deduce: 1) inosservanza di norme processuali in riferimento all'art. 125 escluso la ricorrenza della suddetta ipotesi, in ragione della ripetitività degli episodi criminosi, tali da non consentire di ritenere connotata da occasionalità la condotta dell'imputato, nonché in ragione dell'entità della sostanza detenuta e delle modalità di detenzione della medesima, confezionata in dosi. 2.3.Quanto al terzo motivo di ricorso, si evidenzia l'estrema genericità dello stesso in relazione ai rilievi inerenti all'episodio contestato sub B 20, e, per quanto concerne l'episodio contestato al capo B 16, si osserva che la stessa formulazione della censura, con la quale si rileva che fu l'ammissione riguardo alla condotta di illecita detenzione e cessione attribuitagli. 3.1.Passando all'esame della posizione di Balzan Claudio, si evidenzia che, con il primo motivo, il ricorrente si limita a riproporre le stesse doglianze già oggetto dei motivi d'appello, senza formulare una critica specifica al ragionamento della Corte territoriale. Il motivo, peraltro, per come prospettato, attiene a una ricostruzione alternativa dei fatti di causa non consentita in sede di legittimità, a fronte di congrua motivazione da parte dei giudici del merito in ordine alle ragioni che, sulla scorta di logica valutazione degli elementi acquisiti, e specificamente del contenuto delle conversazioni intercettate, valgono a fondare il giudizio di responsabilità. Va ricordato, inoltre, che, come affermato da questa Suprema Corte, anche a Sezioni Unite, esula dai poteri della Corte di Cassazione quello della rilettura dei dati di fatto posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al Giudice del merito, nonché l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti. 3.2. Quanto al secondo motivo, si osserva che la Corte territoriale ha fornito una motivazione logica sul punto contestato, rilevando l'inidoneità della plurima cessione a soggetti diversi, anche in tempi ravvicinati, a configurare un'ipotesi di condotta unitaria e ad escludere l'aumento per continuazione. Allo stesso modo deve reputarsi congrua la motivazione in punto di trattamento sanzionatorio, che tiene conto, in conformità dei parametri di cui all'art. 133 c.p., del grave precedente specifico dell'imputato, oltre che della sua personalità desumibile dall'insieme dei precedenti penali. 3.3. Allo stesso modo è infondato il terzo motivo di ricorso, poiché i giudici del merito hanno motivato adeguatamente in ordine alle ragioni che li hanno indotti a negare l'applicazione della misura sostitutiva alla detenzione ai sensi dell'art. 73 c. 5 bis DPR 309/90, ragioni che non si fondano esclusivamente sulla sussistenza di un precedente penale, ma anche sulla circostanza che il ricorrente si è reso responsabile di reato della stessa indole dopo aver fruito di una congrua riduzione di pena per la concessione dell'indulto, talché, con ragionamento coerente, è stato ritenuto che la sua condotta pregressa non potesse offrire garanzie per una corretta esecuzione della misura alternativa all'esecuzione della pena. 4.1. Viene all'esame, quindi, l'impugnazione proposta dal Baschirotto. Con riferimento alla medesima si evidenzia che i motivi sub 1) e 2), proposti in due distinti atti, da trattare congiuntamente in ragione dell'intima connessione, si appuntano sull'asserita mancata risposta ai motivi d'appello, specificamente con riferimento ai capi d'imputazione sub F. Si rileva in 5 l'imputato a confezionare le dosi dalla sostanza conferitagli da terzi, contiene in sé proposito che, in realtà, le doglianze contenute nell'atto d'appello riguardano essenzialmente l'asserita mancanza di riscontri alle dichiarazioni accusatorie del Sasso, riscontri che erano stati già ampiamente illustrati nella sentenza di primo grado, ove erano state riportate e commentate le registrazioni audiovisive confermative del narrato del teste. 4.2.Quanto al motivo sub 3), si evidenzia che la motivazione in punto di trattamento sanzionatorio è congrua ove si consideri che, con giudizio sorretto da argomentazione logica, in quanto tale non censurabile in sede di legittimità, è stato ritenuto ostativo al riconoscimento preminente rivestito dal ricorrente nelle attività criminose che si svolgevano nel suo locale. 5.1. Allo stesso modo è infondata l'impugnazione proposta dal Djordjevic. L'unica censura si appunta, sotto molteplici profili, sul giudizio di responsabilità dell'imputato. Al riguardo si osserva che non assume rilevanza il rilievo attinente alla mancanza di prova dell'efficacia drogante della sostanza, fondato sul mancato esame della medesima, mai sequestrata. Ed invero It giudici del merito, di primo e secondo grado, con motivazione sorretta da ragionamento logico, utilizzando il criterio ripetutamente enunciato da questa corte di legittimità, hanno evidenziato che ai fini dell'accertamento della natura della sostanza stupefacente non è necessario l'espletamento di una perizia, potendo la circostanza risultare da dichiarazioni testimoniali, da accertamenti della polizia e, comunque, da una serie di indizi nella specie concretamente enunciati. Inutilmente, poi, il ricorrente pone l'accento sulla gratuità delle cessioni, essendosi chiarito nelle motivazioni delle sentenze di primo e di secondo grado che anche quella gratuita rientra nell'ampio concetto di cessione penalmente sanzionata ex art. 73 DPR 309/90. In ordine alle ragioni atte a giustificare l'esclusione della configurabilità nell'ipotesi in esame del consumo di gruppo, poi, è sufficiente richiamare quanto già illustrato con riferimento al motivo indicato sub 1. 5.1. Con riferimento al ricorso proposto dal Munari, viene in considerazione, in primo luogo, la censura concernente la dedotta nullità derivante dall'erronea notificazione del decreto di citazione a giudizio in mancanza del rispetto del termine a comparire di legge. La censura, fondata sulla presunta nullità assoluta derivante dalla indicata omissione, è infondata alla luce del principio in forza del quale "in tema di giudizio di appello, l'inosservanza del termine di comparizione dell'imputato di cui all'art. 601, comma terzo, cod. proc. pen. costituisce una nullità relativa, che è sanata se non eccepita nei termini di cui all'art. 181, comma terzo, cod. proc. pen., e, precisamente, subito dopo l'accertamento della costituzione delle parti" (Sez. 3, Sentenza n. 27414 del 04/03/2014 Rv. 259302). 5.2. Quanto al secondo motivo, lo stesso risulta privo di ogni specificità, in violazione del combinato disposto ex artt. 581-591 C.P.P., poiché non si formulano rilievi specifici riguardo alle presunte carenze motivazionali della sentenza impugnata. Il terzo motivo, poi, evidenzia censure concernenti valutazioni in fatto, atte a prospettare una rilettura del compendio probatorio alternativa a quella fatta valere dai giudici di merito con motivazione adeguatamente argomentata in punto ricostruzione del fatto, fondata sugli elementi istruttori 6 delle attenuanti generiche e dell'ipotesi di cui al V comma dell'art. 73 DPR 309/90 il ruolo acquisiti. Si evidenzia in proposito che, come affermato dalla Suprema Corte anche a Sezioni Unite (v. Cass. S.U. 24-11-1999-Spina-; 31-5-2000- Jakani-; 24-9-2003 - Petrella-), esula dai poteri della Corte di Cassazione quello della rilettura dei dati di fatto posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al Giudice del merito, nonché l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti. 5.3. In ordine alla doglianza concernente la natura della sostanza sequestrata, valgono le considerazioni svolte con riferimento all'impugnazione proposta dal Djordjevic. fonda il diniego di concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena in ragione dei precedenti penali dell'imputato, rilevanti ai fini di delinearne la personalità in funzione della prognosi richiesta dall'art. 163 c.p. 6.Si evidenzia, altresì, l'infondatezza del ricorso proposto dal Rusu. 6.1. Al riguardo si osserva che la prima censura, concernente inosservanza dell'art. 125 c.p.p., è infondata ove si considerino gli i rilievi posti con i motivi successivi, i quali investono proprio la motivazione che si assume mancante. 6.2.Quanto all'asserita assenza di riscontri alla chiamata in correità da parte del Sasso, costituente oggetto del secondo motivo di ricorso, si evidenzia l'infondatezza del rilievo, poiché sono stati indicati in sentenza i riscontri alle predette dichiarazioni, costituiti, tra l'altro, dalle video registrazioni comprovanti l'illecita attività svolta nel locale frequentato dagli imputati. 6.3.Quanto, poi, al lamentato mancato riconoscimento dell'ipotesi attenuata di cui all'art. 73 c. V D.P.R. 309/90 e delle attenuanti generiche, si rileva che è congrua la motivazione offerta dai giudici di merito, fondata sulla gravità delle imputazioni e sulla mancanza di elementi valutabili ai fini della concessione delle attenuanti generiche. 7. Pur essendo stata evidenziata l'infondatezza dei ricorsi di tutti gli imputati, si deve, tuttavia, rilevare, in punto di trattamento sanzionatorio, quanto alle posizioni di Balzan Claudio, Djordjevic Aca e Munari Agostino, che, essendo stata riconosciuta nei confronti dei predetti imputati l'ipotesi di cui al comma quinto dell'art. 73 DPR 309/90, la sanzione oggi applicabile si attesta nell'ambito della previsione sanzionatoria mitigata a seguito della modifica intervenuta con la I. 79/2014 (reclusione da sei mesi a quattro anni, e multa da euro 1.032 a euro 10.329). Nella specie la pena inflitta sulla scorta di un più aspro quadro sanzionatorio prende a base del computo una sanzione lontana dal minimo edittale previsto dalla disciplina oggi applicabile al caso, talché s'impone una rivalutazione della misura della stessa da parte del giudice di merito alla luce della nuova previsione sanzionatoria. 8.AI rigetto dei ricorsi proposti da Antinarella Omar, Baschirotto Gaetano e Rusu Alin Georgian, pertanto, con condanna dei predetti al pagamento delle spese processuali, si accompagna l'annullamento della sentenza impugnata nei confronti di Balzan Claudio, Djordjevic Aca e Munari Agostino, limitatamente al trattamento sanzionatorio, da determinare alla luce dei nuovi parametri edittali, ferma restando l'irrevocabilità della sentenza ex art. 624 c.p.p. in punto di affermazione di responsabilità, trattandosi di annullamento parziale. 7 5.4. Si manifesta infondata, infine, l'ultima doglianza, in ragione della congrua motivazione che P.Q.M. La Corte annulla la sentenza impugnata nei confronti di Balzan Claudio, Djordjevic Aca e Munari Agostino limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvia sul punto alla Corte d'Appello di Venezia per nuovo esame. Rigetta nel resto i ricorsi dei predetti. Rigetta inoltre i ricorsi di Antinarella Omar, Baschirotto Gaetano e Rusu Alin Georgian che Così deciso in Roma l'11/11/2014 condanna al pagamento delle spese processuali.

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