Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15609 del 03/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15609 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GRASSI STEFANO N. IL 26/09/1969
avverso la sentenza n. 2000/2013 CORTE APPELLO di BRESCIA, del
17/12/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 03/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 03/12/2014

Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, dott. Pasquale FIMIANI, ha chiesto la
declaratoria di inammissibilità del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 17 dicembre 2013 la Corte di Appello di Brescia confermava la pronunzia
di primo grado emessa dal Tribunale di Mantova, in data 6 aprile 2012, con la quale Stefano
GRASSI era stato condannato per il reato di cui agli artt. 482 e 477 cod. pen., per avere
“modificato l’originaria data di rilascio (6 dicembre 2007) del certificato medico per conferma e

dell’Emilia Romagna, Servizio di Igiene Pubblica, Distretto di Scandiano (RE), ovvero per avere
alterato, mediante correzione a penna, la data di rilascio del certificato medico (6.4.2008) al
fine di far apparire adempiute le condizioni richieste per la validità del documento stesso”
2. Avverso la sentenza ricorre l’imputato, con atto sottoscritto dal suo difensore, affidandolo a
due motivi.
2.1. Con il primo motivo sono state dedotte la violazione di legge processuale e la
nullità dell’udienza svoltasi in appello. Si sostiene che è stata rigettata illegittimamente una
richiesta di rinvio presentata dall’imputato, il quale aveva rappresentato di avere necessità di
comparire dinanzi ad altra autorità giudiziaria nello stesso giorno. L’udienza si è quindi tenuta
senza la presenza dell’imputato e del suo difensore di fiducia.
2.2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione di legge penale, non avendo la
Corte territoriale ritenuto che nel caso di specie ricorra una ipotesi di falso innocuo.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato.
1. Dagli atti risulta che, in conseguenza dell’ordine di traduzione del 26 novembre 2013,
l’imputato ha dichiarato, in data 28 novembre 2013, di rinunziare a comparire.
In data 9 dicembre 2013 è stata depositata istanza solo a firma del difensore di fiducia, con la
quale è stato rappresentato l’impedimento dell’imputato a comparire all’udienza del 17
dicembre 2013, perché impegnato in pari data dinanzi ad altra autorità giudiziaria. E’ stato
quindi richiesto il differimento dell’udienza.
Con provvedimento in data 10 dicembre 2013 il Presidente della Prima Sezione Penale della
Corte ha rigettato la suddetta istanza, evidenziando che l’imputato aveva già dichiarato di
rinunziare a comparire.
La decisione del giudice d’appello non merita censure.
Questa Corte ha più volte chiarito che la rinuncia a comparire all’udienza da parte dell’imputato
detenuto produce i suoi effetti fino a quando l’interessato manifesti la sua volontà di essere
nuovamente presente al processo, anche mediante un comportamento concludente (Sez. 2, n.
45726 del 25/09/2003 – dep. 26/11/2003, Garofalo, Rv. 228006); e indubbiamente non può
ritenersi comportamento concludente la semplice dichiarazione sottoscritta dal solo difensore, il
quale rappresenti, come è accaduto nel caso di specie, che l’imputato deve comparire, nello
stesso giorno dell’udienza, dinanzi ad altra autorità giudiziaria.
2

rilascio duplicato della patente di guida a lui intestato, emesso dal Servizio Sanitario Regionale

Anche di recente questa Sezione ha evidenziato che la formale rinuncia dell’imputato a
presenziare al dibattimento può essere revocata soltanto con una manifestazione di volontà
che, sia pure esplicitata attraverso un comportamento concludente, abbia l’obiettivo significato
di neutralizzare il precedente consenso espresso alla celebrazione del processo “in absentia”.
(Fattispecie in cui la Corte ha escluso la nullità del processo celebrato in assenza dell’imputato
che, detenuto per altra causa, dopo aver formalmente rinunciato a comparire alla prima
udienza, non aveva più espresso alcuna volontà di segno contrario, né posto in essere

11/11/2014, Martinelli e altri, Rv. 261526).
E ancora, nel procedimento camerale del giudizio di appello, la volontà di comparire deve
essere manifestata personalmente dall’imputato detenuto e non dal difensore. (In applicazione
del principio, la Corte ha escluso che, in presenza di rinuncia a comparire dell’imputato,
potesse avere rilevanza una manifestazione di volontà di segno contrario espressa dal
difensore – Sez. 5, n. 30788 del 25/02/2014 – dep. 11/07/2014, Mingardi e altro, Rv. 260480).
Peraltro, nell’istanza di rinvio il difensore del GRASSI non ha rappresentato la volontà
dell’imputato di revocare la rinunzia a comparire, già espressa -come si è detto- con
dichiarazione sottoscritta personalmente dallo stesso imputato.
Né il difensore ha dedotto nella predetta istanza il suo impedimento professionale a
presenziare all’udienza, unitamente alla indicazione delle ragioni della impossibilità di farsi
sostituire da altro difensore.
2. Il secondo motivo è manifestamente infondato.
In primo luogo va rilevato che nell’atto di appello il ricorrente aveva sostenuto la sussistenza
del falso grossolano, mentre nel ricorso per cassazione ha dedotto ragioni secondo le quali si
sarebbe in presenza di un falso innocuo.
Tale circostanza è, però, da escludersi perché il falso in esame attiene alla data del
provvedimento.
Questa Corte ha già da tempo chiarito che, in tema di falsità documentali, ricorre il cosiddetto
“falso innocuo” solo nei casi in cui l’infedele attestazione (nel falso ideologico) o l’alterazione
(nel falso

jIgj materiale) siano del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto, non

esplicando effetti sulla funzione documentale dell’atto stesso di attestazione dei dati in esso
indicati, con la conseguenza che l’innocuità non deve essere valutata con riferimento all’uso
che dell’atto falso venga fatto (Sez. 5, n. 35076 del 21/04/2010 – dep. 29/09/2010,
Immordino, Rv. 248395; Sez. 5, n. 3564 del 07/11/2007 – dep. 23/01/2008, De Mori e altro,
Rv. 238875).
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2014
stensore

Il Presidente

comportamenti interpretabili in tal senso – Sez. 5, n. 46481 del 20/06/2014 – dep.

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