Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15674 del 06/05/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15674 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LOMIO REYNALDO N. IL 03/08/1962
avverso la sentenza n. 364/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
25/03/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/05/2014 la relazione fatta dal
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Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. h4
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Data Udienza: 06/05/2014

Ricorrente LOMIO REYNALDO

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 18 novembre 2011,i1 Tribunale di Milano,in composizione
monocratica, in esito a giudizio abbreviato,dichiarò

LOMIO REYNALDO

colpevole del delitto di cui al capo A, ex art. 73 d.P.R. n. 309/1990 (acquisto a

quello sub B, di cui agli artt. 385 e 61 n.2 cod. pen. ( per essersi allontanato dal
luogo ove era stato posto agli arresti donniciliari, al fine di commettere il delitto
di acquisto dello stupefacente sub A); fatti commessi in Milano l’ 8 novembre
2011. Per l’effetto il predetto imputato venne condannato alla pena di UN anno,
mesi DIECI di reclusione ed euro 2.200,00 di multa, riconosciuta, quanto al
delitto di cui al capo A,la speciale attenuante prevista dall’art. 73, comma V°
d.P.R. n. 309/1990 ed unificati i due delitti sotto il vincolo della continuazione.
Con ordinanza 9 marzo 2012, la Corte d’appello di Milano dichiarò inammissibile
per genericità, l’appello proposto dall’imputato avverso la sentenza di primo
grado.
Con sentenza n.1237 del 2 ottobre 2012 ( depositata il 10 gennaio 2013 ) la
Corte di cassazione – Sezione terza penale, in accoglimento del ricorso
personalmente proposto dal prevenuto, annullò senza rinvio l’ordinanza di
inammissibilità ordinando nel contempo la trasmissione degli atti alla Corte
d’appello di Milano per la celebrazione del giudizio d’appello.
Con sentenza n.2038 in data 25 marzo 2013, la suddetta Corte distrettuale,in
parziale riforma della sentenza di primo grado, ha assolto il Romio dal delitto di
cui al capo A (relativo a violazione alla disciplina degli stupefacenti) perché il
fatto non è previsto dalla legge come reato. Ne ha invece confermato la penale
responsabilità in ordine al delitto di evasione sub B,rideterminando la pena in
UN anno di reclusione previa esclusione dell’aggravante prevista dall’art. 61 n. 2
cod. pen. Hanno affermato i Giudici di seconda istanza, in ossequio
all’insegnamento di questa Corte ( n.11676 del 21 marzo 2012 ) che

“qualsiasi

” allontanamento dal luogo di esecuzione della misura cautelare degli arresti
dorniciliari senza autorizzazione, integrava oggettivamente e soggettivamente il
delitto di evasione, a nulla rilevando durata o distanza dello spostamento ovvero
i motivi posti a base dell’azione.
Avverso la sentenza ricorre personalmente per cassazione l’imputato articolando
un unico motivo per vizio della motivazione così riassunto. Sostiene il ricorrente
che i Giudici d’appello avrebbero reso una motivazione meramente apparente
del raggiunto convincimento di colpevolezza quanto al reato di

i

fini di spaccio, di gr.6,20 circa di sostanza stupefacente tipo “shaboo” ) e di

evasione,essendosi limitati a richiamare

per relationem

le argomentazioni

esposte dal Giudice di prime cure senza prendere in esame ( e senza confutare
specificamente ) i motivi d’appello con cui si era contestato che, nella concreta
fattispecie, non avrebbe potuto dirsi integrato il reato di evasione giacchè
l’imputato uscì dalla propria abitazione restando comunque nelle immediate
pertinenze condominiali di essa; donde l’esclusione di un allontanamento
penalmente rilevante.

Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
Ad onta delle

obiezioni del ricorrente, va ribadito che la Corte d’appello

ha fatto corretta applicazione della norma incriminatrice di riferimento, applicata
all’imputato nella concreta fattispecie, dando poi adeguata ed esaustiva contezza
del proprio convincimento nella motivazione della sentenza impugnata. Va
ancora rilevato che la Corte d’appello ha ineccepibilmente seguito l’insegnamento
della giurisprudenza di legittimità ( Sez. 6 n.11769 del 2012 rv. 252192; Sez. 6
n.6394 del 1998 rv.210912 ) secondo cui integra il reato di evasione, per colui
che sia sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari,i1 ” semplice
volontario e consapevole allontanamento dalla sede degli arresti domiciliari ”
ancorchè il soggetto “abbia voluto sottrarsi solo in via temporanea dal domicilio
custodiale e con il proposito di ritornarvi ”

(Sez. 6 n.3848 del 1999 rv.

213887), di guisa che la struttura tipica della condotta sanzionata dalla
previsione incriminatrice ” è realizzata da qualsiasi forma di sottrazione o
elusione rispetto alla misura domestica ed al suo stretto ambito spaziale di
rigorosa interpretazione “. Ciò posto, appaiono assolutamente ineccepibili le
statuizioni della Corte d’appello, tenuto conto dell’acclarato dato fattuale riferito
dagli agenti della Questura di Milano che sorpresero l’imputato uscire
dall’appartamento ( ove abitava ed ove scontava la misura cautelare degli arresti
domiciliari ),scendere nell’atrio ed ivi incontrarsi con il soggetto dal quale
acquistò lo stupefacente.
Alla declaratoria di inammissibilità segue, per legge, la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali nonché ( trattandosi di causa di
inammissibilità riconducibile alla volontà, e quindi a colpa, del ricorrente:cfr.
Corte Costituzionale sent. n. 186 del 7 – 13 giugno 2000 ) al versamento, a
favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo
determinare in euro 1.000,00.

PQM

2

Considerato in diritto

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 a favore della cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma,lì 6 maggio 2014.

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